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Sorrisi quotidiani, la Sardegna raccontata con la matita di Gef Sanna

Sorrisi quotidiani, la Sardegna raccontata con la matita di Gef Sanna

Ha cominciato giovanissimo a disegnare per La Nuova Sardegna, la sua satira raffinata è un appuntamento imperdibile da più di 40 anni

Sono passati 45 anni da quel pomeriggio in cui un ragazzo appena 18enne varcava coi suoi disegni sotto il braccio la porta della redazione della Nuova Sardegna. Era Gef Sanna che ricorda quei giorni: “Nel 1974 La Nuova, direttore Vincenzo Parisella, pubblicò una serie di fumetti di autori locali (De Pau, Sassu e Tolu, Siotto, Morittu) e le strisce del mio personaggio ‘Patron’, un magnate dispotico, una specie di Paperone più realistico, che dopo qualche anno, insieme a De Pau, presentai al concorso di Paese Sera, e lì ebbe una menzione speciale; nel 1975 dopo l’abbandono di Paolo Galleri, il vero re della caricatura a Sassari, affidarono a me e De Pau la vignetta in seconda pagina; il fumetto ‘Isola’ veniva pubblicato nelle pagine dell’inserto Guida TV, sempre a ‘Isola’ il professor Brigaglia dedicò l’inserto del settimanale Ichnusa”.

TUTTE Le vignette di Gef Sanna


Gesuino Sanna firmava già come Gef i suoi disegni in altre testate sassaresi, veniva dal glorioso istituto d’arte Figari, in cui gli studenti talentuosi si dividevano in due tipologie: quelli che volevano diventare Picasso e quelli che si sentivano dei piccoli Walt Disney o Jacovitti. “Io appartenevo alla seconda categoria”, precisa oggi Gef, col suo solito sorriso distaccato. Oggi la vignetta di Gef “apre” in alto a sinistra ogni giorno la prima pagina de La Nuova. “Una sfida ma anche uno stimolo – spiega il vignettista –. Ogni giorno si parla con la redazione di quei due o tre argomenti che suscitano interesse, a me serve un’ora, massimo un’ora e mezza, per distillare qualcosa”. Oggi il digitale ha sostituito l’inchiostro, la mail la cartellina con i fogli e Gef lavora da casa. Da tanto tempo non c’è la stanzetta col suo tavolo, meta di continue processioni dei redattori, che curiosavano o suggerivano qualcosa “a volte ottime dritte, la maggioranza delle volte se ne poteva fare a meno, ma l’atmosfera era coinvolgente – ricorda ridendo Gef –. Erano gli anni delle strisce americane, Wiz il mago, B.C., i Peanuts, ma anche degli italiani come Chiappori. I fumetti cambiavano volto, erano diffusissimi anche nei quotidiani, tutti li leggevano. B.C, il mago Wiz di Hart disegnato da Parker erano tra i miei preferiti, ma anche il bianco-nero così netto di Chiappori mi affascinava”.

Nell’81 arriva la svolta: La Nuova Sardegna passa dalla proprietà dei petrolieri della Sir al gruppo Espresso con Carlo Caracciolo che ebbe un’intuizione storica: i giornali locali. Non più espressione di piccoli e grandi potentati ma voce libera della comunità, della nazione dei mille campanili in grado di raccontare la vita cittadina e il mondo. Una svolta che venne resa possibile dall’introduzione del computer.

Fu quella una vera rivoluzione epocale. A Sassari arrivò il grafico Franco Bevilacqua – ricorda Gef –, il formato divenne più piccolo, i titoli e la gerarchia delle notizie più nitidi, tante foto e sparì la terza pagina per lasciare il posto alla ‘Pagina aperta’, interventi e opinioni e un posto nobile per la vignetta. Io disegnavo Isola, il personaggio era la nostra Sardegna che in pochi quadri commentava l’attualità raccontata dal giornale. Mi alternavo con Giuseppe Fadda, che da Sassari arrivò a Roma diventando uno degli illustratori e grafici più noti del Paese”.

La Repubblica era il quotidiano, diffusissimo, di un’Italia che aveva voglia di cambiare e le vignette di Forattini veri e propri editoriali, prese di posizione e interventi politici in un solo, sarcastico, disegno.

