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Centri per l’impiego: ecco come si va a caccia di lavoro

Centri per l’impiego: ecco come si va a caccia di lavoro

Una giornata nella sede dell'Aspal di Nuoro tra giovani alle prese con il precariato e padri di famiglia davanti al dramma della disoccupazione

Qui il dibattito politico rimane fuori dalla porta. Strumenti che tengono banco, prima in campagna elettorale e ora nelle arene televisive, come il reddito di cittadinanza, per ora non hanno incantato nessuno. Solo una piccola percentuale degli utenti chiede agli operatori se ci siano buone nuove su questo fronte. Gli altri sono decisamente più pratici e quando mettono piede nel Centro per l’impiego dell’Aspal (Agenzia sarda per le politiche attive sul lavoro) di Nuoro sanno dove andare e che cosa domandare. Due impiegate, Rosa e Silvana, all’ingresso, accolgono chi entra (la media è di 120 utenti ma con picchi di 160) e dopo un breve colloquio smistano all’ufficio e all’operatore competente. Le situazioni sono diversissime, così come varia l’età dei lavoratori che fanno riferimento al servizio. Jenni Dessolis, di Mamoiada, ha perso da poco meno di un mese l’impiego. Laureata in chimica, lavorava alla Asdomar di Olbia, che produce tonno in scatola. Si occupava delle analisi nel laboratorio dell’azienda che in seguito a una ristrutturazione ha tagliato il servizio. Nei giorni scorsi ha messo per la prima volta piede al Centro per l’impiego (Cpi) di Nuoro per un colloquio con l’orientatore Luisa Puggioni.

Quattro riforme

Insieme ora, in base alla qualifica della ragazza, cercheranno un nuovo sbocco occupazionale. Il supervisore per il Nuorese è Gina Piras. Per uno strano caso del destino ha iniziato ad occuparsi di impiego 41 anni fa proprio in viale del Lavoro. «Quando sono stata assunta ho trovato procedure e leggi del dopoguerra, poi in questi anni siamo stati attraversati da almeno quattro grandi riforme», spiega nel suo ufficio della rinnovata sede cittadina, inaugurata lo scorso 26 ottobre. Sarà per le notizie che anche online raggiungono velocemente i cittadini, ma il popolo dei precari, sempre più consistente, è ben informato. Pragmatismo e occhi ben aperti sulla realtà in continua evoluzione sono le caratteristiche di chi vuole rimanere a galla saltando continuamente in corsa sui lavori a tempo. La corazza che bisogna dunque indossare per non essere fagocitati dall’ansia è la capacità di padroneggiare la gran mole di informazioni e di conservare la tenacia di fronte alle avversità. Dote ancora più richiesta per chi vive in un territorio periferico come quello sardo e del Nuorese in particolare, dove negli anni molte imprese hanno chiuso e fette ancora più consistenti del pubblico si sono ritirate mestamente. Quindi Nuoro, solo trenta-quarant’anni fa regno del terziario che aveva attirato tanti dal contado per lavorare in ufficio, non è più così attrattiva come un tempo. Nella giungla dell’occupazione occorre comunque una bussola che dia una direzione. Così il rinnovato Centro per l’impiego di Nuoro è come un avamposto.

