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«Zumba, salsa? No, ballo sardo»

Il ballo sardo è scappato dalla teca del folklore per entrare nei social diventando fenomeno trendy, moderno ballo di gruppo, danza- fitness perfetta per raggiungere il benessere dell’anima e del...

Il ballo sardo è scappato dalla teca del folklore per entrare nei social diventando fenomeno trendy, moderno ballo di gruppo, danza- fitness perfetta per raggiungere il benessere dell’anima e del corpo. Altro che salsa, zumba e fit ballet i passi ritmici e millenari del ballu tundu impazzano su You tube con filmati che documentano l’interesse sempre crescente dei ballerini e appassionati non solo sardi.

Su ballu tundu 4.0

Come tutti i fenomeni social anche il ballu tundu ha da qualche giorno il suo tutorial che consente di conoscere tutti i segreti di ben nove delle numerose varianti presenti nel patrimonio coreutico tradizionale. Il progetto si chiama “A iscola ’e ballu” ed è un metodo didattico per imparare il ballo sardo composto da un volume e da un cd tutorial (pubblicato da Edizioni Nor). E’ stato messo a punto da Emanuele Garau 47 anni, insegnate di arte e immagine con due grandi passioni: la danza e il canto sardo. Il progetto sarà presentato domani alle 20,30 sul sagrato della Chiesa di San Sebastiano a Elmas.

«Ho sempre cercato di coniugare i miei studi con l’interesse che ho sempre avuto per le danze tradizionali sarde – dice Garau – così mi iscrissi all’Accademia di belle arti di Sassari e discussi una tesi sul ballo sardo come “bene immateriale dell’umanità da tutelare”, supportato in questa scelta dal mio relatore Marcello Madau». La tesi rappresenta per Emanuele solo il primo step di un percorso artistico e di ricerca che lo ha portato negli ultimi vent’anni a scrivere numerosi libri sul tema sino alla recente pubblicazione del cofanetto. “A iscola ’e ballu”. «Oltre ad insegnare arte alle medie di Selargius ho proseguito in questi anni la mia attività di maestro di ballo sardo con allievi di tutte le età. “A iscola ’e ballu” nasce da un’esigenza pratica: un numero sempre crescente di persone mi chiede infatti un supporto “didattico” per imparare le tecniche del ballo sardo». Il volume contiene schede informative relative a nove balli tradizionali appartenenti a diverse aree geografiche della Sardegna con analisi e riflessioni sullo stato attuale del ballo sardo e alcuni essenziali riferimenti alla documentazione storica e iconografica. All’interno del dvd allegato si trovano le video lezioni di danza sarda. «Ho realizzato le immagini in una sala da ballo –prosegue Garau– di fronte ad uno specchio ma con la telecamera alle mie spalle in modo che l’allievo possa eseguire gli esercizi in maniera corretta e dunque non speculare. Lo schema è quello di una classica video lezione di danza, come quelle di Zumba e balli latino americani che si vedono su You tube per capirci, solo che nei miei video si imparano i passi di: Ballu lestru, ballu campidanesu, dillu, passu torrau, scottis, passu e trese, ballu aristanesu, passu ogliastrinu. Nelle videolezioni sono affiancato da Elena Perra, con cui collaboro da tempo e la cui presenza è fondamentale per evidenziare le differenze esecutive tra i passi maschili e quelli femminili».

Nel tutorial i due istruttori non indossano gli abiti tradizionali ma un total look nero: tubino e tacco 10 per Elena, giacca sagomata e pantaloni taglio classico per Emanuele. «L’idea è quella di liberare il ballo sardo da folklorismi o esecuzioni “museali”, per far tornare questa danza ciò che era in origine: un momento di condivisione gioiosa e vitale. Non dobbiamo trasformare le nostre tradizioni in reperti archeologici, così come non dobbiamo relegare il ballo sardo alle sagre e agli eventi turistici ma farlo vivere nel mondo di oggi, con gli abiti di oggi.

La nostra cultura è viva le nostre tradizioni non sono il passato ma il presente che è ancora in noi. Il grande interesse che hanno anche i giovani per il ballo sardo lo dimostra. A supportare questa mia convinzione il grande successo del cofanetto che è appena uscito ed è già molto richiesto sia nelle librerie che sul web. «Secondo gli studiosi i sardi ballavano in cerchio sin dalla preistoria – prosegue Garau – al Museo Sanna di Sassari, è esposta una scodella risalente al Neolitico (periodo della cultura di Ozieri -3200 – 2700 a.C.) decorata con una scena di danza, dove 4 figure stilizzate a clessidra si tengono per mano a formare una cerchio.

Preistoria e fitness

«Il ballo sardo nato probabilmente come rito per propiziare una caccia abbondante, fertilità e buon raccolto, rappresentava un momento di coesione sociale ed era espressione della cultura di una collettività».

Chissà se gli antichi sardi sapevano che questo ballo ritmico in cui i piedi si muovono veloci mentre il busto resta immobile in un atteggiamento di compostezza e rigidità era anche un ottimo allenamento per restare in forma». La scienza conferma infatti-conclude- che su ballu tundu è consigliabile per il miglioramento e il mantenimento di uno stato di buona salute. Stando a quanto è emerso, praticare questo ballo comporta un’intensità di sforzo fisico compresa fra il 64% e il 94% della frequenza cardiaca massima. e secondo una ricerca condotta recentemente alla facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Cagliari, questa danza può avere ottimi risultati come terapia per i malati di Parkinson.

Insomma andare a iscola e ballu non è solo divertente ma è un elisir di salute e benessere”.