Nel libro di Marcello Simoni l’Alghero del ’400

Lo scrittore di romanzi storici stasera nella città catalana ospite del festival “Dall’altra parte del mare”

ALGHERO. Dalla Firenze di Cosimo de’ Medici a un monastero della Catalogna, passando per la Sardegna. Il nuovo libro di Marcello Simoni, “Il patto dell’abate nero” (Newton Compton, 327 pagine, 9.90 euro), porta infatti il lettore anche nell’Alghero del 1460. E intorno alla città si sviluppa buona parte del racconto costruito dallo scrittore emiliano a partire da un accurato lavoro di ricerca, base sulla quale innestare una trama avventurosa e ricca di misteri dove personaggi realmente esistiti si muovono accanto ad altri di finzione. Simoni, tra i più apprezzati autori di romanzi storici, è tra gli ospiti del festival “Dall’altra parte del mare” con un doppio appuntamento: ieri sera era a Putifigari e domani ad Alghero, alle 21 a Lo Quarter.

«Sono contento di tornare in Sardegna – sottolinea lo scrittore – ed è proprio venendo qua per altri tour che ho conosciuto Alghero e pensato di ambientare un romanzo in questa città. Perché ha un fascino particolare. E poi approfondendo la ricerca storica ho scoperto tanti dettagli interessanti». Alcuni di questi riguardano la comunità ebraica. E tra i personaggi del romanzo c’è proprio un mercante ebreo dell’Alghero dell’epoca. «La comunità ebraica – spiega Simoni – aveva qui molte libertà che non trovavano riscontro in altre zone d’Italia. Ad Alghero, per esempio, gli ebrei erano dispensati dall’obbligo di portare la rotella gialla cucita sui loro abiti. Hanno giocato un ruolo importante nella crescita urbanistica e commerciale della città. C’era anche una sinagoga, descritta come molto grande, quando mancava ancora una cattedrale perché non era sede vescovile. Segno della grande influenza che avevano all’interno di questo abitato».

Ad Alghero, da Firenze, arriva il protagonista del romanzo: il ladro Tigrinus alla ricerca di informazioni su un leggendario tesoro. Al quale forse è collegata la scomparsa del padre di Bianca de’ Brancacci, personaggio femminile attorno al quale ruota tutta la vicenda raccontata da Simoni. «Con Bianca volevo far capire ai lettori che non tutte le donne nel Medioevo se
ne stavano a casa a far la calzetta. C’erano anche personaggi come lei. Donne belle, intelligenti e con un carattere forte e intraprendente che le ha spinte a prendere scelte diverse. Sono affascinato da queste donne che hanno cercato di forzare gli schemi, pioniere dell’emancipazione».

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