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Crescita felice: così funziona il modello Oliena

Crescita felice: così funziona il modello Oliena

Nella biblioteca di Oliena intitolata al critico letterario Mario Ciusa Romagna, dodici donne (tra i 24 e i 67 anni) si stanno specializzando in ricamo

Nella biblioteca di Oliena intitolata al critico letterario Mario Ciusa Romagna, dodici donne (tra i 24 e i 67 anni) si stanno specializzando in ricamo. Fra telai-forbici e cotone c’è maestra Susanna Piga circondata da un caleidoscopio di fili colorati. Lei è stata alunna di una donna-mito, Giovanna Lostia, grandissima ricamatrice di scialli, cuscini e tovaglie. Tra le alunne l’architetto Giuseppina Solinas, laurea al Politecnico di Milano e imprenditrice tra vitigni e olivi: «Questo corso mi ha incuriosito, mi piace l’idea di tramandare un’attività secolare che ha contribuito anche ad arricchire il mio paese». Libri e riviste fra tessuti di raso, lino e orbace. Di primo mattino ricamano e decorano due professoresse di lettere, tre mamme casalinghe, un’artigiana. Maneggiano aghi e ditali. Sottofondo con Mendelssohn e launeddas di Luigi Lai. Graziella ha tra le mani un damasco nero, ci sta disegnando petali di rosa rossi e viola, gialli e verdi. Il ricamo più bello? «Quello su canapa», risponde Francesca Mula. E maestra Lostia concorda. «Abbiamo attivato tre laboratori di ricamo legati al bando Identity Lab, siamo partite con quindici iscritte, abbiamo dovuto raddoppiare, frequentano donne da Macomer, Sassari e Mamoiada. Il lavoro manuale piace», dice Granfranca Congiu, con Giovanna e un’altra Gianfranca, fra le animatrici di “Galaveras” il presidio che ha dato valore aggiunto e grazia al turismo più sardo e più raffinato che esista nella terra dei nuraghi col Sancta Sanctorum di Su Gologone di Pasqua e Giovanna Palimodde in nome del pioniere che fu Peppeddu.

Se uscite dalla biblioteca-atelier e fate pochi passi arrivando al rione Sa ’Untana Manna, trovate l’insegna “Centro riparazioni armi”. Non siamo nel negozio di un guerrafondaio filo-Trump, tutt’altro. Dietro il bancone, tra martellini e incudini, lime tornii e fresatrici c’è Pier Francesco Sanna, 38 anni, diploma all’Istituto d’arte di Nuoro. Sembra l’idealtipo del cittadino di Oliena, un po’ figlio dell’operaio Aleksei Stachanov ma soprattutto con una grande voglia di fare. «Sono nato come orafo, cresciuto come coltellinaio ed eccomi armaiolo, cioè riparatore e restauratore d’armi da collezione. Ora sto riportando in vita una doppietta artigianale di fine ’800 prodotta a Gardone in Val Trompia. Un pezzo d’arte con cani esterni e canne in damasco».

Pier Francesco è applicatore ufficiale di tutte le finiture a marchio Cerakote Usa. Clienti? «Da tutta la Sardegna e dalla penisola, soprattutto dal Nord Italia». Gli affari? «Vanno bene, tra armi, resoglias – se posso – in corno di muflone e gioielli a diciotto carati, in bottega dieci ore al giorno, mi esalta lavorare nel mio e per il mio paese».

Frasi che – ahinoi – non si sentono in tutti i villaggi. Qui si avverte la frenesia del fare, di usare mani e intelligenza. E tutto tende all’eccellenza. Dettano legge i marchi storici con una cantina sociale che, per conto di Sua Maestà Nepente e Cannonau, è passata da dieci a 400 mila bottiglie. Pietrina Salis, responsabile amministrativa: «Ieri abbiamo spedito diverse pedane a Novato in California e a Ruian Citi-Zhesiang, il 50 per cento è mercato regionale, il 30 nazionale, il 20 estero Giappone e Germania». La cantina rimessa a nuovo, restiling intelligente, bottaia al top, alle pareti esterne leggete Gabriele D’annunzio, nei depliant Grazia Deledda e Salvatore Satta per il quale Corrasi è «il monte più bello che Dio ha creato». E così si vende vino e cultura. Da trent’anni presidente della cantina è Basilio Congiu, 77 anni, geometra, ex allenatore della squadra di calcio («sono stato il primo trainer di Gianfranco Zola, era una meraviglia nelle triangolazioni da quando aveva dieci anni»). Dal calcio all’uva. Congiu parla davanti a un torchio del Settecento: «Abbiamo 112 soci, i soldi li abbiamo noi, paghiamo con i soldi nostri, con le banche lavoriamo benissimo perché siamo sani, mediamente diamo euro 1.50 al chilo, riconosciamo il lavoro dei nostri viticoltori, sono loro la nostra forza». Cantina sociale (fatturato a bilancio un milione e 600 mila euro) e tante private: da Gostolai di Tonino Arcadu, ai Puddu, ad un’altra coop, Luciano Ledda, Canùdu. Recentemente, una star internazionale dell’olio (marchio Ghermanu), Giuliana Puligheddu, in un’annata-no per le olive, ha saputo diversificare col vino e produce un cannonau Cupanèra (settemila bottiglie con cincin europeo). Prodotti e – per dirla con l’economista Antonio Sassu – sapori e saperi locali.

