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Una telecamera rivela i segreti del pozzo nuragico
Santu Antine a Genoni 

Una telecamera rivela i segreti del pozzo nuragico

Una telecamera calata giù per quaranta metri, dieci sott'acqua, rivela i segreti del pozzo nuragico di Santu Antine, il più profondo e inaccessibile e proprio per questo, il più misterioso della...

Una telecamera calata giù per quaranta metri, dieci sott'acqua, rivela i segreti del pozzo nuragico di Santu Antine, il più profondo e inaccessibile e proprio per questo, il più misterioso della Sardegna. Non c'è una scala che permetta di calarsi in quel pozzo che però i Romani, dotarono di un sistema di carrucole per attingere quelle acque limpide. Nessuno ancora è riuscito a capire come avessero fatto a costruirlo e soprattutto, a incamiciarlo completamente con 170 circoli di blocchi di pietra, quasi 100 metri cubi di materiale, una quantità impressionante anche ai giorni nostri. Il geologo Luigi Sanciu, direttore scientifico del paleo archeo centro, ha spiegato come la trachite utilizzata per una parte dei rivestimenti provenga da Fordongianus, distante 30 chilometri da Genoni. Adesso tutti possono osservare quel lunghissimo tunnel verticale e con visori tridimensionali avere la sensazione di tuffarsi in quell'acqua limpida, per poi risalire in superficie e completare la visione, questa con un drone, dell'intero colle arroccato sul basalto della Giara. «Non è stato semplice lo stesso – spiega Gianni Alvito (nella foto), titolare di Teravista, società specializzata che si è occupata delle riprese – Il pozzo non aveva un assetto omogeneo e ci siamo dovuti dotare di argani per calare la telecamera». Ieri il progetto “In volo sulle Giare” (finanziato dal Bando CultureLAB) che dopo 40 anni permette di far ripartire la ricerca e restituire alla fruizione pubblica un tesoro altrimenti inaccessibile, è stato presentato in un convegno. Aprendo i lavori, il sindaco Roberto Soddu, ha sottolineato come l'amministrazione del centro del Sarcidano abbia creduto fortemente nell'importanza del patrimonio ambientale e culturale, investendo, nell'arco di 15 anni, oltre un milione e mezzo di euro. In quarant'anni due le Sovrintendenze che si sono attivate per la valorizzazione del sito che oltre al pozzo al pozzo sacro, ha anche un complesso nuragico con due torri. Le prime campagne di scavi permisero, grazie ad una squadra di coraggiosi operai che si calarono in fondo al pozzo, di recuperare tantissimi oggetti, ceramiche, bronzetti e ben 1800 monete, oltre agli gli scheletri di animali forse utilizzati per riti sacrificali. Pochi mesi fa – ha
spiegato Chiara Pilo della Sovrintendenza di Cagliari – parte il nuovo progetto. Con il coordinamento della cooperativa Giunone, guidata da Michele Zucca, ente gestore del Paleo archeo centro, si torna a scendere nel pozzo. Questa volta però, l'alta tecnologia ha sostituito gli operai.

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