Arte in lutto, addio a Caterina Virdis Limentani

Originaria di Sassari, docente anche a Milano e Padova. Il suo ultimo libro dedicato ai retabli dell’isola

SASSARI. Si è spenta domenica scorsa, a 79 anni, Caterina Virdis Limentani, professoressa ordinaria di Storia dell’Arte Moderna, Storia dell’Arte Fiamminga e Olandese, Iconografia e Iconologia, nelle Università di Padova (1970-2006), Milano Cattolica (1999-2002) e Sassari (2007-2011). Originaria di Sassari aveva diretto campagne di ricerca di rilevanza nazionale e curato mostre e convegni specialistici, pubblicato saggi su Rubens, Quentin Metsys e Jheronimus Bosch, sul quale era intervenuta anche recentemente nel catalogo della mostra di Madrid. Importanti suoi volumi sono quelli sulla pittura del nord Europa e nei paesi del Mediterraneo. Virdis era specialista anche di incisione, miniatura fiamminga e indagini tecnologiche sui dipinti, coordinando grandi campagne di studi e pubblicazioni.

È stata tra i primi in Italia ad occuparsi di arte fiamminga e olandese quando ancora tali interessi tra gli specialisti italiani erano considerati quasi esotici. Ha col tempo costruito presso l’Università di Padova una scuola affiatata di studi sull’arte nordica e un laboratorio per le analisi tecnologiche sui dipinti, diventando punto di riferimento a livello europeo. A Padova inoltre aveva inaugurato anche un corso di laurea specifico sulla Storia della Moda e del Costume. Essendosi laureata a Cagliari in Storia dell’Architettura Contemporanea, non aveva poi mai abbandonato l’interesse per gli artisti contemporanei, pubblicando anche di recente: “Stanis Dessy: maestro del colore e delle tecniche” (2013); “Splendori dal Giappone: le storie del principe Genji nella tradizione Edo e nelle incisioni di Miyayama Hiroaki” (2014), da cui aveva curato una mostra a Sassari e Oristano. Il suo ultimo libro (2018), scritto a quattro mani con Maria Vittoria Spissu, si intitola: “La Via dei Retabli” edito da Carlo Delfino Editore. Un libro dalla lunga lavorazione che ha voluto gettare le basi per un nuovo modo di intendere la storia dell’arte dei retabli in Sardegna, non più come appendice iberica, o come periferia del Rinascimento italiano, ma microcosmo di rielaborazione di grandi
fenomeni europei. All’Università di Sassari aveva curato importanti convegni come “Tempo e ritratto. Oltre che a comitati scientifici prestigiosi e internazionali, ha sempre amato partecipare alle attività del Circolo dei Sardi di Padova, non dimenticando mai la sua terra d’origine.

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