«Io, Claudio Lolli e la Bologna degli anni Settanta»

Il regista cagliaritano Gianfranco Cabiddu ricorda il grande cantautore scomparso venerdì scorso 

SASSARI. «Una persona coltissima, di grande onestà intellettuale, stimolante, mai dogmatica, ironica. E a ben vedere anche molto fortunata negli affetti e nella vita. Perché pur mantenendo un profilo basso ha fatto quello che voleva fare». Sono parole d’affetto quelle che il regista cagliaritano Gianfranco Cabiddu spende commosso per ricordare il cantautore, poeta e scrittore bolognese Claudio Lolli, suo grande amico sin dagli anni Settanta e venerdì scorso scomparso improvvisamente. «Ci ha colto di sorpresa – ammette –, ho sentito anche Marina, la moglie, e mi ha confermato che sì, non è che Claudio stesse benissimo, ma in ogni caso nessuno poteva immaginarsi la sua morte».

Cabiddu e Lolli si erano conosciuti proprio quando nel capoluogo emiliano cresceva un formidabile fermento culturale e politico. «Era il 1976 – ricorda il regista, che 41 anni dopo ha vinto il David di Donatello per la migliore sceneggiatura adattata sul suo film “La stoffa dei sogni” – e io ero arrivato a Bologna per frequentare il Dams, mentre Claudio era già affermato, tanto che proprio quell’anno aveva inciso il fortunatissimo album “Ho visto anche degli zingari felici”, forse il suo maggior successo, seppure non abbia mai sbagliato un disco». L’opera oltretutto nasceva musicalmente dalla collaborazione di Lolli con il Collettivo autonomo musicisti di Bologna, di cui Cabiddu, diplomato in flauto al Conservatorio, fonico ed etnomusicologo – faceva parte. «Per un certo periodo – continua Cabiddu – abitammo insieme in via Indipendenza, in pieno centro, e non potrò mai dimenticare i cinque piani che dovevamo farci a piedi, anbche se quella casa era sempre aperta a tutti. Un vero luogo di scambio culturale dove bazzicavano e collaboravano artisti di ogni tipo, basti pensare che Andrea Pazienza ha realizzato per Claudio una copertina».

Lolli dal punto di vista artistico era fondamentalmente un poeta. «Sì – conferma l’amico cagliaritano – era
un grande poeta, tuttavia bisogna sottolineare anche la sua intuizione musicale, specie quando suonava con il gruppo rock. Gli feci da fonico e ricordo con grande emozione certe tournée. Spero che i giovani di oggi ascoltino le sue canzoni, non immaginano quanto potranno riconoscersi».

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