Venti grandi storie della Sardegna più bella e nascosta

La nuova opera del fotografo Domenico Ruiu: i maestri della reflex raccontano un’isola

NUORO. «Ho sentito le grida dei falchi della regina e il bramito dei cervi, lo scoppiettante richiamo delle galline prataiole, i liquidi gorgheggi dei gruccioni, il frinire delle cicale. Ho persino sentito il profumo dell’elicriso e l’odore del guano sulle rocce, tanto sono potenti le immagini raccolte in questo volume». Bastano queste poche pennellate rubate dall’introduzione scritta dall’ornitologo Francesco Petretti per capire il tenore del nuovo libro curato da Domenico Ruiu per l’editore Carlo Delfino, “Sardegna, 20 storie di natura”.



Più che un libro, un disco che raccoglie sì fotografie di venti maestri sardi della reflex, ma soprattutto raccoglie le emozioni che le loro immagini raccolgono in tutta l’isola e che ora regalano a piene mani ai lettori assetati. Succede così che, già in copertina, che un pettirosso infreddolito sotto i fiocchi di neve che cadono nel Parco naturale regionale Tepilora sembri più un quadro espressionista che un istantanea fermata su un file digitale di altissima definizione. Che dire poi dell’occhio lucido, specchio umido e brillante di una giovane volpe che si abbevera con fare sospetto in un ruscello... beh: è a dir poco un capolavoro da brivido. Del resto il suo autore è un’autorità indiscussa della fotografia naturalistica, il nuorese Domenico Ruiu, appunto, laurea magistrale ad honorem all’università di Sassari per «gli alti meriti scientifici» della sua insaziabile attività sul campo.

È lui, il curatore di questo “Sardegna, 20 storie di natura” che anche stavolta è riuscito a mettere insieme venti «impareggiabili cantori dell’isola», la definizione è sempre di Petretti. Per dire che il libro è la voce unica di un coro che canta le stesse melodie e armonie delle meraviglie dell’isola. «Per certi versi è stata un’operazione abbastanza temeraria – confessa lo stesso Ruiu – visto che ogni fotografo tende ad essere un solista che, se pur aperto al confronto con gli altri, ha un modo tutto suo di intendere ed interpretare l’arte fotografica». Forte del successo ottenuto un anno fa dal volume “Sardegna, 20 fotografi di natura”, l’editore gli ha così riaffidato l’incarico di direttore d’orchestra. E Domenico Ruiu è riuscito a mettere insieme uno squadrone per raccontare storie di luoghi, di specie animali note e meno note, spettacolari e persino ingiustamente detestate, ma anche storie suggestive e di magia e infine di emergenza vera e propria. Ad Antonio Biggio il compito di viaggiare “senza fine” nell’isola di Sant’Antioco, dal laghetto nuragico del complesso Grutti Acqua alla Cala Sapone, mentre Massimiliano Mele racconta voragini, gole e fenditure del Supramonte più selvaggio. Alberto Fratus (prematuramente scomparso, il testo è scritto dall’amico Michele Santona e dai figli Elena e Giovanni Fratus) fa tappa allo stagno di Platamona per immortalare un maschio di pollo sultano come pure un airone rosso e una coppia di svasso maggiore. Giovanni Paulis nell’Oasi di Monte Arcosu, tra una panoramica e l’altra, riesce persino a fotografare il bramito di un cerco sardo. La Giara con i suoi cavallini sono materia di Gianfranco Fois, mentre Alberto Maisto punta sui paesaggi rurali e Marcello Chiodino guarda tutti dall’alto con i suoi droni.



A firmare le albe e i tramonti è Alessandro Carboni. Le forme di granito, spesso dalle sembianze umane, sono il tema approfondito da Mirko Ugo. Bettina Puddu, invece, si lascia catturare dai fiori spontanei. Grotte e fondali marini sono scandagliati da Vittorio Crobu; l’Area marina protetta di Tavolara con le sue praterie “sommerse” di posidonia da Miho Tsuruoka, giapponese di casa a Loiri Porto San Paolo. E se Giuseppe Sedda segue il falco della regina, Gabriele Espis va a “caccia” di galline prataiole. Bobore Frau e Edoardo Simula raccontano il daino. Mauro Doneddu le farfalle, Matteo Di Nicola i rettili e Mauro Mucedda i folletti della notte: i pipistrelli. Paradossale il contrasto messo a fuoco da Alfonso Mascia: in primo piano il rosa-rosso dei fenicotteri sardi, eleganti, regali; sullo sfondo, alle spalle delle saline di Macchiareddu, Cagliari, gli intricati impianti dell’industria. Infine, a chiudere il cerchio del coro di fotografi, lo stesso Domenico Ruiu che da Orgosolo racconta l’agonia di Sas Baddes, una delle più antiche foreste di leccio rimaste in Europa.


 

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