Opera inedita di Maria Lai esposta a Cagliari

Inaugurata alla Galleria comunale d’arte la mostra “Maria Lai - Opera sola”

CAGLIARI. Oggi alle 11 nella Galleria comunale d’arte verrà inaugurata la mostra “Maria Lai - Opera sola” (che resterà aperta sino fino a gennaio 2020), che prevede l'esposizione a rotazione di quattro opere dell'artista, nella sala della Galleria Comunale che ha già ospitato la “Cariatide” di Amedeo Modigliani.

Il progetto – realizzato in collaborazione con l’Archivio “Maria Lai” e la Fondazione Stazione dell’arte di Ulassai – prevede l’esposizione di un capolavoro inedito dell’artista databile alla fine degli anni Cinquanta. Quindi seguirà, a partire da giugno e fino a settembre, l’esposizione del “Telaio” del 1965, già proprietà della Collezione civica cagliaritana. Nei mesi di ottobre e novembre verrà esposta una “Tela cucita” (Collezione Archivio Maria Lai) del 1978 e il ciclo si concluderà a dicembre con la presentazione di una “Geografia” (Fondazione Stazione dell’arte) del 1988.

L’inedito di Maria Lai in esposizione è una grande tela che illustra le fasi iniziali della lavorazione del pane. Raffigura un gruppo di “Donne al setaccio”. Le donne, aiutate dalle bambine, sono intente a setacciare la farina, così come descrive Salvatore Cambosu, il maestro di Maria, nel “Racconto di Potenzia Moro” (Miele amaro, 1954). Una fanciulla si stacca dallo sfondo: è forse un ricordo caro per l’artista, che ha realizzato diversi disegni preparatori di questa figura, anch’essi esposti nella parte introduttiva alla sala, a partire dallo studio di piedi a matita del 1947, custodito alla Stazione dell'arte, a cui seguono il disegno a figura intera del 1948 e poi la china del 1958, la più prossima al dipinto, nella quale la bambina appare vicino a una donna inchinata tra le ceste. All'estrema sinistra dell'opera a catturare l'attenzione è la donna accovacciata con le gambe tra le braccia, che rimanda alla “Madre dell'ucciso” di Francesco Ciusa, il grande scultore che Maria conobbe nel 1933, quando fu chiamata a posare per la lapide della piccola sorella Cornelia, e che qualche anno dopo le impartì lezioni nel suo studio, dove la fece lavorare con la creta.

L'opera inedita di Maria Lai è stata illuminata con un sistema che utilizza un nuova concezione, che esalta la resa cromatica con una straordinaria qualità. Il sistema è lo stesso che è stato appositamente concepito per illuminare “La Gioconda” di Leonardo da Vinci, la “Nike di Samotracia” e la “Venere di Milo” al Louvre, in occasione dei recenti restauri. Da questi studi ad hoc per grandissimi capolavori è derivato questo sistema, concepito da Marco Angelini e prodotto da Clay Paky, che, dopo la grande mostra dedicata a Van Gogh a Vicenza, per la prima volta è usato in un museo, e specificamente progettato, per illuminare l’ “Opera sola” di Maria Lai.

Alcune sale del museo sono state riallestite in funzione della mostra: la Sala del Collezionista si arricchisce delle opere più aniconiche della Collezione Ingrao, fra le quali la grande tela di Piero D'Orazio del 1956, oltre a due disegni di Umberto Boccioni e Carlo Carrà che tracciano idealmente una connessione con il genere dello studio a matita che ritroviamo nella sala di “Opera sola”. Nella Biblioteca dell'arte una selezione dalla Collezione civica degli artisti sardi esplora i differenti linguaggi del dopoguerra in Sardegna e si traccia il passaggio e la convivenza fra l’arte figurativa e l'astrazione fra gli anni '50 e '60. Qui sono presenti anche i maestri di Maria Lai, nelle opere
di Francesco Ciusa e nel ritratto di Salvatore Cambosu, della stessa Lai. Infine, “Spaghi” (1978), preziosa acquisizione del 2017, donata dall'artista Rosanna Rossi, è esposta a testimoniare la straordinaria qualità di un’artista che ha sperimentato stili e materiali differenti.



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