sassari, i GRANDI INTERPRETI DELLA MUSICA 

Applausi al Teatro Verdi per i giovani del Quartetto van Kuijk

SASSARI. Si è aperta al Teatro Verdi la decima edizione della stagione dei Grandi interpreti della musica, promossa dalla Cooperativa Teatro e/o Musica. La stagione non ha perso i lineamenti che l’han...

SASSARI. Si è aperta al Teatro Verdi la decima edizione della stagione dei Grandi interpreti della musica, promossa dalla Cooperativa Teatro e/o Musica. La stagione non ha perso i lineamenti che l’hanno contraddistinta sin dall’inizio, ossia una forte connotazione internazionale e una spiccata visibilità degli interpreti, ma quest’anno si è aggiunto un nuovo elemento caratterizzante, ossia la componente giovanile. Il parterre di solisti e di ensemble ospiti è infatti costituito da giovani ma già affermati musicisti, vincitori di importanti concorsi internazionali, già presenti nelle più importanti sale da concerto del mondo, forse meno noti ma avviati ad affermarsi definitivamente sulla scia dei loro più illustri predecessori.

A questa categoria di musicisti appartiene anche il Quartetto van Kuijk, fondato a Parigi nel 2012, che ha inaugurato la stagione 2019. Il Quartetto proviene dalla scuola del Quartetto Ysaye e si è successivamente perfezionato con Günter Pichler, primo violino del famoso Quartetto Alban Berg. L’ensemble ha esordito con il Quartetto op. 76 n. 5 di Franz Joseph Haydn, penultimo dei sei quartetti dedicati al Conte Erdödy, splendido esempio della maturità compositiva raggiunta dal musicista in questo specifico ambito, quintessenza di quello stile viennese propriamente indirizzato ad un raffinato pubblico di iniziati. Il Quartetto è un capolavoro di equilibrio e di senso della conversazione strumentale, e la lettura del Quartetto van Kuijk, pur non rinunciando del tutto a un’impronta che evidenzia la necessità di dare sfogo a qualche ardore giovanile, va in questa direzione, assicurando all’opera una splendida resa polifonica e un lucido senso dell’architettura formale.

Dopo l’opera 76 di Haydn il Quartetto van Kuijk è andato a poggiarsi su un caposaldo della letteratura quartettistica, ossia il Quartetto in Sol op. 10 di Claude Debussy, eseguito per la prima volta nel 1893. Il Quartetto può certamente essere considerato la prima prova matura del compositore, nonostante gli evidenti legami con la tradizione del passato e l’adozione della forma ciclica alla Franck. Ma nell’opera c’è anche una piena apertura al Novecento, sul piano armonico e timbrico, e uno stretto legame con tutto il lessico proveniente dall’impressionismo musicale.

Nitida, fresca e ricca di suggestioni timbriche l’interpretazione del van Kuijk, che ha lasciato dell’opera un’impronta – su diversi piani – molto personale. Infine, nella seconda parte del concerto, la giovane formazione ha affrontato una delle più celebri creazioni di Franz Schubert, Il Quartetto D 810 in Re “La morte e la fanciulla”. Anche in questo caso il Quartetto van Kuijk ha sfoderato tutte le armi di cui dispone, offrendo al pubblico del Verdi una lettura appassionata,
tendente all’esasperazione dei contenuti lirici, a volte eccessiva nello stacco dei tempi, ma comunque sempre coerente e ben dettagliata. Il successo è stato meritatissimo, ricambiato da una raffinata trascrizione della celebre mélodie di Francis Poulenc “Les chemins de l’amour”.

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