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Ho fatto il test del Dna. E ho scoperto 196 cugini sardi nel mondo

Ho fatto il test del Dna. E ho scoperto 196 cugini sardi nel mondo

Un giornalista della Nuova Sardegna ha provato un kit in vendita online: «Ora conosco le mie origini etniche, ma anche tante altre cose inaspettate». Parla l'esperto di genetica delle popolazioni, Paolo Francalacci: «Abbiamo tutti un antenato comune, siamo tutti parenti»

«Federico, sei pronto a scoprire le tue origini?». Clicco sul pulsante “Sì”, in un istante appare un mappamondo e in sequenza si colorano la Sardegna, la Grecia, la Spagna e il Nordafrica. Non ho il tempo di riprendermi dalla notizia, che appare un altro avviso: «Ora vuoi sapere i nomi dei tuoi cugini sparsi per il mondo?». Prima di continuare il racconto di questa mia avventura nel mondo del Dna e delle mie origini etniche, però, è meglio ripartire dall’inizio.

La fotografia digitale ha rivoluzionato il mondo dei ricordi. I social network, salvo eventi apocalittici o fallimenti clamorosi, sono destinati a trasformarsi nel grande archivio delle nostre vite. I momenti felici, i viaggi, i giorni di Natale e le vacanze estive, resteranno nella memoria digitale di Facebook, Instagram, Google e simili, a disposizione dei nostri figli, nipoti, pronipoti e così via finché qualcuno sarà ancora interessato alle nostre vite. Guardare le foto in bianco e nero dei nonni, oltre a farci provare nostalgia e tenerezza, fa scattare in noi molte domande. Com'erano le loro vite? Com'erano i loro genitori? Ma, soprattutto, come si chiamavano? Avevano cugini, zii? Insomma, il passato della nostra famiglia, misterioso e senza grandi tracce, diventa improvvisamente interessante. Purtroppo, in molte famiglie, la memoria degli avi si ferma a un paio di generazioni.

Dagli archivi ai siti. Fino a poco tempo fa, chi voleva ricostruire il proprio albero genealogico, dopo avere interrogato tutti i parenti in vita, doveva armarsi di pazienza e andare a spulciare gli archivi dell'anagrafe, della parrocchia, e via dicendo. Chiaramente ben pochi arrivavano a tanto. Oggi, in aiuto degli appassionati di genealogia, sono nati numerosi siti web che consentono di ricostruire il proprio albero genealogico, consultando milioni di documenti archivistici, e trovare eventuali “agganci” o parentele incrociando i dati degli alberi genealogici caricati dagli altri utenti sul web. Così, se in due “alberi” c'è una persona in comune, la ricostruzione delle parentele si può ampliare in modo esponenziale. Ma in aiuto degli appassionati di genealogia, negli ultimi anni, è arrivato uno strumento potentissimo e quasi fantascientifico: la genetica.

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Con un semplice test del Dna si possono trovare parenti sparsi per il mondo e si possono scoprire le proprie origini etniche. I siti web che offrono questo tipo di servizio sono diversi, io ho scelto MyHeritage , uno dei più noti in questo campo. Mi sono registrato, ho creato il mio albero familiare e caricato tutte le informazioni che avevo sui miei parenti viventi e sugli antenati, e poi, con un “investimento” di 59 euro, all'inizio del novembre del 2018 ho ordinato il kit per il test del Dna. Con il dubbio di avere buttato via i miei soldi, ho atteso pochi giorni e finalmente ho ricevuto la scatola con tutto l'occorrente per la raccolta del mio Dna. Due tamponcini da passare sulle pareti interne delle guance e due provette. Dopo avere raccolto il mio “materiale”, l'ho imbustato e spedito in Texas con la posta prioritaria internazionale. A quel punto è iniziata l'attesa e la curiosità. Cosa avrebbe svelato il mio test? Cosa avrei scoperto delle mie origini? Dalle informazioni raccolte in casa, sicuramente avrei scoperto tracce in Sardegna e nel Nord Italia. Avrei trovato qualche cugino in America o in Australia?

Attesa snervante. Più passavano i giorni e più l'attesa si faceva persino snervante. Anche perché dopo un mese i miei campioni non erano neppure stati ricevuti dal laboratorio. Finalmente, verso metà dicembre è arrivata l'email da MyHeritage: «Abbiamo ricevuto i tuoi campioni, ora verranno analizzati». I risultati sarebbero dovuti arrivare all'inizio di gennaio, ma il 27 dicembre, con diversi giorni di anticipo, è arrivata la tanto attesa email: il tuo test è pronto, collegati per scoprire le tue origini. Notizia mica da poco. Con un semplice clic avrei scoperto il mio passato, le mie origini genetiche e, forse, avrei trovato parenti lontani. Per una cosa del genere non va bene il display di uno smartphone, ci vuole una sedia, una scrivania e il monitor di un computer. Il momento è davvero solenne. Così, davanti al mio pc ho riaperto l'email e ho cliccato. I risultati sono arrivati all'istante. La Sardegna si è colorata di viola: «Sardo, 56,9 per cento». Poi si è colorata di rosso la Grecia: «Greco al 21,4 per cento». E ancora, è diventata arancione la Spagna: «Iberico, 16,3 per cento». E infine, si è colorato di verde tutto il Nord Africa: «Nordafricano, 5,4 per cento».

