Titoli coraggiosi sul palco proposti dalle donne

Se per fare teatro nei grandi centri occorre coraggio, preparazione e determinazione, per farlo nei piccoli centri serve qualcosa che si avvicini ai miracoli. È un po’ quello che fanno senza avere...

Se per fare teatro nei grandi centri occorre coraggio, preparazione e determinazione, per farlo nei piccoli centri serve qualcosa che si avvicini ai miracoli.

È un po’ quello che fanno senza avere tuttavia super poteri le donne di Lula, quelle della compagnia Ilos, quasi interamente in rosa, che ormai da ben ventidue anni continuano a proporre spettacoli propri (sono tante le autoproduzioni) e di altre compagnie in un festival, Domus de Teatro (da oggi 22 luglio al primo agosto), diventato ormai una realtà consolidata

nel variegato panorama isolano.

Teatro in limba sarda e sempre attento ai fenomeni sociali e di costume che strizza l’occhio all’identità, un valore che qui conta ancora. Una moneta che non si baratta facilmente con la modernità imperante e con le innovazioni, sicuramente utili ma con poca memoria su chi eravamo e chi siamo. Anche quest’anno il programma degli appuntamenti del festival – sempre più itinerante nel territorio – diretto dalla vulcanica Elena Musio è particolarmente fitto. Si inizia stasera a Pattada con “Su dottore”, già in scena nella scorsa edizione della compagnia Ilos, poi si riprende martedì a Onanì con un altro spettacolo firmato dalle attrici lulesi “E de atteru...tottu vene?”. Debutto a Lula mercoledì con la compagnia Il Crogiolo che metterà in scena “Cavoli la frutta”.

Nuova trasferta a Pattada giovedì 26 luglio con la Compagnia del Cocomero e lo spettacolo “La vecchia macchina”. Il giorno dopo tappa del festival a Irgoli con il palcoscenico tutto per la Compagnia del Sottosuolo impegnata nella rappresentazione

“Hope hope Hoplà” che verrà replicato a Onanì sabato 28 luglio e lunedì a Posada.

Da non perdere a Pattada il primo agosto “Quirra”

lo spettacolo del cabarettista nuorese Mauro Salis.

Un one man show che questa volta in un monologo di circa un’ora non fa appositamente ridere,

ma spinge la riflessione sui costi e sulle ipoteche delle servitù militari nell’Isola, in particolare su quella del poligono di Quirra. Tra uranio impoverito, misteri di Stato e morti più che sospette.

Lo spettacolo, nato quattro anni fa con un formula jazzistica con dei musicisti che accompagnavano l’autore, ora è un vero e proprio racconto.


Si parte dall’excursus storico – dalla polveriera di un luogo dove si sparava di tutto alla vicenda controversa delle bonifiche – fino alla stringente attualità di un processo ancora in corso. Con lo Stato che ha chiamato a giudizio altri organi dello Stato. (Luca Urgu)

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