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Tribute band: rubare l’anima ai miti del rock

Tribute band: rubare l’anima ai miti del rock

Si comincia con l’ascolto. Poi via a strimpellare lo strumento trovato in casa o ricevuto a Natale. La canzone del sole, “Nothing Else Matters”. Qualcuno forma una band o si cimenta nel comporre e...

Si comincia con l’ascolto. Poi via a strimpellare lo strumento trovato in casa o ricevuto a Natale. La canzone del sole, “Nothing Else Matters”. Qualcuno forma una band o si cimenta nel comporre e nello scrivere. Poi si mette in piedi il cosiddetto progetto musicale e – per semplificare – si dà vita ad una cover/tribute band o ci si propone al pubblico in versione autorale.

L’una cosa non esclude l’altra, a volte si tratta di step di un unico percorso, altre volte sono scelte ben precise che oggi, fra palchi e piazze e locali di Sardegna si regalano al pubblico, ottengono più o meno riscontri ed entrano in contrasto. Un contrasto di opinioni, nulla di violento. Un contrasto che si sviluppa sul piano intellettuale e dialettico con qualche sgasata social ad animarlo: cover o autoralità?

Lo scorso mese di agosto, sul palco del Rock n’ Beer a Valledoria, migliaia di persone hanno cantato fronte palco sulle note prodotte da cover e tribute band come i Contadini (tributo rock cover), gli Area 71 (tributo Litfiba), gli O.I.&B. (tributo Zucchero), i Riff Raff (tributo AC/DC), gli Orion (tributo Metallica), gli Over Gold (tributo Dire Straits), i Madeinjapan (tributo Deep Purple), Bulgaro & Fresi (rock Cover), Banditi e Campioni (tributo De Gregori e De André) e i Blood Brothers (tributo Bruce Springsteen). Artisti e grandi classici interpretati o re-interpretati davanti al delirio. Gli Achtung Baby, cover band degli U2, suonavano alla festa dell’Unità di Reggio Emilia a pochi metri dal palco che, il giorno dopo, avrebbe stampato nella memoria dei fan di Bono & Co. lo spettacolo del Pop Mart Tour. I BDA, Vasco tribute band Sardegna, sono fenomeno attuale che trascina e conquista città e hinterland.

«Chi fa tributi non è un musicista fallito senza idee, ma chi esalta e rinnova idee rese famose da altri – dicono i Queen in Rock - A Magic Tribute –. Siamo una delle cosiddette tribute band che ripropongo brani e show molto simili agli originali, rievocando sensazioni e ricordi di artisti ormai scomparsi o che difficilmente si potrebbero ascoltare nei locali e nelle piazze delle nostre città. Accontentiamo un pubblico di fans, affezionati e nostalgici. La ricercatezza nei costumi di scena, le strumentazioni e le sonorità originali, il trasformarsi nell’idolo: per noi non è solo passione ma richiede tanto impegno utile a regalare, in due ore di musica, l’immagine di un ricordo. Vinca sempre e comunque la bella musica, se fatta con passione e amore». Ancora Giacomo Crovetti, bassista dei The Cut - The Cure Tribute: «Noi facciamo un tributo ai Cure. A noi piace suonare i loro pezzi e li suoniamo mettendoci anche qualcosa di nostro: non vogliamo assomigliare in toto alla band cui ci ispiriamo ma vivere i pezzi e suonarli impregnandoli delle esperienze musicali personali e di gruppo – spiega –. Ciò che cerchiamo è un suono che possa essere il più vicino possibile a quello originale, per questo studiamo accuratamente i brani e cerchiamo di utilizzare le strumentazioni che consentono di arrivare ad un risultato accettabile. Tribute o cover sì o no? Non è un problema che sentiamo: è importante suonare, e per noi suonare i Cure è fondamentale per farli conoscere alle generazioni che non li hanno vissuti».

Per Andrea Mura, musicista sassarese con stagioni in forza a Primochef e Pmi fra gli altri e un locale che fa musica live 3.0: «Le cover band, ancora più le tribute band, rispondono all’esigenza di riconoscersi e non a quella di scoprire. In un’era in cui la novità musicale è a portata di click, si cerca il già sentito. La musica è coerente, è cartina tornasole di una tendenza più generale dell’epoca in cui viviamo. Ascoltare musica nuova richiede uno sforzo intellettuale maggiore, e richiede l’espressione di un giudizio: mi è piaciuto, non mi è piaciuto. È complesso, e allora si guarda alla musica del passato. Per fortuna c’è chi al riconoscere preferisce il conoscere, chi non pensa che la musica sia già stata tutta scritta. Le cover band e le tribute sono un porto sicuro. Ma chi vuole scoprire deve abbandonare i porti sicuri, se no resta sempre
fermo. All’Abetone offriamo musica d’autore nuova, a parte poche eccezioni, dato che non sempre si ha la possibilità di trovare proposte in controtendenza rispetto a ciò che si vede in giro. E quello che dico, lo vivo anche quando suono». Music is the answer? A voi la scelta.



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