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Dentro la reggia sarda di Berlusconi: le sorprendenti foto di Villa Certosa

Dentro la reggia sarda di Berlusconi: le sorprendenti foto di Villa Certosa

Dopo anni di polemiche e 8 processi (uno ancora in corso) il fotografo freelance Antonello Zappadu manda in libreria "Vi presento Berluscolandia"

«Quando ho fotografato Mirek Topolànek non sapevo chi fosse, da dove venisse e perché avesse una grande confidenza con il premier Berlusconi, tanto da permettersi di girare nudo per Villa Certosa. Completamente nudo e in evidente stato di massima eccitazione».

Antonello Zappadu, fotoreporter freelance, originario di Pattada, racconta così la genesi degli scatti della vita, quelli che gli sono valsi una evidente notorietà internazionale ma che gli sono costati anche tanti guai. Quelle foto imbarazzanti di Silvio Berlusconi e dei suoi ospiti nel giardino di Villa Certosa, a Porto Rotondo, hanno fatto il giro del mondo e quello dei tribunali, ma sono solo una piccola parte degli scatti di Zappadu nella residenza dell’ex premier.



Un grande archivio segreto che oggi viene pubblicato nel nuovo libro del fotoreporter, in uscita tra qualche giorno per le edizioni Mondo nuovo. Il volume si intitola “Vi presento Berluscolandia” ed è una selezione delle oltre 80 mila immagini che raccontano Villa Certosa nell’arco di tempo di sei anni. È la prima volta che Zappadu raccoglie in un libro-diario vita e miracoli della residenza estiva del Cavaliere, dall’acquisto da Flavio Carboni nei primi anni Settanta agli scoop con le foto che ritraggono l’allora premier con i suoi ospiti nel parco della villa.

Nell’immaginario collettivo Villa Certosa non è solo la dimora esageratamente ricca e sfarzosa di un politico miliardario nel buen retiro di Porto Rotondo. È anche e soprattutto il simbolo di una stagione politica e di costume. È l’immagine emblematica del berlusconismo inteso come manifestazione di un potere assoluto che apre tutte le porte e nasconde tutte le ombre dietro il velo impenetrabile del segreto di Stato. Villa Certosa è stato il tempio di tutto questo, il teatro dove è andato in scena il legame venefico tra denaro e potere politico. L’esercizio arrogante del “fare quello che si vuole”, piegando leggi, usi e costumi. Dettando un nuovo stile nel segno del comando. A questo proposito, La Nuova Sardegna nel mese di maggio del 2004 è stato il primo giornale del mondo a raccontare quello che succedeva dentro le mura superprotette della villa e a denunciare gli abusi edilizi finiti poi in un’inchiesta che si è infranta contro il muro del potere.

Bunker e tunnel sottomarini, giardini e foreste, costruzioni faraoniche di dubbio gusto e altrettanto dubbia legittimità. Tutto coperto dal segreto di Stato. Poi dal 2007 al 2011 gli scoop di Antonello Zappadu che ha immortalato con i suoi scatti le frequentazioni di Berlusconi nella sua reggia in Gallura. Un album con dentro di tutto: le feste e le escort, Topolànek e dintorni, la pizzeria e le camere da letto nella villa, gli abusi edilizi, il villaggio nuragico e le tombe fenicie con i reperti archeologici, i disastri idrogeologici, il bunker e il tunnel sottomarino, la foresta incantata e la grotta di Pinocchio, le gigantesche testuggini caraibiche, i voli di Stato, i servizi segreti e i cecchini armati sino ai denti disseminati lungo il perimetro della villa. Infine una perla: il momento della consegna di un avviso di garanzia nel 2007.

Un lavoro immenso che – partendo da un archivio di 80mila fotografie scattate in sette anni e “conservate” obbligatoriamente al sicuro, in Colombia, per evitare il sequestro da parte della magistratura italiana – è costato all’autore qualcosa come otto processi (in sede penale e civile), diverse perquisizioni alla sua persona e alla sua famiglia, sequestri di computer, memorie, schede fotografiche, materiale fotodigitale, centinaia di cd e dvd. E poi un licenziamento per giusta causa dal gruppo editoriale dove svolgeva il lavoro di fotoeditor e fotoreporter. Oggi Antonello Zappadu vive e cerca di lavorare in Colombia, con grande difficoltà per l’autocensura praticata da diversi gruppi editoriali. «Tutto questo – dice – per quello stramaledetto ideale che spinge a riferire sempre la verità, anche a costo di farsi del male».


 

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