Il vino celebrato a Sanluri 

Sua maestà il Vermentino Nel bicchiere il re dell’estate

Con buona pace dei Mojto e dei long drink, il Vermentino si conferma il re dell’estate. E’ fresco, dissetante. Perfino tonico. Ha profumo di macchia mediterranea e la forza minerale del granito di...

Con buona pace dei Mojto e dei long drink, il Vermentino si conferma il re dell’estate. E’ fresco, dissetante. Perfino tonico. Ha profumo di macchia mediterranea e la forza minerale del granito di Gallura. Qualcuno sa di frutti tropicali e, talvolta di basilico o limone. Certo, poi ogni territorio ha il proprio Vermentino. Come hanno potuto verificare quelle centinaia di appassionati che si sono trovati, l’altro giorno, nelle tenute Su Entu di Sanluri, per celebrare, con la regia di Domenico Sanna e Andrea Balleri, una giornata dedicata ai Vermentini del Mediterraneo. Curiosi e appassionati bevitori che da buoni navigatori del gusto hanno voluto visitare le vigne, per farsi raccontare come e dove nasce l’uva da esperti enologi come Piero Cella. Un’uva “plastica”, ha detto l’agronomo Luca Marcenaro, «che si sa adattare ai terreni». Più che plastica è «rustica e umile», ha ribadito l’altro agronomo, Gianluca Ventroni.

«Qualche decina di anni fa – ha detto Marcenaro – il Vermentino in Sardegna era coltivaato in meno di 200 ettari. Oggi siamo a circa 4 mila ettari. Ma non passa anno che superficie vitata a Vermentino aumenti Dalla Toscana alla Liguria, dalla Puglia alla Sicilia, dalla California al Sud Africa». In tutto il mondo cresce la voglia di Vermentino, sia nella ristorazione che nei consumi domestici. In Sardegna il Vermentino è arrivato dalla Corsica, a fine Ottocento. E in Gallura ha trovato il suo terreno ideale, quello povero di disfacimento granitico. Spesso la pianta per cercare nutrimento deve affondare le proprie radici fino a molti metri sotto terra. E come in una sorta di parabola biblica, dal suolo povero nascono i vini ricchi di mineralità, nobili e austeri come i viticultori che li hanno allevati. Il resto lo fanno i venti, spesso ebbri di umori salmastri, che ripuliscono le foglie dalle muffe e malattie. Succede in Gallura, ma anche in Marmilla, in Nurra e in Lunigiana o in Maremma. Tanto che si parla sempre più di Vermentino di Bolgheri. E anche in Lunigiana, al confine tra la Liguria, la Toscana e l’Emilia. Dove Diego Bosoni è riuscito a ottenere uno stupefacente rosato da Vermentino nero che sbalordisce il naso e incanta le papille gustative. Il Vermentino, insomma, continua a sedurre se è vero che lo trovi anche nell’Isola d’Elba. A Suvereto, nell’alta Maremma, lo coltiva con successo anche una famiglia giapponese.
Ma è la Sardegna che ancora riesce a dare le bottiglie più interessanti, come hanno dimostrato, l’altra sera le aziende Masone Mannu e Tani di Monti e Su Entu di Sanluri. Un primato che rischa di essere messo in discussione, anche per il ritmo troppo lento dell’enologia sarda.



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