Le aspettative

Un fortino per una battaglia quotidiana per un diritto, troppe volte rimasto sulla carta e non da avvertire un privilegio o una concessione del politico di turno. E se in due mesi qui hanno bussato solo cinque o sei persone per chiedere lumi sul futuro reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del movimento governativo dei Cinque stelle, la misura crea qualche preoccupazione soprattutto per le aspettative. «Qualche timore devo dire che lo avvertiamo – spiega Gina Piras –. In questi anni abbiamo fatto un salto di qualità puntando con convinzione sulle politiche attive del lavoro, cercando di coinvolgere il cittadino in un percorso virtuoso e responsabile. Non vorrei che questo strumento in fieri vada ad intaccare gli sforzi compiuti innescando nei giovani atteggiamenti remissivi. Sui sussidi comunque abbiamo numeri alti e crescenti». In un altro ufficio è seduto, davanti alle operatrici Monica Palumbo e Maria Elena Melis, Roberto Sanna, venticinquenne nuorese. Da anni lavora in una struttura alberghiera della costa orientale per otto mesi l’anno. Quando termina il suo contratto e l’hotel chiude, v per avviare la pratica di disoccupazione che coprirà i quattro mesi di fermo viene quale, in viale del Lavoro, dove si affaccia il Cpi barbaricino. E se questa è ovviamente una coincidenza, la missione della struttura, sorta dove fino a una decina di anni fa operava la centrale dei Vigili del fuoco, è chiarissima: far incontrare la domanda e offerta del pianeta occupazione sempre più complesso e variegato, ma anche informare gli utenti sugli strumenti normativi che consentano di ottenere sussidi e aiuti per tamponare l’assenza di reddito dovuta alla perdita del lavoro e alla conseguente disoccupazione. In effetti un sussidio già esiste, viene identificato con l’acronimo Rei (reddito di inclusione), un assegno di circa 480 euro mensili che viene erogato a chi documenta un disagio lavorativo (familiare e sociale). Si tratta di disoccupati spesso di lungo periodo, con figli, una condizione di disagio che ha innescato anche problematiche di tipo psicologico. «Una partita molto grossa si sta svolgendo sui cantieri comunali LavoRas della Regione. I bandi sono rivolti non solo a persone con una bassa professionalità come avveniva solitamente in passato, ma i Comuni predispongono anche progetti per laureati e diplomati», spiega Sonia Flore, coordinatore del Centro per l’impiego di Nuoro che guida una squadra di 39 persone. Sono quasi tutti funzionari, alcuni recentemente stabilizzati, personale preparato ad affrontare le varie problematiche presentate dai cittadini. Maria, 21 anni di Dorgali, fino ad oggi ha lavorato nella ristorazione, ora sta vagliando le offerte dagli strumenti di autoimpiego con la possibilità di rilevare un’attività di famiglia nel settore dell’arredamento.

Percorsi personalizzati

«Molti vengono autonomamente per dichiarare il loro stato di disoccupazione, poi li prendiamo in carico e in base alle loro esigenze fissiamo appuntamenti personalizzati – spiega la coordinatrice –. Cerchiamo ovviamente di capire con un confronto quali sono le esigenze e le potenzialità di ognuno e ci adoperiamo subito per valutare le opportunità: da un percorso di orientamento, di ricerca attiva, fino all’eventuale proposta di autoimpiego. Insomma seguendo i vari percorsi e vagliando le differenti possibilità». Attraversando il centro e vedendo all’opera il personale si capisce subito il potere è donna. Infatti su 39 funzionari al lavoro ben 34 sono al femminile. In questo periodo – come si diceva – un picco importante si è raggiunto con i cantieri LavoRas: la media è di due alla settimana. Le scrivanie sono colme di cartelle con la scritta in alto dei Comuni da cui provengono le domande e il tipo di professionalità richiesta. A Orotelli, per esempio, nel bando per il quale si stavano definendo le graduatorie, si cerca un motoseghista («Nessuna domanda perché evidentemente non avevano la qualifica certificata richiesta»), quattro addetti alla manutenzione del verde e due tecnici; a Mamoiada in un altro cantiere LavoRas cinque manovali, due muratori e un geometra. E via di seguito. «La Regione ha stanziato importanti risorse per i cantieri comunali – ribadiscono la Piras e la Flore –. Percorsi diversi da quelli fatti nel passato. Si cercano anche professionalità scolarizzate. Per esempio, a Nuoro ci sono cinque progetti in altrettanti ambiti nel settore culturale e archeologico, ma anche in quello informatico e linguistico». In pratica i Cpi hanno competenza per la predisposizioni della graduatoria dopo aver acquisito la documentazione e istruito e chiuso la pratica. Al Comune e all’Insar spetta avviare il progetto. Tutti i cittadini sono poi in grado di controllare la graduatoria e di fare ricorso nel caso ritengano che ci sia stato qualche errore in questa procedura che di fatto sostituisce quella concorsuale. I cantieri sono un buon toccasana per tamponare l’emergenza del periodo di disoccupazione. Durano di fatto per otto mesi e il lavoratore è retribuito in base alla qualifica applicata dal contratto del suo settore. Andando in giro per il Cpi colpisce l’organizzazione, l’ordine e il garbo di chi ci lavora.

Marco

arriva anche lui da Mamoiada, sta svolgendo un colloquio e vorrebbe attivare un tirocinio. Ad accompagnarlo c’è la moglie e la loro bambina di pochi mesi che, beata e spensierata, non viene sfiorata dal pensiero lavoro, che non fa dormire sonni tranquilli a molti. A troppi.
 

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