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Storie di fantasmi, le dieci più famose della Sardegna

Si tramandano nelle generazioni e risalgono ai tempi in cui i castelli erano abitati e le abbazie erano centri operosi. Anche la scrittrice Grazia Deledda ha dato il suo contributo raccontando degli spettri di Casteldoria

Sono il brivido freddo che scorre lungo le schiene nella calde notti d’estate. Il pathos, poi, viene elevato alla massima potenza da un dettaglio: non sono storie disponibili su Netflix, non si vedono su Sky e le tv generaliste non si occupano di quelli che da queste parti si chiamano “contos” e che in tutto il mondo hanno assunto il nome anglofono di “ghost stories”, storie di fantasmi. Per sentirle, dunque, c’è solo un modo: farsele raccontare. L’isola è un contenitore che ne custodisce centinaia.



Picconi spettrali. Dopo la chiusura delle miniere, negli anni Sessanta, iniziarono a circolare le prime voci che raccontavano di rumori sospetti di picconi che arrivavano dalle gallerie. Per indagare qualcuno si inoltrò nei cunicoli e ritornarono in superficie con la descrizione di una strana nebbia grigiastra e di sagome umane evanescenti. A dare adito alla leggenda c’è un video caricato su Youtube da un gruppo di ghostbusters sardi che hanno registrato una voce che risponde una domanda: «Come ti senti?», chiedono i ragazzi. «Arrabbiato», risponde lo spirito. Ma è il filone degli spettri nobili quello più inflazionato anche nell’isola. Nella fantasia popolare il castello di Medusa, a Samugheo, sarebbe collegato agli altri manieri dalla zona da una fitta rete di tunnel che custodirebbero forzieri colmi d’oro ma anche di terribili mosche velenose. Nei corridoi sotterranei sarebbe custodito anche un telaio d’oro. A mettere un freno alla curiosità dai cacciatori di tesori ci sarebbe, ovviamente, il fantasma iracondo della stessa Medusa che sarebbe in grado di pietrificare con lo sguardo tutti i “tomb raider”. Poco distante da Samugheo, a Cuglieri, si sentirebbe il canto di una badante impiegata nel Castello del Montiferru, baluardo difensivo durante la guerra tra i catalani e il Giudicato di Arborea. La donna, secondo la leggenda, sarebbe scampata all’eccidio dei proprietari del castello nascondendosi nei sotterranei, da cui però non riuscì più a uscire, trovando la morte insieme a un piccolo erede dalla famiglia Burnengo. Il suo fantasma infesterebbe le notti del castello cantando la nenia che era solita intonare per cullare il sonno del bambino che le era stato affidato. Oltre al più noto spettro di Violante Carroz sempre a Cagliari, questa volta al Lazzaretto, sarebbe lo spirito di un bambino morto di peste nel XVII secolo. Il piccolo si divertirebbe a giocare a calcio con il teschio di una donna conservato al Lazzaretto, leggerebbe i fumetti custoditi nella biblioteca e farebbe passare dei brutti quarti d’ora ai guardiani, accendendo e spegnendo le luci della struttura.

Violante Carroz, la contessa sanguinaria Nella zona di Quirra, si aggira lo spirito della "sanguinaria" Violante Carroz, che si guadagnò il nomignolo agendo con crudeltà per reprimere le lamentele dei suoi sottomessi. O secondo alcuni Violante divenne una "dama nera" come reazione a una vita travagliata. Perse il primo marito a 15 anni e si sposò altre due volte, dovette combattere duramente per mantenere i suoi beni e la podestà sui suoi figli, che morirono giovani prima di lei. Emigrò in Spagna e ritorno in Sardegna, nel castello di San Michele, dove visse fino a trovare la morte. La leggenda vuole che il suo fantasma infesti ancore il parco e quella zone della città.