LA NOTTE DEI POETI 

La memoria estiva di una ragazza

A Nora successo del recital ispirato al romanzo di Annie Ernaux

NORA. Memoria come forma di conoscenza. Concentrarsi su scene accadute più di cinquanta anni prima, accanendosi a trovare il più alto grado di realtà e far passare quelle immagini allo stato di parole, di grande scrittura. Con la speranza che tra la protagonista di “Memoria di ragazza” e qualunque altra ci sia almeno una goccia di somiglianza. Tre attrici, Daria Deflorian, Monica Piseddu e Monica Demuru sul palcoscenico della “Notte dei poeti” si incaricano di far passare questo miracolo di scrittura e far innamorare il pubblico della “loro” Annie Ernaux, portando in scena la lettura a tre voci dei brani del romanzo in cui la scrittrice francese ritorna all’estate del 1958 trascorsa a fare la sorvegliante in colonia e agli accadimenti che in pochi giorni segnano una vita, diventando sorgente stessa della sua scrittura.

Affrontando una vera e propria, come scrive l’autrice, «migrazione volontaria nel mio essere di ragazza di neanche 18 anni», conduce il lettore – e a Nora lo spettatore - a sondare le opacità, l’incomprensione di fronte a certi momenti che si sono attraversati, per disseppellire con la scrittura qualcosa, come sottolinea l’autrice, che provenga dalle increspature della narrazione e che possa aiutare a comprendere e sopportare ciò che accade e che facciamo. Non c’è solo l’evidenza di essere stata un oggetto sessuale. Ciò che viene disseppellito è qualcosa di più profondo, percepire l’obbedienza a ciò che accade e l’assenza di significato. Ed è proprio la mancanza di senso di ciò che si vive, nel momento in cui lo si vive, che per Annie Ernaux moltiplica le possibilità di scrittura. Passaggio dopo passaggio, scena dopo scena, più che la vergogna, è la difficoltà ad essere sé stessi, perfino ad essere presenti, quel “modo di non essere al mondo” che emerge dolorosamente. È difficile persino poter affermare “ero io”. Andando a scavare in questo nucleo, che è a monte della vergogna provata e del disprezzo ricevuto, Annie Ernaux trasforma – perché l’importante è quello che si fa di ciò che accade – un fatto personale in una dimensione “transpersonale”, esperienza collettiva che può essere avvicinata per somiglianza, e che come tale porta conforto, fa uscire dalla singolarità e dalla solitudine di ciò che si è vissuto.

E ricevere il racconto, la migrazione nel passato e la potente trasformazione nella scrittura di una grande autrice tramite tre voci di straordinaria sensibilità, tre attrici che raccontano con diverse personalità e sfumature, con un vissuto differente, amplia la quantità
e la qualità delle “gocce di somiglianza” auspicate dall’autrice.

Lo spettacolo è dunque un bellissimo esperimento, un grande dono che le tre generose attrici hanno coraggiosamente tentato e vinto, e che il pubblico della Notte dei poeti ha calorosamente applaudito.



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