La geografia dei luoghi dell’anima viaggi lungo le strade di paesi e città

Geografie originali. Dei luoghi e dell’anima. Racconti, dunque.Di viaggi lungo le strade di paesi e città e nel profondo dei ricordi e delle emozioni. Perché ogni viaggio è il suo viaggiatore,...

Geografie originali. Dei luoghi e dell’anima. Racconti, dunque.

Di viaggi lungo le strade di paesi e città e nel profondo dei ricordi e delle emozioni. Perché ogni viaggio è il suo viaggiatore, trasformandone sentimenti e visione del mondo. Un circuito virtuoso.

La riprova sta nelle pagine di [Il mare di pietra ovvero Eolie o i 7 luoghi dello spirito di Francesco Longo, Laterza. Un arcipelago così carico di diversità di vegetazioni e colori da scatenare alterni stati d’animo, legati comunque da un’analoga inquietudine: il rapporto profondo con l’energia d’un vulcano, vitale anche quando apparentemente silente.

Longo le esplora tutte, seguendo anche suggestioni d’altre civiltà e altri mondi: le stradine di Panarea che solo d’agosto s’animano di chiassosa mondanità, i pendii verso le cime di Stromboli e Vulcano, i sentieri erti di Filicudi e le grotte di fronte alla “canna”, pinnacolo alto e snello come fosse una scultura di Giacometti, le campagne di Lipari, i viottoli verso le rade case ospitali di Alicudi. E le contrade di Salina, silenziosa e discreta, con le ville bianche immerse nel verde di vigneti, pini, fichi e felci.

Vita. E memoria. In isole amate da letteratura e cinema (“Il postino”, per citarne uno solo, in ricordo dei versi di Neruda e degli sguardi di Massimo Troisi).

I viaggi portano verso la riscoperta d’antiche storie e leggende. Come sa bene Giorgio Ieranò che in Arcipelago, Einaudi, racconta l’Egeo, “il mare dei miti”.

Lì, tra le coste di isole ventose, si possono seguire le rotte degli dei e degli eroi cantati da Omero, di Ulisse innanzitutto. E incrociare le vie dei commerci con quelle della poesia.La radice identitaria che lega tutto è “la luce”, che dà caratteristiche particolari al bianco dei muri delle case, al rosso delle rocce e dei tramonti (“il mare colore del vino”), alle innumerevoli variazioni d’azzurro del mare. Dimensioni fisiche.

E letterarie: “L’Egeo è lo spazio d’una metafora incessante. Le sue isole sono, in tutti i sensi, entità in perenne movimento. La stessa parola greca nesos è forse connessa al verbo nechomai, nuotare. L’isola è dunque una terra che nuota, che vaga nel mare”.

Ci sono isole aspre, come racconta Marcello Fois nelle pagine di In Sardegna non c’è il mare, Laterza. L’immagine più nota agli occhi turistici è quella della Costa Smeralda, ricchezza esibita e impasti di mondanità. Ma altro si vede, “navigando da Posada ad Arbatax”, dalla costa della Gallura a quella della Barbagia. E poi, archiviate le stagioni assolate, proprio l’interno mostra caratteri sorprendenti, le rocce, il freddo, la neve, i paesi antichi, i costumi pastorali e le città di borghesia colta. La lingua ruvida e tagliente.

E la forza dei suoi scrittori,
a cominciare da Grazia Deledda, premio Nobel nel 1926, e di tutti coloro che con lei hanno comunque dovuto fare i conti, Salvatore Satta e Sergio Atzeni, Giuseppe Dessì e Gavino Ledda e tanti altri ancora. Sardegna carica di simboli della proprio storia. E molto italiana.



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