Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Cala il sipario di Dromos, il festival dei tanti palchi

Con il concerto di Seun Kuti e i suoi Egypt80, mercoledì è calato il sipario sulla ventesima edizione del Dromos Festival. Dromos Revolution, per l’occasione, perché dedicato al cinquantesimo...

ORISTANO. Con il concerto di Seun Kuti e i suoi Egypt80, mercoledì è calato il sipario sulla ventesima edizione del Dromos Festival. Dromos Revolution, per l’occasione, perché dedicato al cinquantesimo anniversario della rivoluzione culturale del 1968. Il Festival diffuso che ha toccato, in diciannove giorni, dodici centri della provincia oristanese.

Tanti i nomi di richiamo così come quelli dedicati a un pubblico di nicchia, ben selezionati dal direttore artistico Salvatore Corona. Dee Dee Bridgewater, Vinicio Capossela, Bombino, Gonzalo Rubalcaba, Bokanté, Seun Kuti, Marialy Pacheco e Fatoumata Diawara, sono solo alcuni dei protagonisti del cartellone musicale. Ma Dromos non è solo musica. I concerti fanno da traino per scoprire e mettere in risalto la bellezza del territorio, la volontà e lo sforzo delle piccole amministrazioni e l’accoglienza dei suoi abitanti, in alcuni casi poche centinaia, che conservano con fierezza, in barba alla globalizzazione, le loro caratteristiche, vere e proprie perle di architettura che si incastrano, convivendo, nell’incontaminata natura di territori spigolosi e ostili.

Oltre a Oristano, Baratili San Pietro, Bauladu, Cabras, Fordongianus, Mogoro, Morgongiori, Neoneli, Nureci, San Vero Milis, Ula Tirso e Villa Verde. Piccoli centri che si ritrovano catapultati al centro del mondo con nomi altisonanti e lasciano a bocca aperta anche chi, di professione, gira tutto il mondo. Un’esperienza che dura poche ore o addirittura alcuni giorni come succede a Nureci, da undici anni, per il festival nel festival, il Mamma Blues, svoltosi quest’anno dal 12 al 15 agosto. Quattro giorni in cui la comunità di poco più di trecento abitanti cresce di diverse migliaia di unità. Giorni in cui il tempo sembra dilatarsi con i “Nuracesus” che accolgono il pubblico accorso da ogni angolo dell’isola (ma anche dall’Europa), con un sorriso, aprono le porte delle loro case e aggiungono posti a tavola. Un paese dove l’avventore non è considerato solo fonte di guadagno ma occasione di confronto, con una apertura mentale che farebbe invidia alle grandi città.

Un discorso che vale per tutti i centri che hanno ospitato il Festival Dromos. Laddove le compagnie telefoniche non si adoperano per fornire il servizio (gran parte del centro abitato è in zona d’ombra) ci pensano gli amministratori fornendo internet gratis per tutti. Come se non bastasse c’è ancora di più. La mostra “68/Revolution Memorie, Nostralgie, Oblii” curata dal critico d’arte Ivo Serafino Fenu, insieme a Chiara Schirru, visitabile nella Pinacoteca Carlo Contini a Oristano fino al 7 Ottobre (tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 19.30) e ancora le scenografie di Mattia Enna e i quotidiani interventi sul palco dell’attore e scrittore Alessandro Melis, col suo “Bestiario della rivoluzione (animali sconvolgenti, e come inventarli)”che con i racconti toccanti sui suoi animali traspone le mille facce dello spirito umano.

L’amore, l’empatia, la rabbia, la speranza, lo capacità di adattamento e la caparbietà. E poi ancora teatro e cinema fanno di Dromos uno dei Festival più attesi dell’anno. Da non sottovalutare la partecipazione attiva di due privati, Hotel Mistra 2 e Cantine Contini che quest’anno hanno finanziato per intero, al parti di una amministrazione comunale, due degli eventi fra i più importanti quello di Marialy Pacheco e Fatoumata Diawara, entrambi all’Anfiteatro Tharros.