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Piero Marras: «I miei 40 anni di poesia e musica»

Il cantautore impegnato in un tour: il concerto-biografia dall'amore per Dylan ai testi in sardo

Sette anni, un pianoforte, delle noiosissime lezioni di solfeggio. Roba soporifera, roba che non si dimentica. «Ero un bambino, come potevo non annoiarmi?». Quindi basta con la lettura ad alta voce degli spartiti, meglio fare tutto da solo. «Sono un autodidatta. Ricordo che provavo gli accordi, spesso li sbagliavo, altre volte no. Ho cominciato così». Oggi Piero Marras di anni ne ha quasi 69. E alle spalle si ritrova una carriera fatta di successi e di poesia, di dolci melodie e di brani che da queste parti sono diventati pezzi di storia. Marras continua a girare in lungo e in largo l’isola per celebrare i 40 anni di carriera d’autore. «È un lungo percorso che amo raccontare. Perché a me piace raccontarmi, lo faccio anche durante i concerti. Parto proprio dalle origini, dai primi passi. Parlo del mio primo contratto discografico, dei primi successi, del passaggio dall’italiano alla lingua sarda».

40 anni di Marras. Sono passati 40 anni da quando si fa chiamare Piero Marras. Ma in realtà il suo percorso era cominciato molto prima. «Beh, la musica è sempre stata un qualcosa di assolutamente centrale per me, fin da bambino – spiega –. Quando suonavo con il Gruppo 2001, nei primi anni Settanta, facevo rock progressive. Era il periodo dei King Crimson, dei Gentle Giant, della Pfm e del Banco. In quegli anni c’erano loro e anche noi volevamo in qualche modo agganciarci a quel mondo lì. Comunque ascoltavo tantissimo i Beatles, poi anche i The Mamas & The Papas. E naturalmente Bob Dylan, che è sempre stato un punto di riferimento». Alla fine degli anni Settanta, invece, il primo album col nome di Piero Marras, perché in realtà il suo vero nome è Pietro Salis. «Ricordo che ero un ragazzo convinto e determinato. È stata una bellissima esperienza che mi ha dato tantissimo». La carriera del cantautore nuorese è sempre stata un crescendo, tra ballate, sperimentazioni, un folk mai banale e testi profondi e di alto livello. «Il momento più alto del mio percorso è stato sicuramente quando ho duettato con Dionne Warwick davanti al Papa. Era il Giubileo del 2000 – ricorda Marras –. Per me è stato un riconoscimento enorme, quasi una cosa più grande di me. Ma è andato tutto bene. Dionne Warwick è una grande, ha duettato con gente come Sting ed Elton John. Davvero un bel ricordo. Ma grandi riconoscimenti sono arrivati pure dai premi e anche dalla reale stima delle persone, che spesso vale più di un selfie chiesto da un fan».

Vendetta personale. Alla metà degli anni Ottanta la svolta più importante. Stop all’italiano per lasciare il campo alla lingua sarda. «Molti pensavano che mi stessi ghettizzando, ma sapevo a cosa stavo andando incontro – spiega il cantautore –. È stata una scelta artistica, una vera e propria vendetta personale. Perché in casa mia non si parlava il sardo, mentre a Nuoro tutti i miei amici lo parlavano. Quindi mi sono messo a studiare e così l’ho imparato. Penso che quello del sardo sia un suono unico. Se si investisse di più su questa lingua ne guadagnerebbe tutta l’isola. Passando al sardo forse ho perso qualche estimatore, ma allo stesso tempo ne ho guadagnato una miriade. Non mi sono mai pentito di quella scelta, la rifarei altre mille volte».

Uno sguardo attorno. Se si guarda attorno, Piero Marras non vede nulla di troppo interessante dal punto di vista musicale. Sia in Sardegna che in Italia. «Mi annoio spesso, parlando di musica d’autore non vedo grandi cose – commenta Marras –. Ho grande stima per gente come Battiato, Conte, De Gregori. Poi però non ho visto cose capaci di entusiasmarmi. E anche in Sardegna c’è un appiattimento totale, anche perché l’eccellenza non viene stimolata. I professionisti, come i Tazenda, sono davvero pochi. Poi questo è il periodo del rap, un genere che non mi piace. Però c’è Salmo, il rapper di Olbia, che comunque scrive molto bene ed è un vero talento. Non è il mio genere, ma apprezzo i suoi testi».

Marras e il sardismo. La vita di Piero Marras si è più volte intrecciata con la politica. Lui si definisce un sardista e ha un passato come consigliere regionale del Psd’Az. Un partito che negli anni si è trasformato e che ormai da tempo è alle prese con dibattiti e regolamenti dei conti interni dopo la svolta salviniana. Marras non ama Matteo Salvini e lo mette in chiaro, però ben venga l’accordo se tutto ciò dovesse generare importanti benefici per l’isola. «Molti anni fa pensavo che ci fossero delle assonanze incredibili tra il Psd’Az e la Lega delle origini, che era ovviamente proiettata sul nord – spiega Piero Marras –. Oggi mi piacerebbe se ci fosse un contratto su continuità territoriale, occupazione, sana industrializzazione, turismo, vero sviluppo. Salvini in sé non mi interessa. Ed è ovvio che sono contrario al modo di vedere l’immigrazione. In questo senso sono dall’altra parte. Sì, il problema esiste, ma si esagera. Stiamo parlando di persone».