La magnifica galoppata

Venerdì sera e ieri mattina oltre cento cavalieri, circondati da un’eccezionale cornice di pubblico, coinvolto emotivamente dall’impareggiabile bellezza del rito equestre dell’Ardia, hanno seguito il...

Venerdì sera e ieri mattina oltre cento cavalieri, circondati da un’eccezionale cornice di pubblico, coinvolto emotivamente dall’impareggiabile bellezza del rito equestre dell’Ardia, hanno seguito il gruppo di testa nella sfrenata corsa verso il santuario dedicato a San Costantino Imperatore. I cavalieri montavano stupendi destrieri bardati a festa ed erano guidati da “Su Caddu ‘e punta”, Bernardo Spanu, (un abile cavaliere che, nel 2002, non poté ricoprire l’incarico perché impegnato nella missione di pace in Afghanistan), protetto dalla prima “Iscorta” (scorta) costituita da Massimiliano Unali e Gianni Piu, dalla seconda, con Stefano Corongiu e Giuseppe Saccu, dalla terza, composta da Tore Piredda e Ivano Loi.

Tutti hanno interpretato in maniera spettacolare e perfetta la tradizionale Ardia in onore di San Costantino. Il Santo Imperatore che “la gente” ha eletto all’onore degli altari e nel bel centro logudorese è venerato con una devozione senza uguali. Un rito iniziato con le “Pigadas a pariglia” (salite a Pariglia) lungo il vialetto d’accesso al Santuario intitolato al Santo e proseguito con i giri rituali attorno alla chiesa.

Tre in senso antiorario, contro il male, e altrettanti in senso orario, a propiziare e rendere omaggio al bene predicato da Cristo e definitivamente liberato da Costantino con l’editto di Milano, che consentì l’emanazione dei provvedimenti per la libertà di culto e il diffondersi della religione cristiana nel mondo. Nel segno della croce che gli è apparsa prima della vittoriosa battaglia contro Massenzio, avvenuta a Roma nei pressi di Ponte Milvio il 27 ottobre del 312 dopo Cristo. Proprio questa sembra essere l’origine della festa, anche se esistono ipotesi differenti che vanno a pescare nell’universo del paganesimo.

In ogni caso l’Ardia è stata una dimostrazione oltre che di fede anche di coraggio, di forza e abilità che, nel succedersi dei cavalli in corsa, fra il crepitio dei fucili a salve e nuvole di polvere, ha suscitato emozioni uniche.

Un impareggiabile rito equestre che è parte integrante della più importante festa della comunità e coinvolge, anche in fase organizzativa, gran parte degli abitanti del paese offrendo a migliaia di persone festanti – che seguono con apprensione – il veloce carosello di cavalli e cavalieri, un singolare spettacolo di destrezza, ardimento e grande abilità che richiama nel bel centro del Meilogu Logudoro un numero crescente di devoti e appassionati.

La festa affonda le origini nel lontano 1923 quando, per iniziativa dei reduci della prima guerra mondiale, fu costituita una società di mutuo soccorso, che, in onore di San Costantino promosse l’istituzione della festa e, in soli tre anni, con la collaborazione materiale ed economica dell’intera comunità, costruì la Chiesa, inaugurata il 5 luglio dall’allora vescovo della diocesi di Alghero monsignor D’Errico. In concomitanza con l’istituzione della sagra principale, fu deciso di ripetere i riti anche il primo settembre, per favorire la partecipazione degli operatori del mondo agropastorale, e come espressione simbolica legata al calendario bizantino che prevedeva l’ultimo dell’anno il 31 agosto e il capodanno il primo settembre.

Ieri
a Pozzomaggiore i riti civili e religiosi sono continuati con la processione che ha segnato la partecipazione di una grande folla e termineranno una serie di eventi che prevedono concerti musicali secondo un consolidato calendario di manifestazioni che vengono organizzate ogni anno.

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