Nel “Ballo tondo” di Biasi il colle del Miracolo di Bitti

Il confronto con vecchie fotografie dà un nome al famoso paesaggio. Silvana Sanna: «È il cortile del santuario con la chiesa demolita negli Anni 30»

INVIATO A BITTI. Le cumbessias, il loggiato, la torre campanaria, le linee architettoniche, il piazzale, la pendenza dello stesso piazzale che guarda a valle, sulle campagne di Dure: tutto torna. Tant’è vero che ormai non c’è più alcun dubbio: è sa corte de su Meraculu lo scenario del famoso “Ballo tondo” di Giuseppe Biasi, un olio su tavola, 69,5x64 centimetri, datato 1934-1935, ora esposto a Cagliari, alla Galleria comunale d’Arte. Anche se la fisionomia del panorama è cambiata, le tracce rimaste riportano comunque a quasi un secolo fa. «La scena rappresentata ha luogo a Bitti-Gorofai nel cortile del colle del Miracolo, dal nome dell’omonimo santuario dedicato alla Beata Vergine del Miracolo» spiega Silvana Sanna. «La chiesa presente nell’opera – precisa subito – è però l’antica parrocchiale di San Michele Arcangelo, Santu Miali, situata nello stesso colle e demolita proprio negli anni Trenta del Novecento».



È nel corso di un tirocinio formativo nella casa editrice nuorese Ilisso che Silvana Sanna (tutor: Antonello Cuccu) si è imbattuta su una serie di fonti iconografiche e testuali che l’hanno spinta ad approfondire l’argomento. A far scattare la molla della curiosità sono state alcune intuizioni, soppesate e valutate poi nel corso di una ricerca tanto cavillosa quanto affascinante che ha preso le mosse da uno studio preliminare di Biasi per passare in seguito a una tempera su carta, una linoleografia e infine l’olio su tavola.



Già nella metà anni Trenta, il pittore sassarese firma un piccolo collage che ritrae il “Ballo tondo”, con pochi schizzi di penna e acquerellature su carta (attualmente l’opera fa parte della Collezione Regione Sardegna). Una successiva tempera su carta nera con tracce di matita (anche questa nella Collezione Regione Sardegna) lascia intravvedere lo scenario del futuro olio. Una linoleografia 35x30,3 centimetri del 1934 (anche questa nella Collezione Regione Sardegna) è infine il calco molto più delineato e dettagliato di quella che subito dopo diventerà la tavola a olio, con colori sgargianti, con i riflessi vivi soprattutto del rosso del costume delle donne schierate nel ballo tondo. Un olio esposto per la prima volta nel 1935 alla Mostra sindacale di Nuoro che fin da subito ha fatto parlare della piazza di paese che fa da palcoscenico al ballo popolare.

Il nome di Bitti-Gorofai, tuttavia, non viene mai fatto. Eppure basta sovrapporre alcune fotografie dei primi del Novecento per capire che il “Ballo tondo” di Biasi è ambientato nella corte de su Meraculu. Tra gli scatti passati in rassegna, alcuni sono di autori ignoti, altri di personalità come Max Leopold Wagner (sua una foto del 1926, “Bitti, bambino con maiali presso la chiesa di San Michele Arcangelo e novenari muristenes”) e Ugo Pellis (sua una foto del 1933, “Il loggiato della corte”). A completare lo studio, anche diverse cartoline d’epoca e persino una illustrazione di Vico Mossa (tratta dal suo “Architettura religiosa minore in Sardegna”). Non è dato sapere, tuttavia, se Giuseppe Biasi abbia utilizzato come fonte di ispirazione queste (o altre) fotografie o abbia fatto tappa direttamente a Bitti, sul luogo, per attingere dal vivo. Il pittore, infatti, era solito viaggiare spesso in tutta l’isola. «Ospite di parroci di villaggio o di umili dimore contadine – scrive Giuliana Altea nella biografia “Giuseppe Biasi” pubblicata nel 2004 dalla Ilisso –, raccoglie un’enorme quantità di materiale sulla vita e le tradizioni popolari sarde per mezzo di disegni e di fotografie».

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