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Jazz funk sul mare per dire arrivederci

Di mattina un live dentro le Grotte del bue marino con protagonisti la cantante Sarah Jene Morris e il chitarrista Antonio Forcione, tra brani originali e cover d’autore in stile blues e rock. Di...

Di mattina un live dentro le Grotte del bue marino con protagonisti la cantante Sarah Jene Morris e il chitarrista Antonio Forcione, tra brani originali e cover d’autore in stile blues e rock. Di sera, all’arena Palmasera, un vero e proprio party sul mare a base di jazz-funk firmato Pee Wee Ellis, il sassofonista storico di James Brown. Sulla trentunesima edizione del festival internazionale Cala Gonone Jazz, il sipario non poteva calare in modo migliore. Due concerti molto di versi tra loro, ma entrambi capaci di esaltare il pubblico della rassegna e persino i curiosi di passaggio. Una bella soddisfazione per gli organizzatori dell’associazione Intermezzo, che ancora una volta con grandi sacrifici hanno allestito un programma di tutto rispetto, inserendo nel cartellone nuove proposte e artisti ampiamente affermati. Senza dimenticare le location incantevoli e gli aperitivi musicali accompagnati dai prodotti enogastronomici locali.

Che ieri per il festival fosse un’ottima giornata lo si è capito sin dal mattino, quando dal porto del borgo marittimo di Dorgali due imbarcazioni con a bordo 330 persone sono salpate verso le insenature carsiche dove ormai da tante stagioni a luglio vengono programmati live suggestivi. Questa volta a esibirsi sono stati due artisti molto affiatati, Sarah Jane Morris e Antonio Forcione, appunto. Lei britannica e lui di chiare origini italiane ma da anni residente in Inghilterra, si sono conosciuti a Londra e da un po’ di tempo hanno costituito un sodalizio professionale che ha generato un disco dal titolo “Compared to what” e tanti consensi di pubblico e critica. È innegabile, del resto, che tra loro ci sia una speciale empatia: elemento che non è sfuggito alle tante persone che hanno assistito alla performance dentro il palco affascinante delle grotte, con undici brani tratti dal cd, cover incluse. I temi affrontati nelle canzoni? Tutti attualissimi: dalle migrazioni alla violenza sulle donne (compresa la caccia alle streghe che si sta scatenando nel mondo del cinema), dall’attivismo sociale all’egoismo totale di chi ancora si mostra indifferente ai problemi che a ben vedere attanagliano il mondo da tempi immemori. Senza tralasciare l’amore e la solitudine.

Tradotto in brani, si va dalla titte track dell’album sino a “All I want is you”, “Moving forward my friend”, e “The sea” per i pezzi originali, mentre per le citazioni si parte da “Message in a bottle” di Sting a “Superstition” di Stevie Wonder, con “Blowin in The Wind” di Bob Dylan eseguita nel bis come ciliegina sulla torta.

Merita assolutamente una citazione la performance dell’ensemble svedese guidato dal pianista Daniel Karlsson con Christian Spering al contrabbasso e al violoncello e Fredrik Rundqvist alla batteria. Il trio si è esibito sabato notte all’arena Palmasera ed ha letteralmente incantato lo zoccolo duro del festival, che ha aspettato per sentirli sino a oltre la mezzanotte (l’inizio del concerto è slittato per un ritardo aereo). Attesa giustificata da quello che poi Karlsson e compagni hanno mostrato sul palco: un jazz molto moderno e raffinato. Prima di loro, anche a beneficio dei tanti turisti, la performance del Tenore dorgalesu, coro locale che ha proposto classici sardi come “A diosa” (cioè “Non potho reposare”), “Nanneddu meu”, ma anche un canto degli alpini.

Tornando al concerto finale di ieri sera, Pee Wee Ellis non ha deluso le aspettative. Era in programma una festa allegra a base di elettrizzante groove e così è stato. Del resto, se il protagonista del live – accompagnato per l’occasione dalla Funk Assembly – ha fatto parte per innumerevoli anni della mitica sezione fiati della band di James Brown, con Maceo Parker e Fred Wesley, non poteva essere altrimenti. E infatti la scaletta ha previsto una selezione molto accurata di brani tratti dallo storico repertorio di Mister Dynamite (si pensi al celeberrimo “I feel good”, tento per citarne uno) alternati con pezzi più recenti della star sul palco, a hit di Otis Redding, alla bellissima “Contaloup Island”di Herbie Hancock e persino a una canzone di Bob Dylan (I shall be releesed”) proposta però con la voce di Sarah Jane Morris, sul palco in veste di special guest. Davanti a ritmi così incalzanti è difficile star fermi e infatti ai lati della platea in tanti ballano sulle note di canzoni intramontabili. Applausi a scena aperta per questo festival che ancora una volta ha saputo stupire il suo pubblico, non soltanto con la musica.