Mario, Stefano e Raffaele: i millennials portotorresi che infiammano il palco

I BlackBoard sono progetto in musica nato nel 2016, recentemente a Sassari hanno vinto il contest “Art Wars - Informagiovani ritorna in piazza”, organizzato dall’Informagiovani/Agenzia locale Eurodesk in piazza Santa Caterina

Una lavagna da colorare a colpi di “Vernice”. I BlackBoard sono progetto in musica nato nel 2016 sul golfo dell’Asinara grazie al fondersi delle passioni di tre ragazzi di Porto Torres classe ’90, già amici nella vita e diventati band. I BlackBoard sono Mario Dionisi, Stefano Bazzoni e Raffaele Chighini; recentemente hanno vinto il contest “Art Wars - Informagiovani ritorna in piazza”, organizzato dall’Informagiovani/Agenzia locale Eurodesk in piazza Santa Caterina, a Sassari. Il brano che ha tirato la volata alla vittoria finale è “Vernice”. Ma cosa significa BlackBoard? «Lavagna – spiegano i musicisti – a rimarcare la nostra volontà di rinnovarci continuamente». Ma senza dimenticare le loro radici che sono «soprattutto le sonorità anni ’90, passando dal punk rock americano all’alternative rock inglese con qualche sprazzo di cantautorato italiano. Cerchiamo di trovare la mediazione perfetta, aggiungendo molto del nostro e sbilanciandoci verso un estremo o l’altro a seconda del pezzo».

I tre giovani hanno un sound molto particolare, sentirli fa correre la mente ai garage Usa. «I Green Day hanno avuto un ruolo nella nostra formazione musicale. A me hanno dato tanto – dice Stefano – ma non sono gli unici. Stiamo cercando di trovare una strada che sia al centro fra tutto ciò che ci piace, senza dimenticare dove tutto è iniziato ma senza rimanere cristallizzati sugli inizi: sarebbe penalizzante in un ambiente di per sé difficile». Cover band o autoralità? «Oggi le cover band – riprendono i tre – sono quasi venerate e messe al di sopra di chi produce inediti con fatica e cercando un’identità musicale. Se in un locale sento una cover band degli 883 mi prendo bene, ma non ha senso accostare le cover band a chi fa inediti. Sono cose diverse, ci si può mettere in gioco al 100% solo rischiando e mettendoci la faccia».

Non c’è dubbio: Mario, Stefano e Raffaele sono animali dal palco: «Un festival è ambiente stimolante, i numeri sono spesso più alti di un live concert, almeno per quanto riguarda una band emergente, e il palco fa gola a tutti. D’altro canto è difficile rendere memorabile un’esibizione infinitamente più breve di quella che si avrebbe con un live personale. È una scelta difficile, noi preferiamo il palco ma si è più free in un locale o comunque in un live di proprietà».

Il loro pezzo “Vernice” spacca, qual é il segreto? «Incarna molti elementi del nostro passato – spiegano – ma è totalmente diversa da qualsiasi cosa fatta sino ad ora. È una ballad ma non è una ballad, il testo cerca di usare un linguaggio alto ma allo stesso tempo colloquiale. Se spacca o meno lo dirà chi la ascolta, noi speriamo sempre che ciò che facciamo piaccia almeno un decimo di quanto piace a noi»

Neanche il tempo di festeggiare la recente vittoria del contest con “Vernice”, che la band è già ritornata al lavoro. «Abbiamo deciso di dedicare tutto il tempo necessario al chiuderci in sala e scrivere, arrangiare e produrre il nuovo disco – spiegano i giovani musicisti –. Sarà una evoluzione di “Curriculum Vitae” e con ogni probabilità sarà completamente diverso. Dovesse poi
arrivare qualche proposta interessante, saliremo sul palco».

Nel mondo della musica c’è chi suona per vivere e chi vive per suonare. I BlackBoard stanno sicuramente nel secondo gruppo. «Vivere per suonare – concludono i tre – sperando di poter un giorno anche suonare per vivere».

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