Ad Alghero una mostra sulla rivolta del Bahrain

Primavere arabe: alla galleria “Caitta” una rassegna fotografica curata dalla giornalista Adriana Fara

ALGHERO. Una lingua di terra tra due mari, un’isola collegata all’Arabia Saudita da un ponte di 25 chilometri, un piccolo Paese e una storia poco conosciuta, un’area del mondo islamico meno nota. Ma il Bahrain e le vicende di cui è teatro da otto anni sono fondamentali per capire le dinamiche e gli interessi politico-economici del mondo islamico, per capire meglio la genesi della “primavera araba”, per capire cosa è successo all’Islam e cosa succede in Europa. La scoperta del Bahrain è il viaggio in cui vengono accompagnati i visitatori di “La rivolta di San Valentino. Bahrain 14 febbraio 2011”, mostra fotografica curata dal circolo fotografico Le Conce insieme con Fondazione Alghero, ospite Amnesty International. Dal 20 dicembre nella torre di San Giovanni un percorso di settanta scatti è stato dedicato alla rivolta del 2011 in Bahrain, nel cuore del Golfo Persico. Ora la mostra prosegue con quaranta fotografie di donne della rivolta bahrenita alla galleria “Caitta” di via del Teatro. L’esposizione chiuderà il 31 gennaio, tutti i giorni dalle 17.30 alle 21.

Sono momenti di storia immortalati in presa diretta da Adriana Fara e altri reporter. Nata ad Alghero, Adriana Fara ha sempre vissuto a Torino. Giornalista, scrive per il Caffè dei giornalisti. Ha collaborato con Rai, La Stampa e Corriere della sera, occupandosi di cronaca giudiziaria ed esteri. Ha diretto due magazine nazionali, uno dedicato all’Africa. Ha compiuto diverse missioni tra Balcani, Africa, Libano e Iraq. Dal 2010 al 2015 ha vissuto e lavorato in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrain. «Pochi lo sanno, ma parlare del Bahrain è tanto importante quanto attuale perché quel piccolo Paese rappresenta il luogo geografico in cui si è consumata la frattura tra sunniti e sciiti, dalla quale deriva la divisione in due fronti delle potenze internazionali in tema di terrorismo», spiega Fara. «Con gli sciiti si sono schierati Russia, Siria, Libano e Cina, mentre con i sunniti c’è l’Arabia Saudita, gli Usa, Israele e tutti i Paesi del Golfo
tranne il Qatar, che si è sfilato e per questo è taciato di terrorismo – prosegue la giornalista torinese di natali algheresi – d’altronde non è un caso che Mike Pompeo, il segretario di Stato dell’America di Trump, due giorni fa abbia iniziato proprio da lì la sua visita in quell’area».

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