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Banari, tutti in posa Record riuscito

Le lacrime e gli abbracci dopo la “missione compiuta”, il gruppetto di ritardatari che a passo lento arriva in piazza, ma non prima della fine nella novena, Aurelio “l’americano” che arringa la folla...

Le lacrime e gli abbracci dopo la “missione compiuta”, il gruppetto di ritardatari che a passo lento arriva in piazza, ma non prima della fine nella novena, Aurelio “l’americano” che arringa la folla che divertita risponde, la telefonata in diretta di radio Dj col sindaco che non si trova. Sono tante le istantanee che per settimane riempiranno gli occhi e i cuori dei 570 banaresi che ieri sera si sono assiepati nei 27 metri di gradoni tirati su in tempo record in piazza San Giacomo. Ma il più importante è quello che Marco Ceraglia, in un irreale minuto di silenzio, scatta alle 19.22. La foto di gruppo più grande del mondo. Con tutta la documentazione che ora raggiungerà gli spietati esperti del Guinness dei primati, che non potranno che certificare un record che non ha eguali.

Scatti che in realtà sono due: il primo, in piedi coi sorrisi e gli abiti della festa, il secondo con i volti coperti da cartoni numerati. Freddi, impersonali, casuali: «Per far capire come gli altri ci vedono – spiega l’artista – come ci trattano. E come non siamo».

Parole che ben danno conto di un progetto che è ben più di una foto o una performance. «Che testimonia – continua Ceraglia – che l’arte può aiutare a cambiare le cose. Perché Banari è un esempio. Una comunità che grida: io esisto. Ma come Banari ci sono cento paesi in Sardegna, mille in Italia. E l’unico modo vero di cambiare le cose è impegnarsi in prima persona per farlo. Come oggi hanno dimostrato centinaia di persone, di tutte le età, arrivate dai quattro angoli del mondo».

Ed effettivamente, più della foto che diventerà bandiera (e maxi cartellone di venticinque metri di lunghezza per dieci di altezza da installare lungo la 131, all’altezza del bivio per il paese), e di tutto quello che ancora deve succedere (Ceraglia realizzerà un docufilm che racconta tutta la preparazione del “clic”, ma anche un libro e una mostra itinerante) a colpire è il senso di unione, di incontro, di gioia dello stare insieme, di “resistenza” che si respira a pieni polmoni nella piazzetta con i fiori ai balconi e i portali di “pedra sambinosa”, trachite rossa come il sangue. A testimonianza che la foto da record è in fondo solo l’ennesimo passo di un cammino che parte da lontano.

Almeno da quando, ai primi di gennaio, il fotografo professionista e artista visuale, base a Sassari e anni dedicati alla ricerca sociale e alla relazione tra individuo e comunità di appartenenza, decide di rendere “plastico” il suo impegno contro lo spopolamento. E, insieme a OrdinariMai, l’associazione culturale che presiede, tira fuori dal cassetto il suo progetto “di lotta”: ritrarre in un’unica immagine tutta una comunità. La scelta cade su Banari, microscopico comune sulla collina di Pal'e idda, nel cuore del Meilògu. Popolato fin dal neolitico e passato in poco più di un secolo da 1517 abitanti a 570. Per i più avanti in età icona del poeta Barore Sassu, e oggi del genio di Giuseppe Carta, mostre e reading a Amburgo e Lisbona, Parigi, alla Biennale di Venezia e a New York. Ma anche emigrazione e rientro, nel 1997, nel suo amato borgo ristrutturando casa a “Sa tonca”, nido del barbagianni, diventata raffinata dimora-museo.

E proprio l’amore, e il ritorno, è una delle cifre del visionario progetto di Ceraglia, che per mesi mette a punto i tanti dettagli: prima i contatti con l’amministrazione comunale, con il sindaco Antonio Carboni entusiasta, che si attacca al telefono a caccia dei banaresi in giro per i quattro angoli del globo. E coinvolge il piccolo centro in un lungo conto alla rovescia, tra iniziative, promozione in sagre ed eventi di ogni tipo e un piccolo block notes con il countdown che campeggia appeso in tutte le case, gli slarghi, le corti e le piazze.

Poi la predisposizione del set, perché la foto da primato oltre che una performance culturale è anche una grande sfida tecnica, con un’arena curva di dieci gradoni, lunga 27 metri e profonda 6 tirata su nella piazza centrale. I contatti con la redazione dei Guinness dei primati, la ricerca di sponsor (risponderà la Fondazione Sardegna, ma anche la Grimaldi che sconterà i biglietti per gli emigrati di ritorno, la Camera di Commercio, tanti, spesso piccoli, privati).

Poi l’ultima sera, la gente che si attarda a salutarsi e chiacchierare, i tuoni del pomeriggio, il sole che scende, la tensione che sale, i bimbi che piangono. Il silenzio, il clic, le lacrime e gli applausi. La foto più grande, scattata a Banari, che per un giorno è stato davvero il centro del mondo.