«Una Panada Mediterranea per unire Sardegna e Baleari»

A “Sulla terra leggeri” protagonista lo scrittore maiorchino Sebastià Alzamora. «Il nostro turismo? Un’invasione dove la quantità ha prevalso sulla qualità»

SASSARI. Una cosa è certa, al di là delle chiacchiere su trame, stili e personaggi: «urge creare al più presto la Grande Unione della Panada Mediterranea». Una specie di crociata dei ghiottoni che arruoli sotto lo stesso vessillo di carne e sfoglie di pasta le isole cugine di Sardegna e Maiorca, con il resto delle Baleari. La risoluzione è stata presa venerdì durante il festival “Sulla terra leggeri” dal direttore Flavio Soriga e dal suo collega e ospite, lo scrittore maiorchino Sebastià Alzamora. Che, nato nel 1972, quindi tre anni prima della morte di Franco, è la penna più famosa delle isole spagnole. Bravo a mescolare analisi storica – anche della guerra civile spagnola e della dittatura franchista – con una fantasia da realismo magico, e in Italia pubblica con Marcos y Marcos (“La pelle e la principessa”, “Fatto di sangue”, “Miracolo a Maiorca”).

Se la linea del festival è la leggerezza e il tema di quest’anno sono le isole, Soriga e Alzamora hanno onorato entrambi. Coinvolgendo il pubblico in un gioco salottiero, ma non banale, di rimandi tra due terre circondate dal mare, che ha spaziato dal turismo all’economia alla politica e, appunto, alla cucina. Così Soriga ha proposto «un contest tra la panada di Uta, quella di Oschiri e quella delle Baleari», e il maiorchino ha rilanciato con una ricetta di famiglia. «Mio nonno diceva sempre – ha ricordato – che le dosi perfette sono un chilo di carne e un chilo di piselli. Anche noi come voi facciamo delle panadas singole, ma si tramandano a memoria storie di panadas gigantesche». Dalla cucina al turismo il passo è breve. Anche perché la Sardegna e Maiorca, oltre a condividere l’uso del catalano – da noi, ovviamente, ad Alghero – sono entrambe sinonimi di vacanze estive. «Solo che da noi a Maiorca, che è grande un ottavo della Sardegna – ha sottolineato Sebastià Alzamora – la quantità ha prevalso sulla qualità e bisogna parlare di una vera e propria invasione. In estate si passa da meno di un milione di abitanti a quattordici o quindici milioni di turisti».

L’invasione, in realtà, continua tutto l’anno. Anche se, per lo scrittore maiorchino, è più esatto parlare di «una società enormemente frammentata e disomogenea. Infatti – ha spiegato, – a Maiorca vivono stabilmente persone che arrivano un po’ dappertutto. Ci sono zone di soli tedeschi e altre di soli inglesi, e poi ancora di cinesi e sudamericani». Tutti immigrati d’elite e danarosi: siete contenti, o temete di perdere la vostra cultura - ha chiesto Soriga – un po’ come l’Europa, in un contesto diversissimo, nei confronti dei migranti? «Purtroppo, i maiorchini – è stata la risposta – raramente interagiscono, e se lo fanno è solo per i soldi, che adorano in maniera patologica. Peccato perché così ci facciamo scappare un dialogo tra culture diverse».

Inevitabile, alla fine, anche la domanda sulla battaglia per l’indipendenza
in Catalogna. «Non so se l’indipendenza sarebbe un bene – ha risposto Alzamora – ma penso che in una Spagna democratica le persone non dovrebbero essere arrestate per le loro idee politiche e che il re non dovrebbe applaudire la polizia scesa in strada a picchiare i manifestanti».

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