Vai alla pagina su la mia isola
Banditi gentleman e ostaggi in allegria
La rapina a ritmo di twist 

Banditi gentleman e ostaggi in allegria

In cima alla strada statale che da Alghero porta verso Villanova Monteleone si assiste a uno dei tramonti più suggestivi della Sardegna: prima il sole colora di rosso cielo e mare, poi sparisce...

In cima alla strada statale che da Alghero porta verso Villanova Monteleone si assiste a uno dei tramonti più suggestivi della Sardegna: prima il sole colora di rosso cielo e mare, poi sparisce dietro il promontorio di Capo Caccia lasciando lentamente spazio a una notte con milioni di stelle. Un’immagine mozzafiato che il 23 agosto del 1964 fece da sfondo a una rapina a mano armata in un night così clamorosa da meritare non soltanto lunghi e dettagliati servizi su La Nuova Sardegna, ma addirittura la copertina illustrata della Domenica del Corriere, all’epoca il settimanale più letto d’Italia, con “direttore ombra” Dino Buzzati, penne già leggendarie come Indro Montanelli e le eccezionali tavole del disegnatore Achille Beltrame.

Fatto sta che il saccheggio messo a segno quel giorno di mezza estate alla “Siesta”, sulla Scala Piccada, venne considerato un fatto giornalisticamente molto rilevante: vuoi perché del colpo furono vittime oltre cento persone piuttosto facoltose (prevalentemente turisti), vuoi perché i banditi – pur portandosi via un ricco bottino – si comportarono quasi tutti da veri gentiluomini, offrendo ai loro ostaggi liquori, sigarette e persino un sottofondo musicale a ritmo di twist e cha cha cha. Alla fine, giusto per intendersi, tra i clienti ripuliti di denaro e gioielli ci fu anche chi definì la serata «uno spasso». Come quel tale che, mentre i malviventi si apprestavano a lasciare il club a gambe levate, volle presentarsi a uno di loro con tanto di titolo, cognome e nome: «Piacere, molto lieto». Per non parlare della signorina Lina Ghidotti, originaria di Crema e in vacanza ad Alghero con un’amica, che a giochi fatti rivelò compiaciuta: «Uno dei banditi mi ha fatto la corte».

Il blitz

Anche se gli autori della rapina non sono mai stati identificati, sin da subito si seppe nei minimi particolari come andarono le cose. Non fosse altro perché tra gli avventori del locale c’era anche Pietro Rubino, in quegli anni giovane cronista del nostro giornale. Il quale in vari articoli raccontò la vicenda con attenzione sottile e scrupolosa. «Ho ancora quelle scene stampate bene in testa – ricorda adesso sorridendo – e posso assicurare che non ci fu panico, anzi in tanti all’inizio pensammo che si trattasse di una scherzosa messinscena organizzata dal gestore del locale. E comunque i ladri, per quanto assai determinati, non mostrarono mai l’intenzione di volerci fare del male, ma soltanto di ottenere i nostri soldi». Di più: fecero gli splendidi. «Hanno usato a tutti mille cortesie distribuendo gratis bibite di ogni tipo, tanto era roba nostra», racconterà con meno entusiasmo Meris Chiapello, la moglie del gestore.

In quella calda domenica di agosto il blitz scatta esattamente alle 20.25, quando sette uomini con il volto coperto, abiti da pastore e in braccio dei mitra si palesano di fronte a Salvatore Chessa, cameriere in servizio all’ingresso. «Mani in alto, e muto devi stare», gli intimano prima di perquisirlo e di portagli via le 58mila lire che ha in tasca (nel ’64 l’equivalente dello stipendio mensile di un operaio). Troppo, per un semplice dipendente del locale. Così il bandito s’intenerisce e gli rende duemila lire senza però rinunciare a un certo sarcasmo: «Toh, mancia», gli dice, come racconterà la vittima all’inviato del Corriere della Sera Luigi Cavicchioli.

