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Cyber pirati, dagli smartwatch alle stampanti nessuno è al sicuro

Cyber pirati, dagli smartwatch alle stampanti nessuno è al sicuro

Un mondo di spioni e truffatori in agguato permanente effettivo. Sul web, ovviamente. Con un fine: «I soldi. Ma non solo. Gli hacker cercano di approfittare della vulnerabilità dei cittadini. Siamo...

Un mondo di spioni e truffatori in agguato permanente effettivo. Sul web, ovviamente. Con un fine: «I soldi. Ma non solo. Gli hacker cercano di approfittare della vulnerabilità dei cittadini. Siamo partiti dalla clonazione delle carte di credito allo spostamento di fondi dai conti correnti. Adesso, sono in crescita i casi di danneggiamento della reputazione degli avversari, individuali o gruppi». Giorgio Giacinto è ordinario di Ingegneria elettronica al Diee, dipartimento di eccellenza dell'ateneo di Cagliari. Il PraLab, ma anche una rinomata Summer school per i genietti dell'informatica, è la punta di diamante di un pool di ricercatori che combatte i banditi del terzo millennio.

Gang senza fine e senza faccia che si infiltrano, rubano, depistano, diffamano. «Basta una falla nel sistema informatico e, ad esempio, è molto semplice rubare dati da facebook. Attualmente, il commercio su internet si gioca sulla reputazione delle aziende. Se il sistema informatico che usano non è all'altezza, si è preda e vittima degli hackers e delle frodi». Il professor Giacinto accelera: «Gli oggetti connessi su internet sono un'infinità. Frigoriferi, lavatrici con la wi fi, orologi. Ad esempio, una stampante non conforme al Gdpr (General data protection regulation), manuale europeo di regole adottato in Italia il 25 maggio scorso, causa seri problemi alla privacy. Se qualcuno si infila accede e prende i documenti stampati oppure dalla stampante passa ad altri pc. Se intercettano la stampa di un'idea brevettabile, la rubano e il gioco è fatto».

Insomma, guerra su più fronti. Un fronte che ieri nell'aula magna di Ingegneria si è sviluppato nell'Owasp day Italia. Con Giorgio Giacinto e Davide Ariu, relazioni di Matteo Meucci, Igino Corona Giuseppe Porcu, Marco Pacchiardo e Marco Festa, esperti di aziende ed enti quali Huawei, Minded security, Pluribus One, Akamai technologies e Politecnico di Milano.

«Al PraLab ci occupiamo della sicurezza analizzando applicazioni malevole o attacchi informatici nascosti dentro documenti abituali. Un esempio? Ti arriva una fattura con un messaggio pdf e word, il documento pare buono, lo apri e nel tuo pc si installa un software che consente l'accesso dall'esterno. Poi, con altre metodologie entrano nella rete dell'ente o dell'azienda. La risposta? Avere la consapevolezza che c'è sempre qualcuno che cerca di sapere e capire come truffarci. Si stimano in centinaia di migliaia gli attacchi quotidiani verso istituzioni, banche, imprese».

L'allerta è generale. «La protezione dati è la battaglia del terzo millennio. Poste italiane, da sempre bersaglio dei pirati informatici, ha un gruppo mastodontico di esperti al lavoro. Paypal, negli Stati uniti, si difende con un team tosto. In generale, occorrono sistemi e applicazioni aggiornate e attenzione quando si usa posta elettronica e si naviga nel web: se si apre senza volerlo un sito fasullo l'inganno è certo». Insidie nascoste che attraverso i più svariati congegni elettronici penetrano e mettono a repentaglio la nostra vita quotidiana, tutti i giorni. Lavoro, vita privata e professione nel mirino. E non sempre è facile difendersi, adottare delle contromisure efficaci.

Il professore annuisce. «Lo smartwatch, lasciando tracce certe e pedinabili, pare
sia stato la trappola del giornalista torturato e ucciso di recente. Chi accede fraudolentemente ai sistemi può prendere dati sensibili, sulla salute, quelli cardiaci o di una patologia. Oppure, parli con qualcuno che ti registra con l'orologio. In breve, la privacy è andata».



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