«Cantautore e medico La mia doppia vita con tante emozioni»

Oggi ad Alghero da Cyrano per presentare il suo primo libro «Il successo per me è aver collaborato con grandi artisti»

SASSARI. Gli anni del Folkstudio con De Gregori e Venditti, le collaborazioni di prestigio, i dischi da solista in una carriera musicale di primo piano quanto sottovalutata. E parallelamente la carriera di medico, seguendo una passione contratta in famiglia da bambino ed egualmente portata avanti. Alla soglia dei settanta (è nato a Penne, in Abruzzo, nel 1949) Mimmo Locasciulli ha deciso di esordire sul versante letterario col romanzo “Come una macchina volante”, che sta presentando in questi giorni in Sardegna: martedì era a Nuoro, ieri a Sassari, stasera alle 21 sarà ad Alghero nello spazio all’aperto della libreria Cyrano a raccontare con Raffaele Sari Bozzolo un libro che è nato come biografia ma è diventato un vero romanzo di formazione.

Come mai la decisione di cimentarsi in un altro campo?

«L’occasione è nata da un racconto che ho scritto in occasione del Premio Scanno in Abruzzo. Mi hanno chiesto un contributo per spiegare questo mio duplice versante, sembrava finita lì invece alcuni amici dell’ambiente letterario mi hanno detto che era molto bello e meritava di essere sviluppato. Allora mi sono cimentato nel libro, ho preso gusto in corso d’opera e l’ho portato a compimento».

Che cosa troviamo nel romanzo?

«Intanto non è un’autobiografia ma un racconto di memorie, qualcosa di vivo che infatti si ferma a metà degli anni Settanta, quando ho realizzato tutti gli obiettivi che quel bambino di cinque anni che troviamo all’inizio del libro si pone. Se dovessi scrivere una seconda parte che parli di me da quegli anni in poi diventerebbe davvero un’autobiografia e non mi interessa. Tornando al libro, troviamo un Mimmo Locasciulli che ha un pianoforte in casa e si appassiona alla musica e allo stesso tempo al microscopio del padre veterinario e ai libri di scienza degli zii medici. È in quei momenti che ho ricevuto una serie di input esistenziali che mi hanno portato a fare le due cose».

E come si fa a conciliare il mestiere di medico con quello di musicista?

«Devo chiarire una cosa: il mio lavoro è sempre stato quello del medico. Il cantautore è sempre venuto dopo, nel senso che ho fatto il primo disco pensando che sarebbe stato l’ultimo, poi il secondo con lo stesso stato d’animo e avanti così fino al quarto. A quel punto ho capito che potevo fare sul serio anche come cantante e che poteva anche essere possibile gestire le due cose contemporaneamente».

Il suo percorso artistico è stato di primo livello, dal Folkstudio alle grandi collaborazioni internazionali.

«Ho avuto una vita artistica riccae questo mi conforta. Perché il successo non lo misuro coi numeri ma coi nomi, quelli dei musicisti con cui ho collaborato negli anni. Il mio è un pubblico di nicchia ma appassionato e quello che mi fa piacere è aver avuto la capacità di confrontarmi con grandi musicisti che mi hanno gratificato con la loro collaborazione, anche se provenienti da mondi musicali con coordinate diverse dalle mie. Ho lavorato con De Gregori e Ruggeri, e anche con Greg Cohen, Joey Baron, Alex Britti, Gigliola Cinquetti, Frankie Hi-Energy e il “vostro” Paolo Fresu. Direi che ho avuto un percorso di esplorazione e contaminazione».

Il libro come si conclude?

«Finisce quando mi laureo, trovo lavoro in ospedale, sposo la mia attuale moglie e comincio a fare musica. Si avvera tutto quello che avevo sognato ed era giusto concludere così, tutto il resto sarebbe autobiografia, un qualcosa di statico che non mi interessa».

Nel 1982 si è fatto conoscere con “Intorno ai trent’anni”: dovesse scriverla oggi, che canzone sarebbe?

«Quando ho scritto quella canzone avevo ventinove anni ed era il momento degli yuppies. I trentenni di allora cominciavano a girare col Rolex e la cravatta
col nodo stretto, immaginavo di compiere trent’anni, attraversare una porta ed entrare in un mondo che non mi piaceva. Adesso sarebbe una canzone di lamentazione, i trentenni di oggi sono sballottati dal vento e io non mi riconosco per nulla in questo tempo, per fortuna sono invecchiato».

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