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La famiglia che ha creato in Ogliastra il paradiso delle mele

La famiglia che ha creato in Ogliastra il paradiso delle mele

Piove sotto il tetto della Sardegna bianco di neve. Piove, direbbe Peppino Fiori, “con l'acqua che scende ad aghi gelati”. Meno tre sotto zero segna il termometro. Perda Liana e S'arcerèi ancora...

Piove sotto il tetto della Sardegna bianco di neve. Piove, direbbe Peppino Fiori, “con l'acqua che scende ad aghi gelati”. Meno tre sotto zero segna il termometro. Perda Liana e S'arcerèi ancora bianche di brina a mezzogiorno. Anche per questo gelo, senza sistemi artificiali di riscaldamento e maturazione, le mele si conservano intatte in quest'angolo di paradiso terrestre col Tirreno all'orizzonte.

Prodotti d’eccellenza

Mai viste nel cuore delle zone interne centinaia di cassette di mele Royal e Fuji, Granny Ramsey. Pink Lady, Golden Delicious e melette sarde di san Giovanni “a trempa orrubia”, a guancia rossa. Terreni e panorami bucolici da Marmolada, qui le vette si chiamano Isàdalu e Monte Maòre. Raccolti rigorosamente a mano, i frutti sono stipati nel deposito di casa con vista su Punta La Marmora, nel capannone di una società cooperativa guidata da una mamma diventata “la signora delle mele”, Stefania Sulis, 47 anni, di Villanova, frazione di Villagrande capetown. Per la prima volta nella storia commerciale sarda, sono queste le uniche mele nate e staccate dagli alberi di casa con metodo, non sbarcate da Oltretirreno o dalla Cina (maggior produttore al mondo con 35 milioni di tonnellate, Stati Uniti secondo posto con quattro milioni, Italia quinta con poco più di due milioni di tonnellate, il 70 per cento in Trentino dove i meleti garantiscono qualcosa come 17.600 buste paga). In Sardegna – con le miniproduzioni a Dolianova, Donori e Villacidro – arriva il 98 per cento delle mele consumate a tavola.

Quelle di Villagrande sono, spiega il sindaco Peppe Loi, «mele-miracolo, eccezioni virtuose della Sardegna agro-industriale che immette sul mercato prodotti d'eccellenza». Stefania, diploma in ragioneria, master di marketing, amministratrice del “Frutteto del Gennargentu”, aggiunge: «Con le mele produciamo fra cinquecento e seicento quintali da settembre a marzo, non abbiamo problemi di mercato, da Cagliari a Sassari, da Oristano a Tortolì. Non solo: da metà maggio a fine luglio commercializziamo trenta quintali di ciliegie, tipologia Barracocca, Ferrovia, Regina e Kordia con alcune varietà sarde. I prezzi li stabiliamo noi anche con la grande distribuzione».

Piedi per terra

Produrre di più? «Per adesso restiamo con i piedi per terra, dobbiamo consolidarci», aggiunge il marito Pierangelo, socio lavoratore dipendente. Circondata dai figli Nicola, Luca e Daniele, mamma Stefania parla come una economista vissuta tra Bocconi e Luiss: «Produciamo qualità e qualità imponiamo, facendoci rispettare anche nei prezzi». Con una novità in arrivo: la produzione di succo di mela in bricchi. «Lo venderemo senza alcun conservante dal prossimo anno non appena verranno ultimate le pratiche Asl. Ci segue con scrupolo la Provincia Ogliastra servendosi di un tecnico del Trentino. Non solo succo ma anche il sidro – vino di mele tra i cinque e i sei gradi – e anche aceto. Ciò consentirà di abbattere costi e ottenere ricavi più alti. Abbiamo già provato le marmellate di ciliegia in collaborazione con la ditta Serusi di Fonni. In quel che possiamo tendiamo a ridurre l'import alimentare sardo. E in questo campo c'è tanto da fare». Tutto avviene nei primi mesi del 2012 con un quintetto ogliastrino che ha «voglia di produrre Sardegna».

