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Pasta, sugo e tradizione Usini in festa con gli andarinos

Sono unici e inimitabili. Quei piccoli tocchetti di pasta fresca a forma di fusillo conservano i sapori e i profumi di un’antica tradizione che si tramanda da generazioni. Si tratta degli andarinos,...

Sono unici e inimitabili. Quei piccoli tocchetti di pasta fresca a forma di fusillo conservano i sapori e i profumi di un’antica tradizione che si tramanda da generazioni. Si tratta degli andarinos, la prelibata pasta lavorata rigorosamente a mano, tipica, che solo Usini può vantarsi di avere nonostante le variegate specialità di pasta fresca presenti in Sardegna, nessuna di queste si può accostare a questo particolare fusillo. Gli andarinos anticamente venivano considerati come un prezioso piatto delle feste, solo in particolare occasioni come matrimoni, Ferragosto, Pasqua e Natale e principalmente durante la festa patronale di Santa Maria venivano preparati per poi essere serviti e dare quel valore aggiunto alle tavolate. Per preparare gli andarinos occorre una buona manualità e tanta maestria. Dopo la realizzazione di un impasto composto da farina di grano duro, sale e acqua si realizzano dei cilindretti di circa un centimetro di diametro che si strappano ad una lunghezza di otto centimetri circa, fatto questo la pasta viene spinta delicatamente con un dito con quattro movimenti rotatori su un vetro rigato e si formano quindi dei fusilli rigati sulla superficie. Una volta essiccati si fanno cuocere per almeno venti minuti per poi condirli con “su ghisadu” (ragù di carni miste) o “sa bagna” (sugo di pomodori freschi) e si servono cosparsi di pecorino sardo. La denominazione degli andarinos è citata nel vocabolario Sardo-Italiano come “andarinus”, che in passato devono aver varcato, così come altri formati di pasta sarda, i confini dell’isola salpando alla volta di altri Paesi e regioni tra cui la Spagna, la Liguria, la Toscana ed il Piemonte dove ad Ovada viene, difatti, ancora oggi prodotto un formato di pasta chiamato “andarini” che viene servito prevalentemente nel periodo pasquale. La tradizione degli andarinos è ben radicata e non ha mai conosciuto il rischio dell’estinzione. Un grande contributo in questo senso l’ha dato la Pro Loco che per preservarne l’esistenza, ma soprattutto per fare conoscere gli andarinos al grande pubblico dal 2000 ha messo in piedi una manifestazione ad essi dedicata, “Andarinos de Usini”, durante la quale, ogni anno, molti giovani si cimentano nell’apprendimento delle tecniche di produzione. Anche la Fondazione Slow Food ha voluto dare il suo contributo nella salvaguardia e nella tutela del prodottocon l’inserimento del suo progetto Arca del Gusto. La radicata tradizione vitivinicola di Usini gli ha permesso di entrare nel novero delle “Città del vino” grazie alla produzione di ottimi vini in particolare per il famoso Cagnulari un vitigno autoctono tipico di Usini.