«Con le carezze facciamo opposizione»

Fiorella Mannoia parla del nuovo cd “Personale”, al centro del tour che il 3 agosto arriverà in Sardegna per Dromos

«Con le carezze facciamo opposizione»: Fiorella Mannoia sceglie un verso scritto da Luca Barbarossa nel brano “L’amore al potere” per sintetizzare il senso del suo nuovo disco, “Personale”. L’album è uscito ieri e sarà al centro del tour della cantante che partirà il 7 maggio a Firenze a arriverà in Sardegna il 3 agosto, a Oristano per il festival Dromos. «Il disco – spiega Mannoia – è una raccolta di storie interpretate attraverso la musica e di storie raccontate attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica». Per la prima volta, infatti, Fiorella ha deciso di abbinare un’immagine a ogni canzone, selezionando le più adatte tra quelle da lei scattate negli ultimi due anni, da quando cioè ha scoperto la passione per la fotografia. Ma nel cd a parlare sono soprattutto le canzoni. E lo fanno in puro stile Mannoia, vale a dire senza paura di esporsi, anche per poi dire «mi sono sbagliata». È il caso del suo iniziale appoggio al Movimento 5 stelle, da cui ha preso le distanze dopo l’esperienza di governo con la Lega di Salvini: «Pentita? Non mi pento mai di espormi. Posso sbagliare e non è la prima volta che lo faccio, ma non c’è pentimento nella speranza. Sono più arrabbiata che pentita».

E basta scorrere i titoli delle canzoni raccolte nel nuovo album (“Il peso del coraggio”, “Imparare a essere una donna”, “Resistenza”, “L’amore al potere”) per capire che Mannoia non ha deposto i panni della combattente, titolo del suo album precedente. «Come artisti – dice – abbiamo il dovere di bilanciare il troppo astio, l’acredine, la mancanza di compassione. E l’unico modo per fare da contraltare a ciò che succede è rimettere in circolo l’amore, che non è una parola buonista».

“Personale” è, in sostanza, proprio un disco d’amore. D’amore che attende, come la “Penelope” immaginata da Ivano Fossati, d’amore come rivoluzione (“L’amore al potere” di Luca Barbarossa), di amori finiti (“Un pezzo di pane” e “Smettiamo subito”), legami violenti (“Carillon” di Federica Abbate e Cheope) e di altri che sciolgono anche l’acciaio (“L’amore è sorprendente” di Bungaro, Chiodo e Mannoia). E di amore per la vita, che va affrontata sul campo e mai dagli spalti, senza risparmi, per “Imparare a essere una donna”. Soprattutto alle donne va il pensiero di Mannoia: «Non pensavo che dovessimo di nuovo difendere i nostri diritti. Basta pensare al raduno pro family di Verona: sembra di essere tornati al Medioevo. E però c’è una reazione. In piazza lo scorso 8 marzo ho visto tante donne ma anche tanti uomini. E poi tanti giovani, ragazzi come la protagonista di “Anna siamo tutti quanti”, altra canzone del mio album. Giovani disillusi dalla politica, ma con degli ideali. Ecco, in mezzo a tutta questa delusione sento dei focolai di ribellione, sento che si sta muovendo qualcosa che era fermo da troppo tempo, che si sta risvegliando un senso civico». Anche per questo Mannoia ha deciso offrire uno spazio, nel suo disco, al giovane cantautore napoletano Antonio Carluccio e alle sue “Creature” dal destino
segnato come quello dei tantissimi giovani che vivono ai margini di una società che li esclude. Una canzone che corrisponde in pieno al Mannoia-pensiero: «I problemi non si risolvono con la forza, ma con la giustizia sociale». Un “Personale”, dunque, molto molto politico.



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