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Caterina Murino: «Vorrei raccontare l’isola al mondo»

Cinema e teatro. Non sceglie Caterina Murino, abbraccia entrambi: a novembre 2018 uscirà Se son rose di Leonardo Pieraccioni, ma intanto d'estate calcherà il palcoscenico

Cinema e teatro. Non sceglie Caterina Murino, abbraccia entrambi. Si divide tra set e palcoscenico. Così in attesa di rivederla sul grande schermo – «A novembre uscirà “Se son rose”, il nuovo film di Leonardo Pieraccioni dove ho un ruolo molto divertente: sono una sua ex fidanzata, di più non posso dire» – ha scelto di dedicare l’estate al teatro.

Tra i copioni di ben due spettacoli che sta per portare in giro per la Sardegna. Stasera debutta al Teatro romano di Nora “Canne al vento – paesaggi sonori” spettacolo de Il Crogiuolo (regia di Rita Atzeri) nato per il decimo NurArcheoFestival e liberamente ispirato al romanzo di Grazia Deledda. Sabato replica nel vecchio borgo di Osini, poi nei giorni successivi ancora in scena al Cine Teatro Ticca di Cala Gonone e al Menhir Museum di Laconi. Nell’unica data libera in mezzo a questi appuntamenti, quella di domani, sarà invece impegnata con un altro spettacolo nel parco archeologico di Monte Sirai: “Dioniso & Figlie” diretto da Orlando Forioso. «Una cosa completamente diversa – sottolinea l’attrice – che prende spunto da Le Baccanti di Euripide. Ma è una commedia. C’è la vendetta, questo dio terribile, del vino e della follia, però è tutto molto giocoso e divertente».

Un aspetto in comune c’è: le particolari location cariche di storia. Cosa danno luoghi del genere a chi fa il suo mestiere?

«Rendono tutto ancora più emozionante. A Monte Sirai c’ero stata solo da bambina, dunque per me rappresenta anche un’occasione per conoscere un luogo così importante per la storia archeologica della Sardegna. A Nora invece ci sono già stata, un teatro meraviglioso. E poi attendo la tappa a Osini Vecchio perché è il paese dove è nato mio padre, sarà un’emozione unica recitare lì. Ma non dimentico Laconi e Cala Gonone. Tutti luoghi ricchi di significato per questo tour».

Ma come si gestiscono due spettacoli diversi contemporaneamente?

«Lasciamo stare, è complicato. Poi ci si è messo pure il maltempo. Lo spettacolo a Monte Sirai doveva andare in scena sabato scorso, ma è stato rinviato causa pioggia. Anche se interpreto Dioniso, papà Zeus non ha voluto farmi fare lo spettacolo (ride). Fortuna c’era almeno questa data libera del 10 agosto». Insomma un’estate di lavoro.

E le vacanze?

«Poche. Sono stata qualche giorno in Grecia e adesso aspetto la fine di questo tour per prendermi un’altra settimana».

Qua in Sardegna?

«Sì, ma non dirò a nessuno dove. Riposo assoluto, prima di tornare a lavorare a Parigi».

Da quanto tempo vive in Francia?

«Ormai quindici anni».

Cosa le manca di più dell’isola?

«Banalmente, posso dire che il clima e il cielo non sono gli stessi. E poi il cibo, a quello francese non mi abituerò mai».

Beh, come si dice: Parigi val bene una messa. Piccoli sacrifici per stare in una delle città più belle. Cosa continua ad amare della capitale francese dopo tutto questo tempo?

«Mi piace che sia davvero cosmopolita, ricca di culture diverse, integrate. Mi hanno accettata come figlia loro. Nonostante quello che si dice i francesi amano gli italiani, lo dimostrano ogni volta che parlo dell’Italia. Bisogna sfatare questo mito, sono casomai gli italiani a non amare i francesi. Ma loro sono davvero innamorati del nostro Paese, della nostra cultura».

E della Sardegna cosa le dicono all’estero?

«Sta crescendo la curiosità oltre le splendide spiagge, ma ancora è troppo poco. Nel paragone con la Sicilia si dice sempre che loro hanno anche una grande cultura da proporre e noi solo il mare. Ma non è vero. Abbiamo una cultura straordinaria che purtroppo anche nel resto d’Italia pochi conoscono. Dobbiamo insistere su un turismo non solamente balneare che valorizzi le nostre unicità a livello culturale».

Un simbolo dell’isola, da questo punto di vista, è Grazia Deledda che sta portando in scena.

«Certo, una scrittrice e una donna straordinaria. L’ho già portata a Parigi, in francese, nella sede dell’Unesco ed è stata una grande emozione leggere in un luogo così importante il nostro Premio Nobel. Spero si possa portare fuori dall’isola anche questo spettacolo basato su “Canne al vento”. Quello che mi interessa di più è proprio esportare la cultura della Sardegna».

Cosa ci manca per farla conoscere di più?

«Bisogna trovare la chiave giusta per promuovere il nostro talento. “Macbettu” per esempio è uno spettacolo sardo, in lingua sarda, che è riuscito a imporsi. Dobbiamo avere la forza del marketing di sostenere le nostre idee, le nostre eccellenze. Non siamo ancora bravi a venderci, a raccontarci».

Lei è una grande ambasciatrice dell’isola con il suo lavoro d’attrice, ma anche con particolari iniziative come quella di una linea di gioielli che si ispira alla tradizione dell’artigianato sardo.

«È una cosa a cui tengo molto, far conoscere la nostra filigrana usando la stessa tecnica antica in chiave moderna. E questo può valere non soltanto per i gioielli, ma anche per i tappeti e le ceramiche. Abbiamo un artigianato unico che va valorizzato in tutto il mondo».