Nuoro, i fili di “Andando via” uniscono le tessitrici sarde

Il 9 marzo presentazione del grande progetto collettivo di Giuditta Sireus. Da ogni paese un arazzo ispirato dal monumento di Maria Lai per Grazia Deledda

SASSARI. La visione di Giuditta Sireus si realizza: sabato 9 Nuoro ospiterà la presentazione ufficiale del progetto “Andando via. Omaggio a Grazia Deledda”.

Un’opera tessile collettiva, che ha coinvolto tante persone e decine di tessitrici di tutta l’isola. «Tutto è cominciato dalla lettura di Grazia Deledda, nel circolo letterario di cui sono animatrice, scoprimmo il monumento che Maria Lai aveva dedicato alla scrittrice a Nuoro». Racconta Giuditta Sireus, classe 1982, nata a Villacidro, laureata a Cagliari in Storia dell’arte e specializzata in didattica dei musei. «È l’ultima opera pubblica di Maria Lai. Un addio dell’artista sottolineato dal titolo: “Andando via”. Opera per me sconosciuta e che, poi ho scoperto, non conoscevano perfino molti nuoresi, accanto alla chiesetta della Solitudine dove è sepolta Grazia Deledda – spiega Sireus –. È nata così la voglia di riscattare questo capolavoro, una strada iniziata nel 2012 e costellata da tante difficoltà ma anche da moltissima condivisione». Nella visione di Giuditta le 11 colonne di cemento, costellate dalla scrittura indecifrabile di Maria Lai sono diventate dei grandi arazzi con le decorazioni ispirate alle sagome femminili in ferro battuto delle donne protagonista dei romanzi di Grazia Deledda. «Ciascun arazzo è stato tessuto in lana naturale sarda, bianca e nera, secondo la tradizione tessile delle comunità, con la volontà di valorizzare delle specificità locali – racconta Giuditta Sireus –, anche grazie a un’approfondita ricerca in cui mi ha aiutato Chiara Manca, curatrice d’arte e responsabile scientifica del progetto, e da Paulina Herrera Letelier, la designer che ha riprodotto i disegni originali di Maria Lai, gentilmente messi a disposizione dall’Archivio Maria Lai e dalla sua presidente, nonché nipote dell’artista di Ulassai, Maria Sofia Pisu, che ha subito sposato il progetto: “è una follia ma lo faremo” mi disse».

Un “folle” progetto che ha trovato piena realizzazione, illuminato e coerente con quella “estetica della relazione” che ha reso l’opera di Maria Lai internazionale. Un filo che ha tessuto, come il celebre nastro blu di “Legarsi alla montagna”, tante realtà: ventitré Comuni sardi e la Regione, oltre numerosi partner pubblici e privati. «Con “Andando via. Omaggio a Grazia Deledda” è nata una comunità – sottolinea Giuditta Sireus –. Le tessitrici hanno accolto con entusiasmo l’idea. Prima di tutto perché quello della tessitura è un mondo di sapienza minacciato di estinzione. Sono poche ormai le donne che si dedicano al telaio, il motivo è che non esiste una rete commerciale e le artigiane non sono in grado, impegnate nel loro lavoro, di gestire anche il marketing».

I ventitré Comuni patrocinatori hanno scelto di dar vita a un progetto di filiera. Un impegno condiviso dalla Regione con un finanziamento di 250 mila euro per far sì che il progetto prosegua il percorso con tutte le ricadute positive nel turismo e nella cultura. Anche la Fondazione di Sardegna sostiene il progetto con un contributo economico.

«Sono le donne, a partire dall’artista e dalla scrittrice che hanno ispirato il progetto – conclude Sireus –. Le tessitrici hanno lavorato insieme per un unico, grande obiettivo. Il 9 marzo, ognuna di loro sarà protagonista e le voglio citare tutte: Speranza Ladu e Lucia Mureddu, Cooperativa Su Marmuri, Cooperativa Su Trobasciu, Andreuccia Solinas, Luigina Barracca, Francesca Floris, Mariangela Cubadda, Dolores Ghiani, Anna Deriu, Caterina Mele, Gabriella Lutzu, Stefania Meli, Bastiana Pagliai e Rosaria Poddie, Elena Mulas, Arianna Pintus, Tessart Cogoni, Mariantonia Urru,
Tessile Corona, Rita Soro e Maria Rita Vacca, Elisa Flore, Giovanna Chessa e Lia Pala, Marcella Flore, Laboratorio Tessile Prof. Cannas, Artigiantessile, mostreranno al mondo non solo il frutto del proprio lavoro, ma anche la tradizione tessile che contribuiscono a tramandare».



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