La Sardegna antica al centro di una grande rete di culture

A Cagliari una spettacolare mostra per guardare dall’isola all’Africa e all’Asia. Oltre 550 opere da importanti musei internazionali e dalle collezioni sarde

CAGLIARI. Collane fatte di conchiglie, pendenti in osso, pettini in pietra, statuine zoomorfe votive, e ancora spade, asce, sino a una quantità di vasellame di eccellente fattura. A guardare i tanti oggetti del passato sistemati l’uno vicino all’altro viene difficile pensare alla Sardegna come a un’isola che il mare ha separato da tutto il resto. Sì, perché dalla mostra “Le civiltà e il Mediterraneo”, inaugurata ieri nei due spazi del Museo archeologico nazionale e del Palazzo di città, emerge ciò che per lungo tempo è stato difficile ammettere: per secoli l’isola è stata culla di una civiltà florida, produttiva, crocevia di scambi e dialoghi con il resto del Mediterraneo.

L'Ermitage. Fortemente voluta dall’assessorato regionale al Turismo, che ha firmato un accordo con il museo Ermitage di San Pietroburgo, il comune di Cagliari, il Polo museale della Sardegna e la Fondazione di Sardegna, sino al 16 giugno la mostra illustrerà un’isola in stretto contatto con gli altri paesi del Mediterraneo. Un viaggio nel tempo e nello spazio che, partendo dal Neolitico sino a sfiorare l’epoca romana, fa dialogare reperti dei poli museali sardi (oltre che quelli dell’archeologico di Cagliari, ce ne sono altri provenienti dal resto dell’isola) con quelli arrivati per l’occasione oltre che dall’Ermitage, dai musei archeologici di Napoli e Salonicco, dal museo Bardo di Tunisi e dal Museo di Berlino.



L'assessore Barbara Argiolas. «La mostra– spiega l’assessora regionale al Turismo, Barbara Argiolas – si inserisce in un progetto più ampio di strategia di promozione dell’isola, che andrà avanti sino al 2020. Non si tratta di un’esposizione fine a se stessa, ma dell’ulteriore passaggio di un percorso cominciato nel 2015 con Eurasia». Anche in occasione di quell’esposizione preziosi elementi dell’Ermitage arrivarono nell’isola per testimoniare lo sviluppo di civiltà lontane. Ora quella collaborazione continua (i finanziamenti arrivano dall’Unione Europea), ma per confrontare le civiltà del Mediterraneo e far sorgere nuova curiosità sulla Sardegna: «Vorremmo – continua Argiolas – creare uno stimolo affinché chi viene a visitare l’esposizione abbia poi voglia magari di andare a vedere altri siti dislocati nella regione».

La civiltà del Mediterraneo. Curata da Yuri Piotrovsky, dell’Ermitage, e da Manfred Nawrot, del museo di Berlino, “La civiltà e il Mediterraneo” si avvale della direzione artistica di Angelo Figus. E’ lui che per l’evento ha creato una scenografia e una storia: se nel Museo archeologico diversi pezzi (collane, accette, bottoni iscrizioni) sono messi a confronto con i loro omologhi provenienti ad esempio da Salonicco e Cipro, nell’intento di creare una summa di ciò che aspetta al visitatore, nel Palazzo si città si è catapultati in viaggio. Un viaggio nel Mediterraneo che comincia la sera e prosegue sino al giorno dopo, mostrando in ciascuna delle sale che ospitano i reperti i colori delle diverse fasi della giornata (dal blu scuro della notte, ai toni rosati e violacei del tramonto successivo) visti da un’imbarcazione. E barche di colori diversi ospitano i pezzi in mostra, quasi a voler simboleggiare le navi che si muovevano da una sponda all’altra del Mare nostrum, cariche di merci. Così da una teca all’altra è un tripudio di oggetti della vita quotidiana e votivi che mostrano come spesso le civiltà del passato mutassero l’una dall’altra saperi e fogge (un esempio su tutti: la fibbia di bronzo proveniente dal Caucaso non ha molto di diverso da quelle fabbricate dai nuragici), pur mantenendo in molti casi peculiarità proprie.



La mostra e i libri. Se la mostra può essere vista con gli occhi del visitatore avido di conoscere la storia e lo sviluppo della cività, può pure diventare spunto per riflessioni sull’oggi. E’ anche per questo che nel Palazzo di città ciascuna delle nove sale propone un libro diverso (un progetto curato dall’archeologa Michela Migaleddu) con consigli di lettura da Omero a Pier Paolo Pasolini. «La mostra – spiega la direttrice del Polo museale della Sardegna, Giovana Damiani – ci fa vedere un Mediterraneo come autostrada in cui molti popoli si sono incontrati». Ciascun museo propone un biglietto ad hoc, che costerà la metà per chi andrà a vedere anche l’altra esposizione.
 

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