Forattini sulla Repubblica cambiò davvero tutto e anche le mie vignette divennero più incisive, politiche– precisa l’artista sassarese –. Si faceva molta vita di redazione, gli scambi e le indicazioni del direttore arrivavano dopo tante discussioni. Un periodo molto coinvolgente, la vignetta era seguita, i lettori mi fermavano e scrivevano, per complimentarsi o puntualizzare”. Con Forattini Gef Sanna ebbe un duello tra matite che appassionò l’isola.

“I sequestratori sardi mozzarono l’orecchio a Giorgio Calissoni e nella vignetta di Forattini la Sardegna, al centro del mare, era un solo orecchio mozzato e sanguinante – ricorda Gef – . Ecco, quella isola tutta un solo orecchio non piacque al direttore Statera che mi telefonò ‘dobbiamo rispondergli, non siamo tutti banditi’. Così feci Forattini al tavolo che disegnava, dalla sua mano mozzata il rivolo di sangue formava il contorno della Sardegna. Non la prese bene, ma la vignetta della Nuova finì quella settimana sull’Espresso in una inchiesta che dava conto del razzismo strisciante italiano. Qualche anno dopo, quando Forattini era alla Stampa di Torino, in un’intervista alla Nuova confessò che era ancora un po’ arrabbiato con me, anche se aveva apprezzato la mia vignetta riparatrice, che gli mandai qualche mese dopo, con la mano ricucita”. Il rapporto con i “vignettati” com’è?

“Mai conflittuale, in pochi si sono offesi – spiega l’autore sassarese –, l’assessore Luigi Arru che negli ultimi tempi è stato al centro dell’attenzione del giornale, chiede sempre gli originali. Il sindaco di Sassari Nicola Sanna è rimasto un po’ contrariato quando l’ho disegnato su una papamobile corazzata per i candelieri, non voleva che sembrasse intimorito dalla reazione dei cittadini alla faradda. Il senatore a vita Giovanni Spadolini volle i miei disegni negli anni ’80 per un suo libro, che con molta autoironia, raccoglieva tutte le vignette di cui era protagonista”.

I volti della politica diventano “personaggi” attraverso il disegno, la caricatura. Non sono un caricaturista, cerco particolari. Mi concentro su segni riconoscibili – precisa l’autore – . Come il sorriso di Berlusconi che diviene una sfilza di mattoni quando allargò Villa Certosa”. Una affermazione di modestia per un disegnatore di vero talento. “Ogni tanto faccio qualche illustrazione, disegnare mi piace, anche se mi dedico sempre più raramente”. Un segno essenziale ma curato, perfetto per lo stile del suo umorismo mai volgare.

“Sono convinto che far sorridere sia molto più difficile che strappare la risata col sarcasmo violento – spiega – . Anche se sono assolutamente contrario a ogni forma di censura, non disegnerei mai per Charlie Hebdo, per esempio. La strage della redazione mi ha davvero colpito, un atto che può nascere solo da una mentalità ossessionata, anche se non condivido il modo di fare satira della rivista parigina. Come tanti altri anche io ho mandato le mie vignette per commemorare le vittime e mi ha fatto piacere vederle pubblicate nei loro social”.

Allora, dopo tante vignette per La Nuova, l’alternarsi di epoche, politici e direttori per chi farebbe scorrere l’inchiostro oggi Gef Sanna? “Be’ se devo sognare lo faccio in grande – sorride –. Mi piacerebbe disegnare per il New Yorker, amo il loro modo di raccontare la realtà con uno stile elegante e classico ma sempre capace di cogliere con ironia i mutamenti di costume”. Il lavoro dell’insegnante al Liceo artistico di Sassari è l’impegno pluridecennale di Gef, tanti talenti sono cresciuti attraverso le sue lezioni di grafica. “Il rapporto con i giovani è uno stimolo e un confronto quotidiano. Ogni generazione è una scoperta, le classi dei ragazzi sono come le annate per il vino: alcune buone, altre meno, a volte c’è la quantità, ma molto spesso anche la

qualità. Ho visto crescere artisti di talento che hanno continuato con successo la strada dell’arte realizzandosi, ma è un percorso difficile, che spesso, nonostante le capacità, si ferma per tante ragioni. La scuola ti dà anche la possibilità di crescere e di incontrare le nuove tecnologie”.

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