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Elezioni regionali, ecco l'origine dei cognomi dei sette candidati

Elezioni regionali, ecco l'origine dei cognomi dei sette candidati

Presto i sardi sceglieranno il nuovo governatore. Qual è l’origine del nome di famiglia dei candidati? Lo svela una ricerca in rigoroso ordine alfabetico

Fra tre settimane i sardi andranno alle urne per rinnovare il consiglio regionale ed eleggere il nuovo presidente. Carica per la quale sono in lizza ben sette candidati. Una buona occasione, questa, per esaminare i concorrenti non dal punto di vista politico ma, per una volta, attraverso i rispettivi cognomi. I sette candidati hanno tutti  cognomi sardi mentre in passato furono eletti anche dei presidenti aventi cognomi di origine continentale come Crespellani, De Martini, Ghinami, Palomba e Cappellacci.

Spesso i cognomi hanno alle spalle parecchi secoli di storia ma con l’andare del tempo diventano delle etichette di cui si dimentica facilmente il significato. Questo aspetto non riguarda solo i cognomi sardi. Per esempio tra gli ultimi presidenti spagnoli Aznar, che deriva dal latino asinarius ‘asinaio’, ha alla base la parola asno ‘asino’. Zapatero, a sua volta, è formato dal termine zapato ‘scarpa’, per cui significa ‘calzolaio, ciabattino’. E i cognomi dei concorrenti sardi quali origini hanno e che cosa significano? Andiamo a vederli uno per uno in ordine alfabetico nel rispetto della par condicio anche sul piano linguistico.

Desògus. Questo cognome si colloca al 149° posto ed è specifico della Sardegna meridionale. È portato da poco più di 450 famiglie di cui circa 200 risiedono nell’ex provincia di Cagliari e 160 nel Sulcis. Una quarantina di famiglie sono localizzate nel Medio Campidano e un’altra trentina in provincia di Oristano. Nel resto dell’Isola è poco diffuso con 15 utenze in provincia di Nuoro, una decina in Ogliastra e appena otto tra Sassari e la Gallura. Sul piano numerico l’epicentro è costituito da Cagliari (60) ma per densità spicca il comune di Siurgus Donigala dove rappresenta il primo cognome in assoluto.

Oltre a questa forma, il cognome del candidato pentastellato ha altre varianti meno diffuse: Desogos (9), De Sogus (raro), Sogus (43) e Sogos (55). È documentato a partire dal 1120 nel condaghe di S. Maria di Bonarcado (Trogodori de Sogu). Come suggerisce anche la preposizione De, deriva da una località detta Sogus. Questa è ancora attestata in un sito a cinque chilometri da Villasor dove sorgeva un villaggio che fu abitato fino al 1400. Non a caso, la stradina che congiungeva i due centri abitati è detta ancora oggi Bia Sogus.

Lècis. Tipicamente meridionale, occupa il 316° posto tra i cognomi sardi. Conta circa 200 famiglie addensate nell’ex provincia di Cagliari (115) e nel Medio Campidano (65). Nelle altre province invece è raro. Ha l’epicentro a Cagliari (45) e nell’hinterland, specialmente ad Assemini e a Soleminis dove rappresenta il 3° cognome. È frequente anche a Serrenti e Samassi. Presenta pure la variante Leccis con una trentina di famiglie residenti nelle stesse zone dove è diffuso Lecis.

La sua prima documentazione risale al 1388 quando a Ollastra è registrato un Vincencio Lecis. Secondo Massimo Pittau deriverebbe dal nome greco bizantino Álexis ‘Alessio’, nome che è ancora in uso nell’area campidanese con la forma Alésci o Aléxi (Sinnai, Teulada).

Considerando che il cognome non è documentato nelle fonti più antiche e che alla fine del 1300 nel Regno d’Arborea erano presenti molti soldati corsi, sembrerebbe più probabile che rappresenti il plurale familiare (is Lecis) di un cognome che rispecchia il toponimo Lecci, relativo a un comune della Corsica, oppure del cognome propriamente italiano Lecci frequente in Toscana e nel Salento.

Maninchèdda. È un cognome poco diffuso caratteristico del Nord-Ovest. Ha l’epicentro a Sassari (42) con alcuni nuclei di un certo rilievo ad Alghero (36), Sorso (20), Valledoria (8) e Macomer (9).

È documentato con la forma Maninquedda a Sassari a partire dal 1600 (Franciscu Fiore dittu Maninquedda) mentre la forma attuale risale al 1800. Rappresenta una variante del cognome Manichedda che in origine è documentato come nome personale nel condaghe di San Nicola di Trullas (36; 115: donna Manicella de Martis; 290: Manikella d’Orane). Nel 1388 questo nome si era ormai trasformato in cognome come dimostra la citazione di un tale Guantinus Maniceda di Villamar.

Oltre che la forma Maninchedda, presenta la variante Manighedda, che è formata dal termine màniga ‘manica’ e che corrisponde al cognome Màniga, anch’esso tipico di Sassari.

Quanto al significato, alla base ha probabilmente un originario soprannome che secondo Massimo Pittau (Nuovo vocabolario della lingua sarda, I, 524) corrisponde a maninchèdda ‘parte del telaio che entra inferiormente dietro lo stipite destro’ o, più semplicemente, ‘manovella’ o ‘piccolo manico, maniglietta’.

