«L’Italia dei populismi è come un laboratorio»

Il politologo francese Marc Lazar ospite a Perdasdefogu

PERDASDEFOGU. Piazza Longevità a Perdasdefogu gremita di gente fino a tarda notte per ascoltare Marc Lazar, politologo francese, docente alla Luiss, descrivere le metamorfosi della democrazia italiana dopo le ultime elezioni. In una cornice simbolica del lungo periodo si spiega un fenomeno che affonda radici nell’Ottocento e Novecento mentre la partecipazione dell’intero paese a “Sette sere, sette piazze, sette libri” è accolta con rinnovato stupore dai suoi ospiti: Giorgio Zanchini, il giornalista di Radio Rai che intervista Lazar al suo debutto in Sardegna, Luigi Manconi e Giovanni Nonne seduti tra il pubblico. Il tema classico delle Metamorfosi si rivela «un’opportunità di leggere il presente» attraverso gli studi di politica, sociologia e storia che Marc Lazar e Ilvo Diamanti hanno usato per scrivere “Popolocrazia”, pubblicato per Laterza un mese prima del voto. E siccome “populismo” è parola sfuggente, l’Italia alle prese con i nuovi tasselli inseriti da M5S e Lega, è oggi uno dei laboratori più interessanti in Occidente.

«Le caratteristiche che identificano i populismi di tutti i tempi sono tre: la personalizzazione della politica, il cambiamento radicale dei metodi e dei canali di comunicazione, l’adattamento di tutti i partiti al dibattito imposto dai populisti», ha spiegato Giorgio Zanchini introducendo il tema. Che sta succedendo? «I populisti – ha risposto Lazar – pensano che ci sia un’opposizione costante tra la classe dirigente unita contro il popolo che soffre. Altra costante è che non ci sono questioni complesse ma solo soluzioni semplici, e il tempo che richiede risolvere questioni complesse è una scusa della casta. Terza caratteristica è la dicotomia noi/loro, bene/male, amici/nemici. I populisti hanno bisogno di nemici mentre il popolo sovrano è l’incarnazione delle virtù senza limiti. In questa visione non c’è posto per i poteri indipendenti che bilanciano i governi nelle democrazie liberali, fanno anche loro parte della casta».

La prospettiva storica delineata da Lazar ha tre momenti chiave: la crisi dei partiti negli anni Novanta, la crisi economica del 2008, la crisi dei migranti che ha spaccato l’Unione europea. Ma elementi di populismo sono ricorrenti nella storia della democrazia: De Gaulle osannava il popolo contro i partiti ma era capace di infuriarsi col popolo. Lega e M5S rappresentano due populismi differenti, uniti dal filo rosso del nazionalismo. La Lega di Salvini, abbandonato il separatismo padano, si è posizionata più a destra sul modello del Front national di Marie Le Pen, con due bersagli: la Ue e i migranti. Il M5S non è né di destra né di sinistra ma mescola elementi di programma classici della sinistra con posizioni di destra sui migranti e un’attenzione post moderna ai temi ambientali. «Il M5S è inclassificabile – ha detto Lazar – sfrutta l’orizzontalità della rete, il suo meccanismo virtuale coniugato con la verticalità del potere rappresentata da Grillo, Casaleggio e Di Maio».

Lazar è convinto che «la politica è un mestiere, se dobbiamo regolare la pesca ad esempio, bisogna capire la questione,
studiare le soluzioni. Ci vuole etica pubblica, competenza, capacità di accettare le regole e d’inventarne di nuove. È un mestiere cui tutti devono avere accesso ma non può essere una carriera a vita. La democrazia diretta è un vecchio sogno di minoranze egemoniche ben organizzate».

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