“Assandira” al primo ciak, Gavino Ledda protagonista

A Dolianova le riprese della storia tratta da un racconto di Angioni. Un giallo che ha come sfondo il difficile rapporto fra tradizione e modernità

Padre pastore dovrà essere, Gavino Ledda, nel nuovo film di Salvatore Mereu. Lui che con “Padre padrone” aveva lanciato una sfida alla tradizionale società agro pastorale nel nome della libertà conquistata dal figlio Gavino contro la legge del patriarca Abramo, ora dovrà calarsi nei panni di Costantino, conduttore di greggi ormai in pensione. Un vecchio che nel romanzo di Giulio Angioni “Assandira” (Sellerio, 2004) da cui è tratto il lavoro del regista di “Ballo a tre passi” vive in maniera conflittuale – e alla fine drammatica – il rapporto con la modernità e con il proprio primogenito. Per Gavino Ledda, un capovolgimento assoluto rispetto alla prospettiva del suo testo portato sul grande schermo nei primi anni Settanta del Novecento da Paolo e da Emilio Taviani: il figlio ribelle diventa padre che resiste al nuovo.

E’ questo uno dei molti motivi di interesse del film di Mereu, che batte il primo ciak domani a Dolianova, il paese del Medio Campidano dove è stato ricostruito l’immaginario paese di Fraus di cui sono originari i personaggi del romanzo di Angioni. «Assandira è invece – spiega Mereu – il nome dell’agriturismo nel quale si svolge la maggior parte dell’azione del film, esattamente come nel racconto. Un luogo che abbiamo ricostruito in un’ altra parte della Sardegna, a Foresta Burgos, dove ci sposteremo per le riprese da venerdì della prossima settimana».



La trama del film, così come quella del romanzo, è quella di un giallo. Il vecchio pastore Costantino Saru si fa convincere dal figlio Mario, tornato in Sardegna insieme con la giovane moglie danese Grete dopo un periodo passato oltre il mare, a trasformare l’antico ovile in un agriturismo. Le vecchie mura di pietra ristrutturate a uso dei turisti sono però distrutte da un incendio. La scena della devastazione provocata dalle fiamme apre il romanzo. Nel rogo muoiono sia Mario (interpretato da Fabrizio Rongione) sia Grete (cui darà volto e voce Barbara Bobulova). Dopo l’incendio, davanti al magistrato che indaga sulle cause del disastro Costantino si accusa dell’incendio e quindi della morte del figlio e della nuora. Ma il giudice, che non crede al vecchio, cerca la verità e dalla sua indagine viene fuori una storia che racconta il dramma del rapporto difficile tra due generazioni molto distanti, il dramma del doloroso passaggio dalla tradizione alla modernità che ha segnato in Sardegna buona parte della seconda metà del secolo scorso. «Ad Assandira – scrive Angioni nel libro – era tutto un sembrare e sembrare era tutto». «I valori della tradizione diventati ormai a un guscio vuoto – spiega Mereu – sono ridotti a una recita per turisti, dove tutto è falso, come in un reality show». Ciò che era un tempo il cuore pulsante di un universo di senso diventa ora una macchina per fare soldi. Un’antica cultura è messa in scena, con un’attitudine quasi pornografica, per generare redditto. Il vecchio prova disagio e vergogna, il figlio spinge tutto oltre ogni limite. Il risultato è una devastazione dove, scrive Angioni – «tutto diventa un niente di nessuno».

«Mi dispiace – dice Mereu – che ad assistere alle riprese del film non ci sia Giulio Angioni. Prima che la malattia ce lo portasse via, nel gennaio dello scorso anno, Giulio ha partecipato con entusiasmo al lavoro di trasposizione cinematografica del suo romanzo. Credeva molto nel progetto».

Progetto al quale Mereu ha lavorato con caparbietà per quattro anni. Ora finalmente si parte. Il film è prodotto dalla società dello stesso Mereu, “Viacol vento”, con il sostegno decisivo di Rai Cinema e della Fondazione Sardegna Film Commission. «Ma voglio aggiungere – dice il regista – che è stato importantissimo anche l’aiuto che abbiamo ricevuto da altre istituzioni del territorio: dalla Forestale all’Arst, dalla Fondazione di Sardegna all’Isre. Un concorso di volontà intorno a una scommessa lontanissima da tanto cinema di consumo».

E’ stata dura, ma ora “Assandira” parte. E dimostra che alla dittatura del botteghino si può ancora resistere.
 

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