Mùrgia. Se si tenesse conto del numero delle famiglie che ne sono portatrici, Murgia si potrebbe considerare favorito per il semplice fatto che costituisce uno dei cognomi sardi più frequenti. Infatti, con circa 2400 famiglie diffuse in tutta l’Isola (in particolare a Cagliari e dintorni) Murgia si colloca all’11° posto e in alcuni comuni, come a Serramanna, al primo posto assoluto.

È di origini molto antiche. Infatti è registrato fin dal 1100 nei condaghi di San Nicola di Trullas, San Michele di Salvennor e Santa Maria di Bonarcado con le forme Muria, Murja e Murija. Già nel 1388 era ormai molto diffuso con la forma Murgia che si è conservata fino ad oggi. Da questo cognome vengono anche alcuni derivati e varianti come Muglia, Murgianu, Murgiolu e Murgioni.

Alla base probabilmemente ha un antico soprannome che doveva essere già in uso durante il dominio bizantino. Rispecchia il termine sardo antico mùria ‘salamoia’ (tuttora in uso in nuorese) che continua il latino muria di uguale significato. Dunque, in origine poteva essere un nome di mestiere riferito a una persona addetta alla preparazione o salagione del formaggio.

Pìli. Il cognome Pili è caratteristico della Sardegna meridionale mentre al Nord è poco frequente. Attualmente conta circa 850 famiglie stanziate soprattutto nell’area di Cagliari. Ha l’epicentro proprio nel capoluogo con oltre 100 utenze, ma le sue frequenze più alte, in proporzione alla popolazione, si registrano in Ogliastra.

La prima documentazione risale al 1100 quando è attestato nel condaghe di San Pietro di Silki (227; 267: Ianne Pili). Nel 1388 è registrato a Zerfaliu (Guantinus Pili) e a Laconi (Molentinus e Suaquesu Pili). Da questo cognome deriva la variante campidanese Pibi tipica di Oristano e Terralba.

La sua origine è incerta. Secondo Massimo Pittau potrebbe essere una forma affettiva del nome sardo Pìlimu ‘Priamo’. Ma potrebbe trattarsi anche di un nome di mestiere di origine bizantina formato da pilós ‘fango, argilla, creta’ e per estensione ‘deposito (di argilla)’ così come Pilai e Pillai che paiono derivare dal greco piláios ‘(fatto) di argilla’.

In tale ipotesi il significato originario di Pili sarebbe quello di ‘vasaio’, che rappresenta un mestiere storico di alcune aree della Sardegna meridionale.

Solìnas. Con circa 1300 famiglie Solinas si colloca al 40° posto tra i cognomi sardi di medio-alta frequenza. È tipico del Nord-Ovest con epicentro a Sassari (320) e nuclei più o meno densi ad Alghero (78), Cagliari (73), Oristano (45), Porto Torres (38) e Ploaghe (35).

È documentato dal 1100 nei condaghi di San Pietro di Silki, San Leonardo di Bosove, San Michele di Salvennor e San Nicola di Trullas con la forma Solina. Questa continuò a essere usata durante il 1300 e in qualche raro caso vige ancora oggi. La forma odierna, cioè Solinas, appare per la prima volta nel 1425 nell’antico villaggio di Sorres, la cui celebre chiesa dedicata a San Pietro era allora la cattedrale di un’antica diocesi.

Nonostante le sue apparenze, che inducono molti sardi a ritenere che si tratti di un cognome originario della Spagna, gli istituti spagnoli di studi genealogici e onomastici lo ritengono viceversa un cognome di origine sarda. Data la sua antichità, appare possibile che sia giunto in Sardegna durante la dominazione bizantina dalla Calcidica (Grecia), precisamente dalla penisola di Cassandra, dove sorge tuttora un abitato denominato Solina.

Zèdda. Con poco più di 800 famiglie Zedda presenta una frequenza medio-alta che nella classifica dei cognomi sardi lo colloca al 79° posto. Oltre la metà dei suoi componenti risiede nell’area metropolitana di Cagliari con epicentro proprio nel capoluogo (170 famiglie). Nelle altre province e territori dell’Isola ha una frequenza medio-bassa mentre in Ogliastra e Gallura è raro. La sua massima densità si rileva nel comune di Tiana dove rappresenta il 1° cognome.

Le prime attestazioni documentarie risalgono al 1388 quando è registrato con la forma Cella a Iglesias (Petrus Cella) e con la forma Cedda a Sardara (Barisonus Cedda), la quale è attestata ancora oggi a Simaxis. Nei documenti medioevali è citato anche con la variante Çedda. L’odierna forma Zedda è attestata a Cagliari nel 1654, a Sanluri nel 1660 e a Chiaramonti nel 1672.

Riguardo al suo significato, deriva dal latino cella che voleva dire ‘ripostiglio, dispensa, cantina’ e anche ‘piccola cappella, piccola camera destinata ai monaci o ai carcerati’. Dunque è probabile che in origine rappresentasse un nome di mestiere che corrisponde a quello odierno di ‘cantiniere, magazziniere’.

* Mauro Maxia è abilitato come docente universitario di linguistica e filologia italiana di II fascia e ha insegnato negli atenei di Cagliari e Sassari.

Specializzato in lingua e cultura sarda, ha all’attivo circa 150 pubblicazioni. Ha pubblicato un Dizionario dei cognomi sardo-corsi e ha in preparazione un Dizionario storico ed etimologico dei cognomi di Sardegna con oltre 100mila dati documentari
 

 

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