terre di confine filmfestival 

Africa e Siria ricostruite a Nuoro nel corto di Francesco Pirisi

SOLARUSSA. Le nuove generazioni sono ben disposte a innovare l’ambiente cinematografico nel settore del “corto”. È emerso nel corso della proiezione di alcuni cortometraggi e della presentazione dei...

SOLARUSSA. Le nuove generazioni sono ben disposte a innovare l’ambiente cinematografico nel settore del “corto”. È emerso nel corso della proiezione di alcuni cortometraggi e della presentazione dei registi, alla XII Edizione del “Terre di confine Filmfestival” ospitato a Solarussa a Casa Sanna e organizzato dall’Associazione culturale Su Disterru. “Warlords” del nuorese Francesco Pirisi ha aperto la “Finestra sul corto”, catturando per le emozioni concentrate in tre minuti di montaggio, per un lavoro davvero ben confezionato. Warlords, che lo scorso anno ha vinto il premio “Centottanta”, è un cortometraggio sulla guerra attraverso gli occhi di due bambini, uno in Siria e l’altro nell’Africa Sub sahariana. Due parti diverse del mondo in cui l’orrore e le paure vissute dai bambini durante i conflitti armati sono però identiche. «Il messaggio che volevo lanciare – ha spiegato Pirisi – è che il mondo in cui viviamo non è lontano da questi fenomeni». Il corto di tre minuti che attraverso i volti degli attori bambini non professionisti e le location hanno raffigurato l’orrore delle guerre in luoghi distanti tra loro, è stato girato in post produzione a Nuoro. Abbiamo cercato i volti delle storie che volevamo raccontare. Le scene della guerra in Siria le abbiamo realizzate dove si trova un ristorante distrutto – ha spiegato il regista – mentre quelle dell’Africa, vicino al cimitero, a Nuoro».

Un lavoro che gli ha fatto guadagnare il titolo di migliore film maker al Premio Sardegna Teatro. «Ho relizzato questo corto con l’obiettivo di partecipare al Premio 180 – ha aggiunto Francesco Pirisi – e ricreare un po’ di Africa e di Siria a Nuoro non è stato facile. Il lavoro ha visto anche lo studio dei testi in siriano e di quella parte dell’Africa. Ma tutto è stato realizzato in post produzione e con poche centinaia di euro». Intanto il film maker nuorese si prepara a una nuova avventura nel cortometraggio: ai primi di aprile inizieranno le riprese del nuovo lavoro «cambio completamente genere e parleremo del premio Nobel, Grazia Deledda, con un corto di 15 minuti».

E che le nuove leve sarde del cortometraggio facciano ben sperare lo si capisce anche dal corto del regista cabrarese Massio Loi “Je ne veux pas mourir”, diretto assieme a Gianluca Mangiasciutti e proiettato a seguire. Anche questa è una storia breve e drammatica che racconta la visione cruda e tragica dei nostri tempi attraverso gli occhi di una bambina. Terre di confine film festival che proseguirà ad Alghero e Sassari nella sua ultima tappa, quest’anno era dedicato al tema della Libertà in un gemellaggio cinematografico con il Cile. Con il documentario “Nostalgia de la luz” di Patricio Guzman, il desiderio di giustizia, di libertà, di rivendicare una degna sepoltura per i propri cari sono emersi in questa opera di difficile montaggio, che apre un duro scenario sulla fine dei dissidenti politici del Cile. Un
docufilm di archeologia politica, una testimonianza sul “concetto di memoria” dei desaparessidos, migliaia di cileni ammazzati dalla repressione del dittatore Pinochet, i cui resti non sono mai stati ritrovati e tutt’oggi continuano ad essere cercati nel deserto di Atacama, dai parenti.

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