il film 

Il viaggio di Wim Wenders con Francesco Bergoglio

SASSARI. Nel «Cielo sopra Berlino» Wim Wenders ci mostrò gli angeli. Ci riuscì grazie a un mix molto tedesco fra Rilke e Benjamin. Così come fatica da un paio di decenni a girare un film a soggetto...

SASSARI. Nel «Cielo sopra Berlino» Wim Wenders ci mostrò gli angeli. Ci riuscì grazie a un mix molto tedesco fra Rilke e Benjamin. Così come fatica da un paio di decenni a girare un film a soggetto degno della sua carriera anni 70-80, il regista tedesco ci ha regalato nello stesso periodo alcuni tra i documentari più importanti e belli: «Buena Vista Social Club», «Pina», «Il sale della terra». Ora prova a raccontare quello che per moltitudini è un angelo del nostro tempo. Si misura con papa Francesco, e la sfida è adeguata alla sua storia di uomo di cinema e intellettuale: come mostrare Jorge Mario Bergoglio? Come rendere visibile qualcuno che è sotto gli occhi di tutti, l’uomo/simbolo più ripreso-fotografato-intervistato del mondo?

Wenders ha dichiarato di aver voluto fare, invece di un tradizionale film biografico, un viaggio personale con Papa Francesco: «nella speranza di coinvolgere il pubblico in una sorta di faccia a faccia con il Papa, stabilendo un dialogo tra lui e, letteralmente, il mondo». C’è riuscito. Quattro interviste realizzate in due anni e un montaggio di filmati di repertorio restituiscono tutte le parole-chiave di questo pontificato: misericordia, rinnovamento, dialogo, accoglienza, giustizia, pace.

Grazie a un espediente tecnico (nelle interviste Bergoglio vedeva il regista su uno schermo e contemporaneamente dritto nell'obiettivo) il Papa “parla in macchina”, rivolgendosi direttamente a noi spettatori. Riassumendo con un semplice elemento di linguaggio ciò che sta più a cuore al pontefice: parlare a tutti, oltre gli steccati della fede e della cristianità, così come il messaggio di Francesco d’Assisi è rivolto a tutti gli esseri umani (nella città umbra sono state girate in bianco e nero alcune sequenze narrative). In questo senso Bergoglio è «uomo di parola»: sta restituendo senso a vocaboli screditati dai resistibili avversari del “buonismo”, ma lo è anche perché mantiene ciò che dice. «In un'epoca di profonda sfiducia nei confronti dei politici e degli uomini di potere - ha dichiarato il regista -, in cui bugie, corruzione e fake-news sono all'ordine del giorno, il film ci mostra un uomo che mette in pratica ciò che predica, conquistandosi così la fiducia di persone di tutto il mondo».

Il film restituisce la “semplicità” di Bergoglio: fatta di parole piccole (come dimenticare il “buonasera” del primo affacciarsi alla loggia di San Pietro dopo l’elezione). Parole spesso sferzanti, come mostra la carrellata sui volti dei cardinali mentre ascoltano l’elenco delle malattie della Chiesa. Parole che talvolta vengono sostituite dal pellegrinaggio in luoghi derelitti (le favelas brasiliane, Scampia) o da gesti potenti, come la lavanda dei piedi della donna di colore che ha in braccio un poppante. Per Wenders
«questo film non cambierà il mondo (i film raramente lo fanno). Invece penso che questo papato lo stia cambiando ».

Non perdete «Papa Francesco, un uomo di parola»: ancora oggi e domani a Sassari, Quartucciu, Santa Giusta. È una lezione di politica, di fede, di cinema.



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