Vino declinato al femminile La rivoluzione dell’enologia comincia dal Nuorese

L’articolo determinativo resta rigorosamente maschile nella maggior parte dei vini – il Cannonau, il Bovale, il Carignano – ma anche in Sardegna l’enologia viene sempre più declinata al femminile....

L’articolo determinativo resta rigorosamente maschile nella maggior parte dei vini – il Cannonau, il Bovale, il Carignano – ma anche in Sardegna l’enologia viene sempre più declinata al femminile. Per capire quanto il presente e il futuro del vino siano sempre più donna basta scorrere l’elenco delle socie delle Donne del vino, associazione nazionale che nell’isola ha una sua fortissima delegazione. Emerge infatti come buona parte delle cantine più blasonate siano ormai in mani femminili, o come dietro il successo di un vino spesso ci siano la sapienza e la determinazione di una donna. Prendiamo il Mandrolisai, uno degli uvaggi più antichi e celebrati della Sardegna, unica Doc nell’isola che prende il nome dal territorio, un po’ come accade in Francia dove quasi ogni regione è identificata con il proprio vino. Un grande rosso (bovale, monica e cannonau) con un passato importante che però negli ultimi decenni aveva visto oscurata la propria fama, un po’ immotivatamente. A ridarle lustro ci ha pensato una donna di 33 anni, Emanuela Flore, prima enologa della Sardegna, in forza da qualche anno (con contratto a tempo indeterminato) alla Cantina del Mandrolisai. Trentatré anni, nata a Samugheo, laurea triennale in enologia a Oristano e magistrale a Torino, master in management alla Bocconi e ancora in marketing del vino a Piacenza, è già molto più di una speranza nel mondo dell’enologia sarda. Dietro la nuova ascesa dei vini del Mandrolisai c’è anche la sua tenacia, unita a una competenza che non teme rivali tra i colleghi maschi. Ultimamente si sta mettendo alla prova con il Cannonau, e così dalle botti a Sorgono della Cantina del Mandrolisai (86 soci, una produzione di 150mila bottiglie l’anno) è nato 100/Kent’Annos, ispirato al tema della longevità isolana che tanto interesse sta suscitando in tutto il mondo. È piaciuto talmente che alcune cantine della rude Barbagia, in qualche caso inclini alla misoginia, hanno deciso di affidarle senza riserve le loro produzioni: così Sa Bettola di Oliena per la quale Flore ha creato Bandidu, un cannonau robusto sulla cui etichetta campeggia l’effige del mitico latitante Tandeddu, o i soci del Pub Agricolo di Mamoiada, per i quali ha creato il cannonau di punta.

Ma per capire quanto le donne stiano cambiando radicalmente l’immagine e la sostanza della viticoltura in Barbagia basta andare in quel paese fenomeno che da alcuni anni è diventato Mamoiada. Noto alle cronache per tragici fatti di nera sino agli inizi degli anni ’90, in poco tempo ha cambiato radicalmente immagine grazie a due punti di forza, tradizione ed enogastronomia: se la prima è affidata alle maschere dei mamuthones (il museo locale nel 2018 è stato visitato da 25mila persone), la seconda punta principalmente sul vino, e in special modo sul cannonau, che a Mamoiada è particolarmente amabile. Così, in un paese di appena 2500 abitanti, ci sono innumerevoli vigne e ben ventidue cantine che imbottigliano ed etichettano i loro vini. E le donne, si diceva, sono protagoniste: come le sorelle Melis – Emanuela, Maria Antonietta e Roberta, neppure cent’anni in tre – che hanno resuscitato l’antica vigna di famiglia e con orgoglio e la giusta sfrontatezza hanno dato vita al marchio Eminas,
cioè femmine. Sempre a Mamoiada il vino ha la freschezza e la passione di Maria Grazia Canneddu, ambasciatrice di una famiglia che coltiva da tre generazioni e che dal 2015 è entrata nel mercato con alcune perle tra cui spicca il bianco ”Delissia”, un Granatza che fa molto parlare di sé.

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