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Walter Veltroni racconta l’Italia del post Berlinguer

Il politico e scrittore romano a Saccargia per presentare il suo libro “Quando”. La storia di un comunista che si risveglia nel 2017 dopo trent’anni di coma

CODRONGIANOS. La democrazia occidentale in pericolo, la destra che avanza, i fascisti sdoganati, l’America di Trump, l’elogio del dubbio, un tenero ricordo di Enrico Berlinguer e poi – scontato – la crisi della sinistra. Sono i tanti argomenti trattati giovedì scorso da Walter Veltroni, ospite davanti alla basilica di Saccargia, a Codrongianos, della rassegna “Éntula”, organizzata dall’associazione Lìberos. Per un’ora e mezzo, davanti a un folto pubblico e stimolato dalle domande del direttore della Nuova Sardegna Antonio Di Rosa, con lui sul palco, il politico, scrittore e cineasta romano ha preso spunto dal suo ultimo romanzo “Quando” (Rizzoli) per raccontare la propria attuale visione del mondo. Anche perché a suscitare simili riflessioni è per l’appunto la trama del libro, presentato anche ieri a Sanluri nell’ambito dello stesso festival letterario.

La storia narrata è infatti quella di Giovanni, un comunista che nel 2017 si risveglia dopo trent’anni di coma. E ritrova un mondo che è completamente trasformato, soprattutto dove il comunismo non esiste più. Come non esistono più il partito e i compagni. Una vicenda per certi simile a quella di Christiane, la protagonista del film “Goodbye Lenin”, come sottolinea lo stesso autore. Che poi precisa: «Nella celebre pellicola i parenti della donna uscita dal coma gli camuffano la nuova realtà, le nascondono che Ddr e Unione sovietica non esistono più, mentre nel mio romanzo gli amici di Giovanni, ora non più giovani proprio come lui, si accalcano al suo capezzale per raccontargli che in quei trent’anni di coma un uomo di nome Berlusconi ha preso il potere, il Muro di Berlino è stato abbattuto e le Twin Towers di New York sono crollate». È cambiata la Storia, insomma. E Giovanni dovrà ricucire una vita spezzata.

Facile soltanto a dirsi, perché certi punti di riferimento non ci sono più. «Non so se mi fanno piacere o tristezza le persone che si avvicinano a me per strada a chiedermi che cosa sta accadendo – rivela a Di Rosa l’ex vicepresidente del Consiglio, ex sindaco di Roma ed ex segretario del Pd –, ma certamente sono preoccupato per il destino della nostra comunità. Mi auguro che la sinistra trovi la sintesi necessaria, perché è uno dei momenti più difficili della storia italiana e mondiale. Si pensi agli Usa – aggiunge –, passati dal meraviglioso sogno di Obama all’incubo di Trump, ma anche ai fatti di Sassari nei giorni scorsi (i funerali fascisti -ndr), cose sino a non molto tempo fa inimmaginabili. Ci sono momenti della storia in cui passo dopo passo si precipita in un burrone, perciò non bisogna mai abbassare la guardia».

Il protagonista del romanzo finisce in coma il 13 giugno 1984, colpito in testa da un’asta di una bandiera durante i funerali di Berlinguer. «“Quando” è un libro che segna uno spartiacque tra il mondo prima della morte di Berlinguer e dopo i suoi funerali», spiega Veltroni prima di ricordare come morì il sassarese segretario del Pci: «Venne colpito da un ictus mentre stava parlando in comizio a Padova, quindi combattendo e assolvendo al suo compito, non per eroismo, bensì per dovere. Quando finisce il discorso addirittura sorride. Una persona speciale. Berlinguer era esattamente il contrario dei leader che ci sono adesso: aveva sì un grandissimo carisma, ma senza manie di protagonismo»