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Spiagge, colori e musica jazz il fascino unico di Cala Gonone

Spiagge mozzafiato, delizie enogastronomiche locali e tanta buona musica. A ben vedere gli ingredienti che hanno fatto del festival internazionale Cala Gonone Jazz un appuntamento imprescindibile da...

Spiagge mozzafiato, delizie enogastronomiche locali e tanta buona musica. A ben vedere gli ingredienti che hanno fatto del festival internazionale Cala Gonone Jazz un appuntamento imprescindibile da ben trentuno anni, sono semplici semplici. Gli appassionati di musica afroamericana, declinata in tutte le sue possibili forme, sanno che nel borgo marittimo di Dorgali, al quale si arriva dopo aver affrontato in discesa una strada panoramica che non si dimentica per tutta la vita (sia per la bellezza, sia per le infinite curve a gomito) c’è - almeno alla fine di luglio – la garanzia di rilassarsi al mare e nel contempo di gustare nelle trattorie il pesce appena pescato nel golfo di Orosei, per poi chiudere la serata con qualche concerto come minimo gradevolissimo, ma molto spesso sorprendente. E in ambienti che definire straordinari sembra addirittura riduttivo. Si pensi alla performance di ieri mattina all’interno delle Grotte del bue marino (quindici chilometri carsici ai quali si accede dal litorale soltanto grazie a un’imbarcazione e che devono il loro nome dall’appellativo in lingua sarda della foca monaca, mammifero marino ritenuto ormai scomparso dalla zona a causa della eccessiva pressione antropica) della cantante Rossella Faa, sempre pronta a intrattenere il pubblico introducendo le sue canzoni in campidanese con storie tratte dalla tradizione. La poliedrica artista ha infatti ripercorso quindici anni di brani insieme ai musicisti Giacomo Deiana alla chitarra, Nicola Cossu al contrabbasso e Stefano Sibiriu alle percussioni. Un lungo viaggio intrapreso in quartetto che esplora la malinconia del mare e dell’amore nella loro meravigliosa natura.

Per non parlare del concerto di ieri sera al teatro comunale, con protagonista assoluto l’enfant prodige Matthew Whitaker, appena diciassette anni, cieco dalla nascita, ma vero e proprio talento del pianoforte che per l’occasione si è impegnato a suonare cimentandosi con un organo Hammond, lo stesso che rese celeberrimi Jimmy Smith, Brian Auger e tante altre star del jazz e del rock. Basti soltanto che Whitaker, da teenager, ha già al suo attivo diverse tournée sia negli Stati Uniti che all’estero, esibendosi prima dell’Assemblea della gioventù nella sede delle Nazioni unite a New York, e in altri palcoscenici di fama mondiale.

E la ricaduta economica del festival sul territorio? Enorme. Lo confermano anche alle reception dei tanti alberghi della zona. «Siamo al completo e molti nostri ospiti sono venuti qua proprio per la rassegna jazz», dice Franca Sale, titolare dell’hotel San Francisco.