Che fare? Nel paese pastorale dei formaggi e dei prosciutti, si forma un team di capitani coraggiosi guidato da Stefania Sulis che utilizza al meglio il suo diploma. Obiettivo frutticoltura. I terreni incolti non mancano. Ed ecco che Stefania (che possiede per conto suo qualche ettaro di buona terra e ereditata dai genitori), il marito Pierangelo, Massimo Seoni fresco di diploma al tecnico agrario di Tortolì, Fabio Cabiddu diploma al liceo artistico e il fratello Stefano decidono di andare al Comune a chiedere “un lavoro” al sindaco. Si presentano in gruppo. «Lavori da scrivania non ve ne posso offrire, se volete vi posso affidare terreni in base al regolamento comunale sugli usi civici». Affare fatto e senza troppo cincischiare: delibera del Consiglio comunale con uso per quindici anni rinnovabili. Un ettaro a socio.

Eden da coltivare

Ed ecco una bella distesa, novecento metri d'altitudine, zona “Donnu Periccu”, eden con torrenti perenni e bellavista su Bruncu Spina. Quattro ettari dal Comune. Un altro ettaro a S'assa orrubia (la pietra rossa). Mele e ciliegie. E voglia di fare, di spaccarsi anche un po' la schiena. Massimo Seoni ha le competenze agronomiche, pensa al progetto con il dissodamento del terreno, spietramento, recinzione: «Il terreno era povero di calcio, dovevamo integrare. Ma abbiamo iniziato. Dal Trentino abbiamo avuto la consulenza preziosa di un esperto, Diego Bortolotti, ci ha incoraggiato: avete un grande punto di forza, l'ambiente, le temperature giuste con sbalzi termici notte-giorno molto importanti per la frutta, potete avere successo». Il lavoro inizia. E successo è stato. Settemila piantine di meli da piantare, novecento di ciliegio, le mette a disposizione la Provincia, la collaborazione pubblico-privato in questo caso funziona. La messa a dimora, palettatura, impianto idrico con l'acqua benedetta del Flumendosa. Il paesaggio sotto il Gennargentu cambia aspetto fra graniti e lecci. Qui la terra, saputa lavorare, rende.

«Avete zolle d'oro» dice Bortolotti. Le piante crescono, occhio alla potatura, ai diradamenti, alle concimazioni naturali sotto l'occhio vigile del tecnico che arriva dalle Dolomiti. È ancora Bortolotti a certificare che «certe temperature danno valore aggiunto al colore del frutto, alla sua croccantezza, al sapore».

La prova gustativa è superata. Il quintetto sardo apprezza. E viaggiando si impara. Massimo Seoni e Stefano Cabiddu visitano anche impianti nel Nord Est italiano. «Si copia dai migliori», dicono. Prima produzione in grande stile nel 2014. Dice Seoni: «Non usiamo assolutamente insetticidi perché fra estate e autunno mettiamo tutte le piante sotto rete, noi non abbiamo la mosca della frutta ma soltanto la farfallina carpocapa che allontaniamo dalle piantagioni con le reti. Stesso accorgimento per le ciliegie: ci salviamo dalla drosophila o moscerino dei piccoli frutti. Facciamo di tutto perché sulla tavola dei sardi arrivino frutti sani e perfetti».

Un esempio per tutti

Le vendite vanno bene. Il sindaco Loi dice: «L'esempio di questo ragazzi dovrebbe contagiare l'isola. Occorre progettualità e voglia di fare. Dobbiamo sfruttare l'ambiente ma portarlo a reddito. Vorrei che con quello del Gennargentu ci fossero il Frutteto del Limbara e del Marganai, il frutteto del Supramonte e quello del Logudoro, delle pianura della Baronia e del Medio Campidano. Così la Sardegna sarebbe davvero un Paradiso Terrestre Produttivo. Potremmo esportare e non solo importare. Sarebbe il Piano di Rinascita Sardegna 4.0».

Un poeta di Villagrande Strisaili (fra i più anziani del paese che conserva il record sardo della più alta longevità maschile) dice che «quello delle mele era destino». Gabriele Comida ha l'ironia dei centenari: «Nel nostro territorio c'è una zona che si chiama “Bau Mela”, adesso c'è una importante struttura della Diocesi di Lanusei. Il nome? Sicuramente significa il guado, il passo della mela, una zona dove, e chissà da quanti secoli, qualcuno aveva piantato qualche melo creando così un'eccezione frutticola alle falde pastorali del Gennargentu. Forse abbiamo
avuto un'Eva tentatrice che ha dato la mela a un Adamo sardo». E adesso? «Per me è un ritorno al passato. Ed è benaugurale. Mi auguro che si producano anche altri frutti: pere, cachi, arance, susine, albicocche. Dal Frutteto del Gennargentu al Frutteto Sardegna Paradiso Terrestre».

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