Chiassosa allegria

Pochi istanti dopo la scena si sposta all’interno del night, diviso in tre sale, «in un clima di chiassosa allegria»: prima con i fuorilegge fermissimi nella loro richiesta di portarsi via molto denaro, poi nel ruolo di «perfetti padroni di casa, squisitamente gentili». I clienti, una volta separati tra donne e uomini, vengono fatti distendere sulla pista con il ventre e la faccia in giù. Soltanto più tardi, quando i portafogli sono già stati svuotati, arriva il permesso di voltarsi su un fianco e poi di sedersi. È a quel punto che i banditi decidono di essere “ospitali” e dopo una breve consultazione mettono delle bevande a disposizione dei loro priogionieri. Un segnale distensivo, certo, ma anche la prova che non hanno alcuna intenzione di andarsene, semmai di restare in attesa di altri clienti da derubare. E visto che bisogna aspettare, tanto vale farlo ascoltando un po’ di musica. Così parte l’ordinazione (si fa per dire) al cameriere: «Vai al giradischi e metti qualcosa di bello». «Per quattro ore sempre gli stessi due brani: un twist e un cha cha cha che cominciava con la parola quero», precisò Pietro Rubino nella sua ricostruzione. Tra una nota e l’altra, giusto per far passare il tempo, i banditi si preoccupano di offrire pacchetti di sigarette. «Volevano che nessuno di noi perdesse la calma e si comportavano in maniera perfetta, evitando di innervosirci e all’occorrenza accompagnandoci alla toilette». Una situazione surreale.

Il tentativo di rivolta

Come nella sceneggiatura di un film hollywoodiano, tuttavia, all’improvviso qualcuno – complice qualche bicchiere di troppo – prova a fare l’eroe. Saranno gli unici momenti di tensione della serata. L’ostaggio/cronista lo racconta molto chiaramente nel suo pezzo: «Erano passate già due ore dall’inizio della rapina quando uno dei nuovi arrivati, dopo aver bevuto un po’, si era esaltato e voleva lanciarsi addosso al suo carceriere». Gli amici tentano più volte di trattenerlo, ma alla fine il temerario riesce a balzare addosso all’uomo, che a sua volta punta il mitra mirando ad alzo zero. «Se fosse partita la raffica sarebbe stata una strage», ammette Pietro Rubino. E invece, per fortuna, “il ribelle” viene bloccato dagli stessi clienti dopo che i banditi urlano: «Fatelo stare buono altrimenti ci rimettete tutti». Poi ci si mette anche il cameriere del night, che molla due sonori ceffoni al tipo già immobilizzato. Così, giusto per farlo rinsavire. Alla fine i banditi lo legano con una catena a una cancellata di ferro battuto. Nel delirio generale un giovane cagliaritano riesce incredibilmente ad addormentarsi.

I nuovi arrivati

Passano i minuti e nuovi clienti continuano a presentarsi all’ingresso. Le sale si riempiono: ci sono inglesi, francesi, milanesi, torinesi, romani. Tutti giungono alla Siesta dopo aver percorso Scala Piccada. Non notano nulla di allarmante, davanti al locale spengono il motore dell’automobile, sentono il suono della musica e un istante dopo si ritrovano con un’arma ra puntata addosso. La più sfortunata è Maria Valsecchi, alla quale i banditi strappano borsetta e vestito per impossessarsi dei gioielli e del denaro: a conti fatti il suo danno supererà i due milioni di lire. Cifra enorme.

La fuga

È ormai mezzanotte e mezzo e di clienti non ne arrivano più. Ma i rapinatori non sono tutti convinti che sia il caso di dileguarsi. Anzi, di questa opportunità discutono tra loro animatamente. «Sentimmo le voci di un alterco – ricorda Pietro Rubino nel suo articolo –, erano i banditi che litigavano. Alcuni volevano andar via, altri restare. Dovette prevalere il parere dei primi, perché da lì a trenta minuti se ne andarono. Fatto passare un po’ di tempo – continua – uscimmo anche noi, finalmente liberi. Trovai in un angolo il mio portafoglio con i documenti, e poco lontano anche gli occhiali. Mentre le chiavi della macchina dovetti andarmele a cercare in campagna». Come tutti gli altri ostaggi, del resto. Perché ovviamente i criminali cercano in ogni modo di rallentare la richiesta d’aiuto. E i telefoni cellulari in quegli anni erano fantascienza.

Le indagini

Le indagini dei carabinieri – che come si è detto si riveleranno un buco nell’acqua – partono comunque immediatamente. Al punto che il giorno dopo la rapina i militari fermano per accertamenti ben tre persone, tutti pastori che hanno i loro allevamenti nelle
campagne tra Alghero e Villanova Monteleone. In particolare, uno di loro risulta fortemente indiziato perché la sua voce è stata riconosciuta da una vittima. Ma alla fine sarà rilasciato. L’unica cosa accertata è che Il colpo fruttò agli autori complessivamente dieci milioni di lire.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller