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«Dimostri 10 anni di meno»: in Italia è la pura verità. Siamo il Paese della meglio gioventù

«Dimostri 10 anni di meno»: in Italia è la pura verità. Siamo il Paese della meglio gioventù

Lo dice una ricerca pubblicata dalla prestigiosa rivista scientifica Lancet. Le nazioni dove l’età biologica si è abbassata di più sono la Svizzera e il Giappone. Mentre gli abitanti di Papua Nuova Guinea invecchiano prima di tutti gli altri

L’Italia non è proprio al primissimo posto, ma essere all’ottavo, tra 195 Paesi, è già un risultato da celebrare: a 75 anni i cittadini che calcano “il bel suolo natìo” ne dimostrano biologicamente 65 - uno più o meno - grazie al basso carico di malattie correlate all’età, vantaggio che condivide con la Svizzera, Singapore, Corea del Sud e Giappone. A dare conto di questo felice gap tra età anagrafica ed età biologica, cioè tra quella scritta sul certificato di nascita e quella espressa da alcuni valori di salute del corpo e della mente, non è uno dei tanti studi improvvisati che circolano su internet o un articolo di un qualche esperto a corredo di una fotogallery di celebri bellezze internazionali come Monica Bellucci o Sophia Loren. Il dato, infatti, emerge da un serissimo studio scientifico appena pubblicato da una delle più antiche e autorevoli riviste mediche al mondo, Lancet, (Lancet Public Health).

Condotto sui dati raccolti in 195 nazioni del mondo, in un periodo di tempo che abbraccia il lungo periodo 1990-2017, è il primo lavoro in assoluto a non considerare solo l’aumento della longevità, ma a fare un distinguo tra età biologica ed età anagrafica. Usando i 65enni come punto di riferimento; usando il “burden of disease” correlato all’età e aggregando tutti i DALYs (acronimo di Disability-Adjusted Life Years), cioè la perdita degli anni di vita in salute derivanti da 92 patologie, i ricercatori del Center for Health Trends and Forecasts dell’università di Washington sono riusciti -attraverso procedure complesse- a calcolare il “carico di malattia correlato all’età”.

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Dall’insieme dei risultati emerge che i Paesi in cui si invecchia meglio in assoluto sono il Giappone e la Svizzera. Ma tra le top 10 nazioni più “giovanili”, cioè con un’età biologica più bassa di quella anagrafica, c’è l’Italia, preceduta, ma a brevissima distanza, da altri due paesi dell’ Europa mediterranea, Francia e Spagna, circostanza che sembra chiamare in causa abitudini di vita e una dieta, i cui effetti benefici sulla salute sono ampiamente riconosciuti.

All’altra estremità, a guidare la top delle nazioni in cui i problemi legati all’età si manifestano prima, lo Stato indipendente di Papua Nuova Guinea (il secondo dell’Oceania dopo l’Australia). I suoi abitanti sono quelli che “si portano peggio gli anni”, per dirla in parole semplici: nel 2017 avevano il più alto tasso mondiale di problemi legati all’età, risultato non inaspettato in un paese periodicamente devastato da maremoti e tsunami, flagellato dall’Aids, in un contesto di instabilità, insicurezza, corruzione. Insomma, vivere in zone del mondo molto diverse, essere più o meno esposti a varie insidie - diabete, ipertensione, broncopatie croniche, demenze, sovrappeso, sedentarietà, fumo, all’alcool e inquinamento - può comportare un divario di circa 30 anni tra età biologica ed età anagrafica.

In Italia dunque, un 75enne dimostra biologicamente 65 anni per quanto riguarda i DALY accumulati e la bassa quantità di effetti “negativi” correlati all’età. Ma sulla differenza tra età biologica e anagrafica non incidono solo patologie e mali vari. Gli autori dello studio avvertono che i problemi di salute che aumentano con l’età vanno oltre la malattia vera e propria e riguardano deterioramento cognitivo, emozionale e funzionale. Cosa che, sembra di capire, rende necessario abbandonare la malattia come punto focale delle cure mediche che non dovrebbero essere dirette alla sola diagnosi, trattamento o prevenzione di singole malattie, ma piuttosto all'identificazione e al trattamento di tutti i fattori biologici e non biologici modificabili, dato il mutato spettro di salute.

Lo studio suggerisce qualche riflessione senza pretesa di scientificità. Che in Italia il divario tra età anagrafica ed età biologica sia cresciuto nelle ultime generazioni, appare evidente anche ad un’osservazione superficiale, sfogliando le raccolte di foto di famiglia degli anni Trenta e Quaranta: un sessantenne di oggi non sembra solo più giovane del nonno o del prozio della stessa età, ma è in realtà più giovane: non solo può contare su una speranza di vita più lunga, ma in più anni da vivere in buona salute.

Lo studio pubblicato da Lancet ha suscitato naturalmente interesse e curiosità intorno al mondo. Ma ha anche proposto all’attenzione di autorità sanitarie, responsabili di politiche di salute pubblica questioni cruciali, tra cui quella dalla valutazione del ritmo con cui l’invecchiamento contribuisce al deterioramento della salute. Commentando i risultati, l’autrice principale dello studio, Angela Y. Chang, ha richiamato i leader dei governi dei vari Paesi a tenere in conto la portata - sull’economia e sulla società - degli effetti negativi dell’invecchiamento: pensionamenti anticipati, contrazione della forza lavoro complessiva e una spesa sanitaria più elevata.

Ma, naturalmente, attraversare gli anni ‘anagrafici’ in buona salute non è faccenda che riguardi solo i pur necessari interventi di protezione e promozione della salute e di prevenzione delle malattie ( primaria e secondaria , screening medici , tra gli altri) . Per assicurarsi più anni di vita in salute e migliorare la condizione dell’età biologica, a dispetto di quella anagrafica, gli italiani possono fare ancora meglio, diventando “medici di sé stessi” . Adottando stili di vita sani. Individuati già nel Medioevo dalla più antica Scuola medica al mondo, quella di Salerno che nel Regimen Sanitatis richiama alla moderazione (cibo, vino, stress, diremmo oggi): Se vuoi sano ognor serbarti /Le rie cure da te scaccia /Di frenar 1’ ira procaccia / Sia nel ber e nel mangiar parco /Quando al cibo hai chiuso il Varco / Lascia il desco, e il corpo avviva /Del meriggio il sonno schiva /Mai non stringere a fatica /l’intestin nè la vescica /Tutto ciò se ben mantieni / Di’ vivrai lunghi e sereni /Se non hai medici appresso / Farai medici a te stesso /Questi tre: mente ognor lieta, dolce requie e sobria dieta.

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