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La “parrocchia gay” in Vaticano

La “parrocchia gay” in Vaticano

«Fa parte della parrocchia” è frase comune, che può valere per quello che di testuale dice, e in senso più ampio per indicare l’appartenenza a un gruppo di persone accomunate da medesimi interessi,...

«Fa parte della parrocchia” è frase comune, che può valere per quello che di testuale dice, e in senso più ampio per indicare l’appartenenza a un gruppo di persone accomunate da medesimi interessi, passioni o scopi. “Sodoma” di Frédéric Martel (Feltrinelli, 560 pagine, 24 euro) ci rivela in apertura che in Vaticano tale frase è usata dagli uomini di fede di ogni grado, età e provenienza per riferirsi a quanti, tra quegli stessi uomini di fede, sono gay. Qualcosa a cavallo tra il gioco di parole e – considerato quanto si sostiene nel libro, e cioè che la percentuale di chi si astiene dal sesso sarebbe infinitesimale – il paradosso.

“Sodoma”, precisiamo subito, non tratta dell’omosessualità di cardinali, vescovi o parroci, ma piuttosto del modo in cui l’omosessualità di un numero enorme di essi influenza la vita, privata e soprattutto pubblica, della Chiesa di Roma. Un esempio, forse il più eclatante. L’ultimo capitolo ricollega senza mezzi termini a questa influenza l’abdicazione di Joseph Ratzinger: «Tra le quattordici stazioni della Via Crucis di Benedetto XVI, durata otto anni», scrive Martel, «è un fatto che almeno dieci siano direttamente o indirettamente legate alla questione omosessuale – una questione che è stata anche il suo dramma personale».

La goccia che fa traboccare il vaso risale al 2012: il papa, in viaggio verso Cuba, viene informato dal suo entourage della situazione nell’arcivescovado dell’Avana, in cui il meno che succede è che «sacerdoti e prelati del Vaticano» arrivino «come turisti del sesso, con la benedizione della gerarchia cattolica» locale. Dalla metà degli anni Ottanta, Cuba è diventata «meta privilegiata per coloro che sono “della parrocchia” e “closeted”» (ovvero gay non dichiarati). A ciò si uniscono gravi scandali di varia natura, e una muta complicità del regime, che non denunciando malaffare e reati si garantisce un’opposizione addomesticata da parte della Chiesa. Già molto provato per le conseguenze dell’affaire Vatileaks, Ratzinger, «disgustato, non ce la fa più. Crolla». Quella ufficiale di un abbandono per soli motivi di salute fisica sarebbe dunque una versione di comodo: la malattia dietro la clamorosa decisione del tedesco sarebbe prevalentemente di tipo spirituale.

Il contenuto del libro è di estremo interesse, anche perché si deve perlopiù a fonti di prima mano. Martel, che ha impiegato quattro anni a scriverlo, tra il 2015 e il 2018 ha soggiornato con costanza a Roma e più volte anche in Vaticano, ha viaggiato per tutto il mondo e accumulato centinaia di ore di interviste (tra gli altri, precisa con zelo, a «41 cardinali, 52 vescovi e monsignori, 45 nunzi apostolici e ambasciatori stranieri e oltre 200 sacerdoti e seminaristi»), e ha consultato migliaia di testi per documentarsi, finendo per avere così tanto materiale da dover lasciare fuori dal volume tre capitoli, pubblicati poi in rete.

Ciò che invece non convince affatto è la forma. Ridondanti, appesantite da un uso eccessivo del punto esclamativo, le pagine di “Sodoma” riservano in troppe occasioni passaggi che non si sa come prendere («A lungo, rievochiamo l’opera di Maritain e i suoi rapporti, talvolta burrascosi, con André Gide, Julien Green, François Mauriac o Jean Cocteau, e io mi rendo conto che tutti questi scrittori cristiani francesi dell’anteguerra avevano davvero talento!»; o, ancora, l’episodio in
cui il cardinale Müller «congeda brutalmente» una suora, messo da Martel in relazione, senza alcun argomento, con la misoginia).

Date le fatiche in fase di preparazione, che una redazione simile rischi di vanificare il gran lavoro fatto a monte è, per stare in tema, un peccato.

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