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Con i Mac and the Bee ritorna l’electro-rock dal carattere sassarese

Con i Mac and the Bee ritorna l’electro-rock dal carattere sassarese

“One of the Two” è il secondo lavoro del gruppo, prodotto come il precedente da Officine Musicali e composto da otto tracce per poco meno di quaranta minuti di durata

Se non ci si lascia scoraggiare dai primi ascolti, che possono risultare certo non ostici, ma spiazzanti sì, in "One of the Two" dei Mac and The Bee si rinverrà una piccola gemma. Il secondo lavoro dei sassaresi, prodotto come il precedente da Officine Musicali e composto da otto tracce per poco meno di quaranta minuti di durata, ribadisce gli ottimi esiti dell'omonimo debutto del 2014, e rinforza l'impressione di trovarsi davanti a una band dalla spiccata personalità, capace di fare dell'aggregazione delle più differenti influenze uno dei suoi maggiori punti di forza.

Su questa caratteristica del gruppo si sono non a caso concentrate quasi tutte le recensioni, a partire da quelle, rilevanti, di Ianira De Ninno per "Rockerilla" («Da tenere d'occhio!")», di Antonio Baciocchi per "Classic Rock" («dal post rock a un funk abrasivo, fino a esplosioni di grunge e stoner. Il tutto con un approccio sperimentale e una modalità da session jazz. Non mancano pennellate elettroniche e poliritmi che riportano perfino ai King Crimson. Un album molto personale e originale, peculiarità non molto frequente in ambito nostrano») e di Mario Ruggeri per "Rumore" («I fondatori dei Mac and The Bee arrivano da esperienze diverse e cercano di trovare un denominatore comune. La gioia è di ascoltare un suono nascente che, dalla fusione degli elementi, trova una formula quasi inedita»).

Dovendo riassumere la proposta dei Mac, si potrebbe parlare genericamente di rock elettronico. L'iniziale "Feel You" in questo senso è più che esemplificativa, così come è esemplificativa della cura che i quattro dedicano alla fase di composizione e arrangiamenti - una cura che permette loro di realizzare dei tessuti sonori di estremo fascino, come in "I Wish", il brano più interessante del lotto, le cui atmosfere riportano alla mente i Faith No More di "Angel Dust". Si ha di frequente l'impressione che, per dire, la chitarra di Federico Pazzona, anche cantante, e i synth e le tastiere di Antonio Maciocco procedano lungo linee melodiche indipendenti: e così è, infatti. Se per il già citato Ruggeri qui sta «il limite, nel trovare il collante per creare un corpo che al momento non è ancora collettivo», ci pare invece che il gioco di incastri, di fughe e di rincorse sonore generi sempre dei brani del tutto omogenei. Un difetto in "One of the Two", semmai, lo si può rivenire per paradosso in una certa tendenza del gruppo a frenarsi, a non sciogliere completamente le briglie. Ne soffre più delle altre la componente prog del sound, che quando si affaccia viene presto contenuta o ricacciata indietro: si senta ancora "I Wish", nella parte che precede il ritornello conclusivo.

Ma si tratta in fondo di un peccato veniale, nel complesso di un disco di alto valore, in cui a fare bellissima mostra di sé è "Something New", che Pazzona dota delle delicate vocalità che contraddistinguono il suo progetto solista Beeside.Il difficile per i Mac and The Bee, completati da Bruno Ponchietti al basso e da Daniele Pala alla batteria, sarà ora confermare, e magari superare, i traguardi raggiunti nel 2018. Durante lo scorso anno le soddisfazioni non sono davvero mancate, tra la vittoria al Radiolina Showcase Contest e i tanti concerti di supporto all'album (una menzione speciale va fatta alla data del 28 ottobre, tenuta al The Blue Moon di Cambridge). Segnalazione per i cultori: "One of the Two" è disponibile anche in vinile. Una scelta coraggiosa, che pone peraltro in risalto l'artwork di copertina, un particolare evocativo del quadro "Uno dei due" di Giovanni Manunta Pastorello.

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