I suoni e i colori di Elena Ledda al Verdi di Sassari

“Voci di donna” : il concerto della folksinger sarda. In scaletta il suo ultimo e pluripremiato album “Làntias” 

SASSARI. Storie e sonorità ispirate alla tradizione sarda che varcano confini geografici e culturali per raccontare il contemporaneo. Va in scena questa sera 3 ottobre alle 21 al Teatro Verdi “Làntias”, uno spettacolo di musica e poesia che apre la rassegna “Voci di Donna” organizzata da Teatro e/o musica con uno dei talenti femminili sardi più apprezzati in ambito internazionale: Elena Ledda. Il nuovo progetto della cantante, pubblicato lo scorso luglio, è già un successo discografico, vincitore di importanti riconoscimenti, tra cui il premio “Città di Loano” per il miglior disco di musica popolare, ed è tra i finalisti del premio Tenco conquistato già due volte in passato da Elena Ledda. Prodotto dall’etichetta S’ArdMusic il cd comprende dodici brani che uniscono per temi e sonorità epoche e continenti lontani tra loro. «Ogni nuovo progetto su cui lavoriamo – dice Elena Ledda – parte dalle nostre emozioni, nasce da ciò che ci portiamo dentro. Parlo al plurale perché ogni singolo brano di questo album e in generale di tutta la mia produzione artistica è frutto di una sinergia messa a punto nel tempo insieme al mio affiatato gruppo di lavoro di cui fanno parte: Simonetta Soro, Mauro Palmas, Silvano Lobina, Marcello Peghin».

L'universo femminile emerge potentemente in questo progetto che tra i vari temi affronta anche quello del femminicidio raccontato dalla prospettiva di chi resta solo con il dolore dopo la morte di una madre, di una sorella, di una figlia. Nell’itinerario narrativo di “Làntias” anche tre canzoni d’amore: “Serenada”, del musicista galiziano Antonio Placer, la “Ninna nanna in re” di Bianca D’Aponte, e un celebre canto popolare andino, “Ojos Azules”. Il cd fonda le sue radici sull’intensità della lingua sarda in diversi brani dalla forte valenza evocativa tra cui “Nora”. «Nora è un nome di donna – prosegue – ma anche di un luogo fortemente legato all'identità dei sardi. Nei mesi scorsi abbiamo fatto un concerto in questa città antica, preziosa, che ancora ci parla di un passato che ci appartiene. Nora nel brano è una ragazza che apre le finestre della sua casa per fare entrare aria fresca, nuova». La musica di “Làntias” non si ferma alle radici ma viaggia lontano abbracciando suoni e voci delle genti del mediterraneo e della vicina Africa. «Come esseri umani, come cittadini, come artisti – aggiunge Ledda – siamo colpiti da ciò che accade nel mondo, in luoghi lontani da noi ma anche ai nostri confini. Il mondo spinge, il mondo vuole entrare, non possiamo non rispondere, aprire, tenere la porta chiusa senza dare spiegazioni. Il mondo che bussa non è un estraneo in qualche modo fa parte del nostro passato. L'Africa è vicina alla nostra isola più di qualunque altra terra, la nostra cultura è nata in Africa. I Fenici hanno lasciato in Sardegna le loro impronte su cui noi abbiamo poi costruito l'identità sarda. È vero, abbiamo un patrimonio enorme a cui attingere, tradizioni preziose, uniche al mondo ma credo che sia comunque importante aprirsi sempre al confronto con altri popoli, altre culture questo meccanismo è alla base del progresso stesso dell'umanità».

L’odissea dei migranti, le stragi di innocenti sono raccontate in diversi brani dell’album. «Il sangue è sempre rosso – conclude Ledda – di qualunque colore siano le vittime, con le nostre poesie, la nostra musica non possiamo fermare certo le guerre ma possiamo far riflettere, offrire un’ occasione di riflessione a chi ascolta trasmettere emozioni, e accendere làntias: piccole luci su una realtà troppo

spesso in ombra».

“Lantias” partirà a breve come ogni produzione di Elena Ledda per un tour internazionale che toccherà nei prossimi mesi Europa e Sud America. Prima del concerto la cantina del Giogantinu di Berchidda offrirà al pubblico una degustazione.
 

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