Il cervello, con questo sovraccarico di informazioni, è andato per un attimo in tilt. Poi qualcosa come un milione e mezzo di punti di domanda hanno iniziato a lampeggiare sopra di me, sulla scrivania, nella stanza, in tutta la casa. Greco??? Nordafricano? Iberico? Cioè, sardo va benissimo. Anzi, il 56,9 per cento è molto. In un attimo mi sono sentito più vicino alla mia terra meravigliosa, come se una nuova radice fosse spuntata dalle mie piante dei piedi e si fosse infilata tra le rocce di tufo di Sassari e quelle di scisto di Stintino, passando per le zolle di terra intorno al nuraghe di Santu Antine e alle scogliere della costa di Baunei. Ma greco, iberico e nordafricano? Ho chiamato mio padre: «Abbiamo parenti in Grecia? In Spagna? In Tunisia?». Risposta negativa.

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La Spagna ci sta, con i 500 anni di dominazione spagnola. Anche il Nord Africa, a pensarci bene, con tutti i contatti avvenuti nei secoli, a partire dai fenici. Ma perché non c'è traccia di Dna italico? I miei parenti piemontesi e quelli liguri dove sono finiti? E l'origine francese di mia nonna? Finito il tour tra le mie origini etniche, è apparso un altro pulsante: “Corrispondenze Dna”. Stordito dai primi risultati, mi ero dimenticato dell'obiettivo principale della ricerca: trovare parenti sparsi per il mondo. La mia aspettativa non è rimasta delusa, anzi, ancora una volta il mio cervello è andato in tilt: «Hai 196 parenti lontani: 56 negli Stati Uniti, 27 in Francia, 23 in Italia, 14 in Germania, 5 in Gran Bretagna, 4 in Australia, 4 in Brasile... e così via». Ho iniziato così a scorrere la lista dei nomi, e tra decine di cognomi stranieri ne ho visti tanti sardi, nessuno però che fosse presente nel mio albero genealogico, anche andando indietro di tre generazioni.



Stordimento. Dopo lo stordimento iniziale e la comunicazione, sul gruppo whatsapp di famiglia, di questa novità sulle nostre origini (che a quanto pare ha messo in agitazione solo me) e sui 196 cugini sparsi per il globo, il giornalista che è in me ha iniziato a razionalizzare e a pretendere chiarimenti. Così, ho contattato un luminare della genetica, il professor Paolo Francalacci, livornese trapiantato in Sardegna, professore associato di genetica all'università di Cagliari, dopo tanti anni all'università di Sassari. Francalacci spiega argomenti difficilissimi in modo semplicissimo, alla Alberto Angela, si potrebbe dire oggi. Ho scoperto così che i risultati di questi test del Dna sono attendibili, ma quello di MyHeritage, essendo nato per rintracciare parenti, non è approfondito e dettagliato come quello, per esempio, del National Geographic, e che in parte si basa anche sui dati raccolti proprio da Francalacci. Su MyHeritage non c'è un quadro temporale, non viene mostrato a quale epoca risale l'appartenenza alle varie etnie.

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Ho scoperto, fra l'altro, che il gruppo iberico abbraccia non solo la penisola Iberica ma arriva fino all'Italia (ecco i miei parenti del Nord Italia) e alla Francia (ecco spuntare mia nonna). La parte greca può essere legata all'arrivo delle popolazioni attraverso i Balcani, dopo l'era glaciale, quella iberica non solo alla dominazione spagnola, ma anche ai legami che i sardi hanno con i baschi. Sul fronte dei vari parenti, che sul sito di MyHeritage risultano tra il quinto e il nono grado, ancora una volta il professore di genetica ha fatto chiarezza: al nono grado siamo praticamente tutti cugini. Tornando indietro nel tempo, si arriva sempre a trovare un antenato in comune. La fotografia digitale ha rivoluzionato il mondo dei ricordi. Il test del Dna sta rivoluzionando il modo in cui percepiamo la nostra presenza sulla terra e i legami con tutti gli altri uomini. Abbiamo tutti un antenato comune, siamo tutti parenti, cugini. Per esempio, siamo cugini degli astronauti che galleggiano senza gravità nella Stazione Spaziale Internazionale, ma siamo anche cugini di quelli che galleggiano su una carretta del mare tra l'Algeria e la Sardegna, sperando di non morire. Siamo cugini degli uomini più ricchi del mondo, ma anche delle povere nigeriane schiave del sesso che incrociamo la notte tornando a casa dalla zona industriale di Sassari. Ma non diciamolo a voce troppo alta, che siamo tutti parenti, perché qualcuno si potrebbe spaventare.

Federico Spano, sardo, greco, iberico e nordafricano.
 

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