«Solinas chiami Eyal a suonare in Sardegna»

La proposta del direttore del Memoriale sardo della Shoah al governatore appena eletto

SASSARI. «Accettare al festival Musica sulle Bocche Eyal Lerner, farlo suonare, cantare, sarebbe stato un messaggio di pace e di fratellanza fra i popoli, avrebbe dato a tutti una straordinaria opportunità: quella di conoscere la cultura israeliana, di conoscere la sua musica, la sua produzione artistica. Che di certo non è una produzione artistica “di guerra” o “di apartheid”. Invece, purtroppo, abbiamo avuto una dimostrazione di antisemitismo camuffato dietro maschere antisioniste». Così Alessandro Matta, direttore dell’associazione Memoriale Sardo della Shoah, sul caso del musicista israeliano Eyal Lerner escluso da Musica sulle Bocche.

«Non c’è stata – prosegue Matta – una critica, seppur legittima, a una politica di uno Stato, in quel rifiuto. Anche per il semplice fatto che non si possono fare simili critiche a chi di mestiere fa il musicista. Stava venendo a suonare Eyal Lerner, mica Netanyahu. Si è rifiutata la musica di un ragazzo ebreo unicamente perché israeliano. E’, mutatis mutandis, il meccanismo dell’antisemitismo puro e semplice».

«Il mio augurio – dice ancora Matta – è che Eyal venga invitato dalla Regione Sardegna per un tour di concerti in tutta l’isola. Faccio questa proposta al nuovo presidente della giunta regionale Christian Solinas. Invito il governatore a prendere in considerazione l’idea che Eyal Lerner venga a suonare in tutte le principali città della nostra regione, in modo che i sardi possano conoscere il suo messaggio di tolleranza e di pace. Da un brutto incidente potrebbe nascere così una migliore conoscenza reciproca tra Sardegna e Israele. Rispondere all’odio con la cultura, con la conoscenza dell’altro: questo è ciò che bisogna fare».

«Cultura è una parola importante – conclude Matta – Ma è ancora più importante se la si accompagna a un’altra parola, che nel caso Lerner è stata negata: dialogo. La cultura è
uno strumento che deve servire a unire i popoli, a far conoscere l’altro, a eliminare in ciascuno di noi i pregiudizi, ovvero i giudizi affrettati, preventivi, fatti senza cognizione di causa o senza aver prima studiato a fondo la materia della quale si parla». (cos.c.)



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