Il caseificio Rinascita ha settanta soci, ottimi pecorini, vendite annuali di 1200 quintali. Emergono i privati. Danilo Farina, 43 anni, con la moglie Daria Cambedda gestisce l’azienda Mannalitta, duecento capre al pascolo a Preda ’e lithu, 35 referenze, 120 quintali di formaggi, mercati garantiti, prodotti alla francese, tomìni sulle foglie di vite macerata nella grappa di Nepente, altri freschi con zafferano di San Gavino, fiori di calendula e petali di rosa, timo rosmarino e tartufo. «Lavoriamo il latte a basse temperature, i risultati sono di tutto rispetto». E girano bene le cose al caseificio Janas. A lato Cedrino, in un Eden con decoro rurale e sorrisi tra mandorli in fiore, i fratelli Puddu (Nina, Francesco e Paolo) producono e vendono vini (80 mila bottiglie Tiscali Carros e Provois e uno spumante), salumi (duemila quintali tra salami e prosciutti) e olio (ovviamente Ulìana, duemila bottiglie marchio Gioias). Nell’olio (Oliena, dopo Alghero e Sassari, è terza in Sardegna per superficie olivetata) emerge la cooperativa, leader Graziano Pau, 58 anni, perito agrario. Due anni fa produzione zero per la pessima annata, lavorazione media di diecimila quintali di Iliò ed Egnatius. Un’attività che viene da lontano, prima dai Gesuiti che nel 1624 importano da Maiorca 22 innestatori per gli olivastri, nel dopoguerra ci pensa Mario Melis con l’oliveto di Lanaitto, ora gli abitanti con frenesia da lavoro. «Pensiamo al futuro diversificando i prodotti e valorizzando il paesaggio inserendolo nell’albo nazionale dei paesaggi rurali. E c’è ricambio generazionale, la socia Manuela ha vent’anni, Caterina Sale ne ha 21e frequenta Agraria a Sassari», esulta Pau.

E il miele? Cresce ogni anno in numeri e bontà: con S’ortu e sos mojos di Angelo Loche, Costa Niedda di Giuuseppe Congiu, Rejna di Tiziana Mattu. A tutto ciò aggiungete ciò che per Oliena è scontato: alta produzione di pane carasau, idem per i dolci col marchio storico Anna P. dagli anni ’40. E i dolci griffati Anna Gardu, ormai star internazionale, i suoi sono autentici gioielli Hóro con la pasta di mandorle autoctone di Oliena dopo l’incontro con l’impresa Santomiele. Anna Gardu crede nel territorio, vola alto, vuol coinvolgere «artisti di valore che raccontino il cibo in forma artistica».

E il turismo? Altro oro. Duecento posti letto tra Su Gologone, Enis e 12 Bed and Breakfast. Cortes Apertas che valorizza i sapori locali. Con la regia Galavèras e le tre socie laureate in relazioni pubbliche e geologia e che parlano le lingue del mondo. Note negative? Molto disordine e tante macerie nella zona artigianale e in periferia. E la demografia? Tutto sommato stabile: 7418 abitanti nel 2010, calati (la denatilità incide) a 6988 allo scorso 31 dicembre. In corso 124 attività edilizie, la maggior parte tese al restauro. Artigianato al top tra falegnami, fabbri. Il calzolaio Francesco Corrias crea scarpe su misura, è mastru de cusinzos , ha fatto anche le scarpe a Papa Francesco. Metteteci le birre artigianali ’Nora di Giovanni
Fele. Aggiungete a tutto un alto tasso di laureati e diplomati (i primi erano 441 al 31 dicembre 2016, i secondi 1530). La ricetta? Sistema, modello Oliena. Certo: c’è la buona terra creata da Dio ma oggi c’è davvero amore per il lavoro, capacità e, come Stachanov, voglia di lavorare.

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